C a t a n i a C u l t u r a . c o m

LE LEGIONI ROMANE IN YEMEN E LA VERA IDENTITA' DEI RE MAGI EVANGELICI (seconda parte)
di Ignazio Burgio.

Una pagina di storia antica poco conosciuta – il tentativo da parte di Ottaviano Augusto di conquistare la parte meridionale della Penisola Arabica, la cosiddetta “Arabia Felix” - potrebbe forse contribuire a far luce su alcuni episodi legati alla nascita di Gesù, tradizionalmente classificati dagli storici come leggendari. Essi potrebbero invece inserirsi all'interno di un quadro storico di conflitti e congiure ai danni del re dei Giudei Erode da parte dei Farisei e delle popolazioni arabe capeggiate dalla famosa città di Petra. Sullo sfondo, oltre che l'insofferenza del popolo giudaico, anche ingenti interessi commerciali danneggiati dalla politica romana in Oriente.

Erode Se negli anni successivi alla spedizione di Elio Gallo, il Regno dei Sabei veniva ancora chiamato “Arabia Felix”, i suoi mercanti non dovevano essere per nulla soddisfatti. I loro guadagni si rivelavano di anno in anno sempre più ridotti a causa della forte concorrenza dei mercanti romani, ed anche i traffici via terra si presentavano dimezzati, poichè andava prendendo sempre più piede il progetto di Augusto di trasportare le preziose merci orientali sulle navi. Dunque anche gli intermediari lungo la via arabica, ed in primo luogo i Nabatei dell'importante scalo di Petra si videro di colpo in crisi. In questa città tutto il potere era ormai nelle mani di Silleo – l'inetta, o astuta, guida della spedizione di Elio Gallo – che di fatto ormai sostituiva nel governo il vecchio e malato re Obodas (o Obada). Intorno al 12 a. C. con astuzia diplomatica costui cercò di imparentarsi con Erode chiedendo la mano di sua sorella Salomè (omonima ma non identica alla famosa danzatrice evangelica). Silleo facendo esplicitamente presente al re di Gerusalemme che egli era di fatto il padrone di tutta l'Arabia, probabilmente cercava di legarlo a sè in una alleanza anti-romana. Ma pur essendo d'accordo la sorella di Erode, la proposta di matrimonio non andò a buon fine poichè il re dei Giudei pretese che l'uomo più importante di Petra si sottoponesse alla circoncisione e si convertisse alla religione ebraica. Poichè per Silleo questo avrebbe significato anche una sottomissione politica ad Erode, egli rifiutò, e da quel momento dimostrò tutta la sua ostilità nei confronti del sovrano di Gerusalemme. Si rifiutò infatti di rimborsare a Erode un grosso prestito, e diede anche protezione ad alcune bande di briganti che facendo irruzione nei territori del Regno di Giuda saccheggiavano le città di confine.
Nel 9 a. C. Erode dopo averne chiesto l'autorizzazione alle autorità romane in Siria portò il suo esercito entro i territori nabatei per punire i responsabili di quei saccheggi e tentare di recuperare i suoi soldi, ma scontratosi con l'esercito di Petra uccise 25 soldati arabi ed il loro comandante, Nabokos. Silleo che in quel momento era a Roma ed appena entrato in confidenza con Augusto, ne approfittò per esagerare di molto ciò che era accaduto, portando a 2.500 le perdite fra l'esercito nabateo e accusando Erode di aver oltraggiato lo stesso re Obodas. Se il piano di Silleo era quello di scardinare l'amicizia e la fiducia dell'imperatore di Roma nei confronti del sovrano di Gerusalemme, temporaneamente ci riuscì poichè Augusto credendo alle sue parole diventò furibondo e spedì ad Erode una lettera piena di tuoni e fulmini ! Ottaviano era infatti preoccupato che in seguito a quella crisi potesse venir meno l'alleanza dei Nabatei di Petra con Roma: la stabilità