C a t a n i a C u l t u r a . c o m



FAI








       
LA PRIMA (META' V SEC. A. C.) E L'ULTIMA (44-36 A. C.) EMISSIONE DEGLI HENNAIOI IN GLORIA DI DEMETRA
di Giacomo Manganaro Perrone.
(articolo pubblicato su "SICILIA ANTIQUA", IV - 2007, Serra Editore, qui ripubblicato per gentile concessione dell'autore e dell'editore (sito: Libraweb.net).


Alla memoria di Giuseppe Burgio narese,
dotto antiquario, amico carissimo.


In questo articolo del Prof. Manganaro - già docente di Storia Greca e Numismatica all'Università di Catania - si accenna al problema che pone in Sicilia intorno alla metà del V sec. a. C. il passaggio dall’obolos di argento alla litra di argento, con valori inferiori di raccordo, al quale si è accompagnato un rincaro dei prezzi, anzitutto del grano, base della sussistenza, in corrispondenza dell’affermazione del regime “democratico” nelle poleis ormai libere. Quindi si presentano due emissioni di litra degli Hennaioi, con l’ etnico in caratteri arcaici con l’aspirazione iniziale del tipo aperto ( H ) – richiamando a confronto l’etnico inciso su un frammentario manico di Kerykeion con mezzo Chet , databile nel IV sec. a. C. – sulle quali è raffigurata Demetra, patrona di Henna, in atto di sacrificare, secondo il modello della Ninfa Himera sui noti tetradrammi imeresi, ovvero su un carro, probabilmente una biga apene. A riscontro si analizzano i quattro nominali della eccezionale emissione in bronzo, che ha inteso esaltare le divinità tutelari della città, in occasione della concessione del diritto latino, caratterizzata dalla legenda Mun(icipium) Hennae accompagnata dai nomi di duoviri, riferibili a genti romane plebee, collocabili piuttosto nel I sec. a. C. : per essa, rifiutando l’alta cronologia, 217-214 a. C. proposta da M. Caccamo Caltabiano, sulla base di confronti stilistici con le emissioni della Regina Filistide e della Soteira di Agatocle, si riafferma la cronologia entro il 44 - 36 a. C., periodo di controllo della Sicilia da parte di Sesto Pompeo ( si richiamano assi “dimezzati” dello stesso, di Ottaviano, di Atratino a Lilibeo e del Municipio di Henna a riprova di una contemporaneità ). Si presenta un campionario del ripostiglio di Megara Iblea ( IGCH, 2135 ), che si chiude con un esemplare abbastanza fresco del Municipio di Henna. In due lunghe note, 38 e 41, si evocano i problemi relativi alle ultime emissioni in bronzo di Katane e a quelle a legenda Hispanorum .