mediorientale era infatti di vitale importanza contro la minaccia dei Parti ad Oriente, i quali non chiedevano altro che Erode o gli Arabi di Petra con i loro problemi interni ed esterni spianassero loro la via verso il Mediterraneo. Augusto era poi adirato anche per la situazione venutasi a creare nel frattempo proprio a Petra. Il vecchio re Obodas era infatti morto e sul trono era salito il suo parente Areta, proprio l'ex-governatore della parte meridionale del regno nabateo che aveva dato assistenza ad Elio Gallo nella sua sfortunata spedizione contro il regno di Saba. Il nuovo sovrano tuttavia non aveva atteso che Ottaviano gli desse il suo consenso, essendo il regno di Petra uno stato vassallo di Roma (proprio come il regno di Giuda), forse perchè l'improvviso vuoto di potere era da costui giudicato pericoloso in una situazione di tensione con Gerusalemme. Tanto Areta quanto Erode dovettero faticare non poco per chiarire la situazione e screditare a loro volta Silleo, il quale fu anche riconosciuto colpevole di aver avvelenato il vecchio re Obodas per poterne prendere il suo posto come sovrano di Petra. Da Augusto fu allora obbligato a tornare in Arabia per onorare il suo debito col re di Gerusalemme. Il padrone di Roma alla fine autorizzò anche Areta a sedere sul trono di Petra, anche se controvoglia, poichè non avendo troppa simpatia per quel pretendente aveva pensato di far governare l'Arabia dal re dei Giudei. Se tornò sulle sue decisioni fu perchè Erode aveva anche grossi problemi interni, non solo nel suo regno ma nella sua stessa reggia in quanto per una macchinazione di suo figlio Antipatro era convinto che altri due suoi figli, Alessandro e Aristobulo, stessero complottando per ucciderlo. Questi erano i figli della sua prima moglie Mariamme – in precedenza condannata a morte dallo stesso Erode – e dunque designati a succedergli. Come la loro madre erano gli ultimi discendenti della famiglia degli Asmonei, i precedenti sovrani di Gerusalemme, e su di loro facevano affidamento tutti i sudditi della Giudea per un governo migliore quando sarebbe venuto a mancare il loro dispotico genitore. Erode infatti non era assolutamente amato dal suo popolo, perchè lo opprimeva con pesanti tasse, perchè appariva di costumi troppo ellenizzati di fronte al tradizionalismo giudaico, e poi perchè non era nemmeno interamente ebreo dal momento che la madre Cipro era araba. Al culmine della paranoia – abilmente sfruttata e alimentata dal suo figlio cadetto Antipatro che aspirava alla successione a danno dei suoi fratellastri – alla fine Erode nel 7 a. C. condannò a morte i suoi due figli Alessandro e Aristobulo, attirandosi ancor di più la disapprovazione e l'ostilità del suo popolo, ed in particolare del partito più tradizionalista, quello dei Farisei. Persino tra le fila del suo esercito serpeggiavano sdegno e riprovazione.
Pienamente consapevole di ciò in quello stesso anno il re dei Giudei, con una politica che anticipava quella degli imperatori romani dei secoli successivi, impose sistematicamente a tutti i suoi sudditi di giurare fedeltà a lui e ad Augusto. Ma più di 6000 Farisei si rifiutarono di farlo, ed Erode impose loro una forte multa, che in realtà venne pagata dalla moglie di suo fratello Ferora. I Farisei infatti avevano un forte seguito nella parentela femminile dello stesso Erode, e forti anche di questo, furono allora tra i promotori di una congiura tesa ad uccidere il sempre più paranoico monarca di Gerusalemme. Nel contempo si davano da fare per alimentare le voci della fine imminente del regno di Erode e dell'arrivo del Messia, anche allo scopo di guadagnare alla loro causa alcuni eunuchi vicini alla persona del sovrano, tali Bagoas e Karos. A questi, da veri e propri imbonitori, assicuravano che l'Inviato di Dio avrebbe loro restituito anche la capacità di procreare. Ma a tramare contro il re dei Giudei vi era anche Silleo che tornato a Petra non solo si era rifiutato di restituire anche un solo centesimo a Erode ma aveva provato a indebolire il partito filo-romano rappresentato dal re Areta eliminando alcune personalità influenti della “città di roccia”. A prezzo di molto denaro riuscì a corrompere una guardia del corpo di Erode di nome Corinto inducendolo ad uccidere il suo sovrano. Tentò anche di comprare l'appoggio di un personaggio importante del luogo, un certo Fabato, amministratore di una proprietà imperiale che Ottaviano aveva in Arabia. Come se non bastasse, a quanto pare anche altre importanti personalità arabe vennero coinvolte nel, o nei, tentativi di sbarazzarsi del sovrano giudeo, capitribù e amici dell'ambiguo Silleo, di cui Flavio Giuseppe, la fonte più importante a noi pervenutaci di questi eventi, ci dice molto poco, e quel poco in maniera contraddittoria (crf. Bibliografia e note).
I Magi da Erode Molte circostanze lasciano pensare insomma che il complotto ai danni di Erode coinvolgesse molte personalità e molte comunità della Penisola Arabica, poichè essendo il Regno di Giuda la chiave di volta di tutto l'equilibrio mediorientale, chiunque fosse diventato re al posto del paranoico tiranno avrebbe potuto imprimere una svolta decisiva in direzione di una maggiore libertà politica ed economica a vantaggio non solo della Palestina ma di tutta l'Arabia. Di sicuro molti personaggi stranieri - Arabi Nabatei, Arabi del Regno di Saba, forse anche emissari del regno dei Parti - arrivarono a Gerusalemme e dintorni in quel periodo. Non è escluso che fossero anche astrologi (ma quale persona colta non si interessava di astrologia a quei tempi in Oriente ?) che come molti vedevano nelle luminose e ripetute congiunzioni di Giove e Saturno del 7 a. C. un fausto presagio di un'imminente svolta dinastica sul trono di Davide. Forse non è senza significato che in qualche vangelo apocrifo, ed in un antico monastero copto in Egitto, i cosiddetti Re Magi vengano designati come sovrani degli Arabi (Melechior, Melchiorre), di Saba (Gaspar, Gaspare) e della Persia (Balthasar, Baldassarre), cioè tutti quei paesi danneggiati in qualche modo dagli interessi commerciali romani in Arabia e sull'Oceano Indiano. Sono tutti dettagli storici che, ovviamente, per ora possiamo solo supporre, liberandoli dal loro guscio di leggenda, e sperando magari in future sorprese archeologiche.
Dunque all'interno del quadro storico di quel periodo possiamo verosimilmente immaginare che questi veri o presunti astrologi-ambasciatori di vari paesi, giungano in quella fatidica circostanza a Gerusalemme per far sapere ai Farisei di essere dalla loro parte contro Erode. Quest'ultimo subodorando da ogni parte veri o falsi complotti si accorge della loro presenza in città, si incontra in incognito con loro – come secondo Flavio Giuseppe, Erode spesso era solito fare - per venire a sapere preziose informazioni. Gli emissari allora credendo che stia coi Farisei gli chiedono dove sia il candidato da insediare sul trono al posto del tiranno. Erode intuisce tutto e li indirizza verso Bethlem, villaggio probabilmente già da molti anni frequentato dai Farisei più in vista in ossequio alle profezie bibliche relative a questa località. Il re di Giuda, sotto mentite spoglie, vorrebbe magari aggregarsi a loro, ma è da solo, così reputa più prudente chiedere ai Magi di farsi rivedere al ritorno, e torna al suo palazzo ad allertare guardie del corpo ed esercito. Giunti a Bethlem i diplomatici-Magi in missione segreta si incontrano con i capi dei Farisei i quali alla ricerca di un sovrano ideale ben accetto al popolo hanno rivolto tutta la loro attenzione all'ultimo discendente più diretto della casa di Davide, ovvero secondo gli stessi vangeli, Giuseppe figlio di Giacobbe. Questi, insieme alla sua sposa Maria che ha da poco dato alla luce il suo bambino, in realtà considera la sua discendenza da Davide più una pericolosa eredità che un onore e preferirebbe vivere un'anonima vita da artigiano, forse anche più modesta ma perlomeno lontana dai guai, ed in primo luogo lontana dai Farisei di cui diffida. Condotti davanti ad una Sacra Famiglia sempre più perplessa, gli emissari-Magi portano in anticipo gli omaggi ed il riconoscimento dei loro rispettivi sovrani, oltre naturalmente ai ricchi doni tipici dei propri paesi d'origine. Poi dopo aver riferito ai capi dei Farisei del loro incontro all'andata con quello “strano personaggio”, messi in guardia escono dai territori di Erode senza dare nell'occhio.
Tornando a quello che realmente riporta Flavio Giuseppe, il paranoico tiranno di Gerusalemme intanto riceve conferma per altre vie dell'esistenza di un complotto ai suoi danni. L'amministratore romano Fabato in contrasto con Silleo e comprato una seconda volta anche da Erode finisce per rivelare a quest'ultimo tutti i pericoli che corre. Sostenuto dalla sorella Salomè, il furioso sovrano allora tortura Corinto, fa arrestare due importanti personalità arabe e uccide gli eunuchi corrotti, punendo nel contempo anche quanti della sua vasta parentela a corte sono collusi coi congiurati. Poi spedisce le sue guardie (a Bethlem ?) a menare strage fra i “più responsabili dei Farisei” - come ci informa lo stesso Flavio Giuseppe - insieme probabilmente alle loro famiglie e ai loro figli. Ma – come ci fa sapere l'evangelista Matteo - Giuseppe e la sua famiglia, che l'improvvisa visita dei Magi deve aver resi ancora più sospettosi e diffidenti, sono già sulla via dell'Egitto, diretti verosimilmente ad Alessandria, sede di una numerosissima colonia di ebrei, in cerca di quel tranquillo anonimato al quale aspiravano prima di venir trascinati per i capelli, in virtù della loro scomoda discendenza davidica, nelle trame politiche di tutti gli avversari di Erode.
Se sulla scorta di quanto si ricava dalle scarne informazioni che ci dà Flavio Giuseppe nel libro XVII delle sue “Antichità Giudaiche” ammettiamo che la ricostruzione appena delineata possa avere qualche fondo di verità, allora gli episodi dell'infanzia di Gesù riportati nel Vangelo di Matteo, potrebbero dunque uscire dalla leggenda per trovare una collocazione storica all'interno delle trame interne ed esterne alla nazione giudaica, volte ad eliminare al contempo l'oppressivo governo di Erode ed il dannoso protettorato romano sull'intera Penisola Arabica. O al contrario, le cose potrebbero essere andate in maniera diversa, come spesso succede nel caso di ipotesi basate su fonti sommarie e insufficienti. Resta un fatto comunque che nel periodo più probabile della nascita di Gesù – il 7 a. C. appunto, in base alle moderne correzioni cronologiche – il Regno di Erode e gran parte dell'Arabia erano continuamente agitati da intrighi internazionali, congiure e conflitti, interni ed esterni, sulla base, oltre che di interessi personali, anche di forti motivazioni politiche e commerciali, legate alla presenza romana in Medio Oriente.

BIBLIOGRAFIA ED OSSERVAZIONI.

Anderson, J. G. C. - I confini orientali durante il principato di Augusto – in: Storia del mondo antico Cambridge – Il Saggiatore/Garzanti – vol. VIII, cap. IV, p. 94-111.

Heichelheim, F. M. - Storia economica del mondo antico - Laterza - vol. V (pp. 1004-1008).

Walbank, F. W. - Commercio e industria nel tardo Impero romano – in: Storia Economica Cambridge, Einaudi, 1982 (p. 44 per l'entità degli scambi tra Roma e l'Oriente; cfr. anche p. 61).

Crainz, G. - Il commercio romano dentro e fuori i confini dell'impero – in: L'uomo e il tempo, Mondadori – vol. VII (pp. 151-157).

Mazzarino, S. - L'Impero romano – Laterza - vol. I (pagg. 81-82, sulle imprese di Augusto in Etiopia e nell'Arabia Felix); vol. II, p. 338, sulla missione diplomatica in Cina).

Flavio Giuseppe – Storia dei Giudei (Antichità giudaiche, libri XII-XX), Introduzione, traduzione e note a cura di Manlio Simonetti – Mondadori editore, cfr. libro XVII.
Il resoconto di Flavio Giuseppe sugli ultimi anni di Erode e sulle congiure, vere o presunte, a cui dovette far fronte pone molti problemi, anche perchè spesso in parecchi punti risulta in contraddizione con la narrazione dei medesimi episodi che fa nell'altra sua principale opera, “Le Guerre Giudaiche”. L'obbligo a tutti gli Ebrei di giurare fedeltà ad Erode e a Roma fu probabilmente messo in pratica nell'ultima parte dell'anno 7 a. C. La congiura sicuramente fu preparata entro l'estate dell'anno 6 a. C.(probabilmente in primavera, per approfittare dell'afflusso di ebrei forestieri a Gerusalemme in occasione della Pasqua Ebraica), poichè alla fine di questa il governatore della Siria Saturnino spedì a Roma gli Arabi coinvolti, per essere giudicati da Augusto, e nella cattiva stagione nessuna nave si avventurava in mare a quell'epoca. Circa la famosa "strage degli innocenti", non riportata da nessun altro testo antico all'infuori del Vangelo di Matteo, si può fare l'ipotesi che rientrasse nella rappresaglia contro i Farisei e le loro famiglie. Molti degli Ebrei più tradizionalisti potrebbero aver introdotto la consuetudine di far nascere i propri figli a Bethlem sperando che uno di loro potesse diventare il Messia (secondo le profezie bibliche era infatti destinato a nascere in quel piccolo villaggio). Erode e le sue guardie potrebbero dunque aver ucciso un certo numero di bambini anche per scoraggiare questa usanza ideologicamente eversiva: ovviamente questa è solo un'ipotesi non essendovi nè prove documentali nè testimonianze archeologiche di alcun genere.
Flavio Giuseppe nel libro XVII sembra alludere non ad una sola, ma a ben due congiure, contemporanee ma autonome, ordite l'una dai Farisei con gli eunuchi, l'altra da Silleo e gli altri capi Arabi con Corinto e Fabato, ma sembra inverosimile che gli uni non sapessero dei progetti degli altri. Quanto alla sorte di Silleo, anche lui pare che, dopo aver contribuito ancora ad una successiva congiura di palazzo tesa ad avvelenare sia Erode che suo fratello Ferora, alla fine sia stato giudicato e condannato dalla giustizia romana, ma mentre nelle “Antichità” risulta anche colpevole della morte di Fabato, nell'altra opera, “Le Guerre Giudaiche”, Flavio Giuseppe non dice che l'amministratore romano venne ucciso. Anche un altro dato riportato da Flavio Giuseppe rende perplessi gli storici, lì dove afferma che Silleo sarebbe stato condannato a morte da Augusto già al momento dello smascheramento del suo inganno relativo ai 2500 arabi che sarebbero stati uccisi da Erode (in realtà solo 25). Ma allora perchè sarebbe stato lasciato libero di tornare in Arabia per risarcire il re di Gerusalemme? Evidentemente molti dettagli dovevano essere ignoti allo stesso Flavio Giuseppe, il quale scrivendo cento anni dopo lo svolgersi di questi eventi si è trovato di fronte a notizie insufficienti e a volte contraddittorie.

Calabresi, S. - I personaggi del mistero: i re magi – in: www.acam.it

Nota. Le immagini fra il testo, di pubblico dominio, sono tratte dall'enciclopedia libera www.wikipedia.org

<<< Prima parte.

Questo articolo è stato inserito il 17 febbraio 2008.



VETRINA ARTICOLI RECENSIONI IL CAFFE' FORUM TECNICHE ALTRI SITI EXTRA