Moneta di Henna Sollecitato anche dall’ attuale sofferto fenomeno del passaggio all’ Euro (da una moneta di minore valore ad una più pregiata, anche se a livello di sottomultiplo), che naturalmente si inscrive in un contesto economico e politico particolare e ben diverso, in anni recenti sono tornato a meditare sulle ragioni della cessazione intorno alla metà del V sec. a. C. a Siracusa ( in cui da sempre vigeva il sistema metrologico della dracma attica di 4, 36 g ) (1), della coniazione dell’ obolos ( un sesto della dracma), caratterizzato al D/ dalla Testa di Aretusa, al R/ dalla figurazione di una ruota a quattro raggi, allusiva al carro agonale del D/ dei tetradrammi connessi, sostituito dalla litra ( un quinto della dracma ) (2), caratterizzata al R/ dal Polpo marino.
Nella Siracusa “ democratica”, in seguito alla cacciata degli xenoi ( intorno al 463 a. C. ), si verifica la comparsa nella Serie XII a-d Boehringer, da porre dopo la Serie XII e, quella del “ Damareteion”, secondo una felice intuizione di K. Jenkins (3), di emissioni di hexantes e di pentonkia ( Boehringer 371-373 Serie XII d), che preludono e si saldano alla emissione non più procrastinabile della litra, nella Serie XIII Boehringer.
Obolo e litra sono frazioni monetali in argento quasi equivalenti per peso ( specialmente nei tanti casi , in cui la seconda per un sistema improprio di coniazione risulta sottopeso ovvero usurata per la circolazione ), integrate in alcune zecche da sottomultipli del valore dello hexas ( dionkion, 0, 14 g circa), del tetras ( trionkion, 0, 20 g circa), del pentonkion e del hemilitron, i quali ebbero funzione di raccordo, permettendo conguagli e aggiustamenti tra oboli in circolazione e la succedanea litra.
Quest’ultima (4) fu coniata, senza alcun condizionamento da parte degli “ Indigeni”, sebbene il termine derivi dal lessico siculo-protoitalico ( libra ), per rispondere a nuove esigenze del mercato ( agora ) della città “democratica”.
Appunto, la fine del regime oligarchico e delle tirannidi avrà promosso nelle poleis siceliote una generale prosperità ( “ la Eudaimonia “ celebrata in Diod., 11, 72 ) : libero movimento di gente e maggiore circolazione delle merci e di monete nei mercati avranno provocato rincaro dei prezzi, anzitutto del grano, facendo esplodere l’inflazione.
Così per esempio, mentre prima per l’ acquisto di un medimno di grano ( o di orzo) era sufficiente un obolo, adesso bisognava disporre di una litra, e precisamente 6 hemihekta di grano-orzo valevano un hemilitron, come verosimilmente proclamano esemplari di questo valore di Himera e dei Leontinoi, caratterizzati al R/ da un chicco di orzo circondato da sei globetti (5).
Litrai in argento sono state coniate da mikrai poleis siceliote (6), alcune appena o male documentate nelle fonti letterarie, in verità tutt’altro che esaurienti, nel V sec. a. C., come Henna, Galaria, Piakos, Stielana, (S)ichana (7), altre nel IV sec., come Imachara, Longane, Abakainon, Herbita, Herbessos, Kimissa ( altronde ignota), (8) : solo per alcune risultano succesive emissioni in bronzo.
Monete di Henna Siffatte litrai , spesso attestate da qualche esemplare e generalmente con una circolazione conclusa nel territorio della città ( particolare di difficile accertamento), saranno state emesse in seguito ad un decreto della stessa, talora per celebrare l’ autonomia ( anche se non precisamente intorno al 461 a. C. , come nel caso di quelle di Camarina ), talora per esaltare la divinità poliade ( per alcune città la Personificazione del fiume locale ).
Una dispiegata funzione mercantile ( sempre implicita nella moneta coniata ) avrebbe comportato la integrazione del mikron kerma con una moneta pesante ( dracma, didrammo, tetradrammo ) anche di una città territorialmente prossima, capace di esercitare una egemonia politica ed economica : basta richiamare il caso di Camarina, che per almeno un ventennio emise dal 461 a. C. abbondanti serie di litrai , le quali debbono aver confluito nella circolazione con i tetradrammi della prossima “egemone” Gela , anzitutto del Gruppo III Jenkins, che pure era accompagnato da copiose serie di litrai (9).
Piuttosto “isolate” restano quelle di una città periferica, a ridotto potenziale economico e politico, come Henna, per la quale sono attestate due emissioni connesse di litra, databili intorno alla metà del V sec. a. C. .
Moneta di Messana Una, conosciuta in due esemplari (10), è caratterizzata al D/ dalla Testina coronata di spighe di Demetra, al R/ dalla stessa dea stante di prospetto, con la Testina girata alla sua sinistra, vestita con chiton ed epiblema, che impugna nella destra una fiaccola al di sopra di un altare quadrato, con la testata larga, a destra la legenda integrabile HENNAION ( Figg. 1 – 1 a).
L’altra emissione, attestata da 17 esemplari, dei quali 3 ( 4 ) bucati (11), presenta al D/ Demetra con un mazzo di spighe nella destra, stante sul carro volto a destra, sopra una linea di esergo, al R/ la stessa dea stante di prospetto, con la Testina girata alla sua destra, vestita di chiton e di epiblema , di cui due estremità pendono al centro di ciascun braccio allargato, la quale impugna con la destra una fiaccola, pare, al di sopra di un altare quadrato, con la testata larga, intorno la legenda HENNAION ( Fig. 2 - 2 a- 2 b).
Il tipo del R/ delle due emissioni è ispirato chiaramente da quello della Ninfa Himera stante del R/ dei noti tetradrammi imeresi : Jenkins (12), che ignorava l’esemplare edito da Cammarata, dopo attenta analisi, oltre a proporne una datazione nel 450/440 a. C., ha escluso una passiva imitazione da parte dell’ incisore ennese sia per il R/ che per il tipo di carro, definito quadriga.
Pur non avendo potuto esaminare un esemplare della litra ennese di ottima conservazione, io sarei propenso a identificare nel carro una biga, come è quella guidata da Pelope sul D/ del noto tetradramma imerese, anzi del tipo mulare ( apene ), costantemente raffigurata sul R/ dei tetradrammi di Messana : il particolare rilevato da Jenkins, che i raggi della ruota del carro ennese sono sempre disposti “diagonally”(13), si ripete sistematicamente su questi ultimi (14) ( Fig. 4 ).
Monete di Henna Appare più che probabile l’impiego dell’ apene, un carro tipicamente rurale (15), in una città a vocazione e impianto agrario, come Enna, come altresì che sul R/ della suddetta litra ennese Demetra fosse raffigurata alla guida di un carro del genere.
A siffatte piccole monete di argento di Enna si sarà attribuito anche un significato religioso-apotropaico, se è vero che sono state usate a guisa di “medaglia di protezione”, da appendere al collo : così spiegherei la circostanza che dei 17 esemplari a me noti della seconda emissione ben 3, se non 4, risultino “ bucati” ( Figg. 3 a-b) (16).
D’altronde a Enna, come a Siracusa, dovevano celebrarsi fin dal V sec. a. C. solenni festività, che comportavano richiamo di gente nel mercato cittadino ( panegyreis )(17).
Sopra un frammento metallico a sezione rettangolare, coperto di incrostazioni ed eroso, di cui conservo una vecchia foto sbiadita ( Fig. 5 ), mi è parso di leggere una iscrizione, incisa debolmente in senso destrorso, dall’ alto in basso, monca a destra, composta di 7 lettere dell’ alfabeto greco, e cioè : I-ENNAIO[--].
Nell’ ultima lettera, anche se monca, va certamente identificato un omicron.
Fibbia con il nome I-ENNA Grazie al confronto “autoptico” con il Kerykeion dei Rheginoi, rinvenuto a Civita ( Paternò), pubblicato da tempo (18), che ho rivisto esposto in una vetrina della Mostra recentemente promossa a Catania dalla Regione Siciliana, sul manico del quale ( Figg. 6 - 6 a ), dal basso verso l’ alto, si legge PÊCINON, il frammento suddetto può avere costituito il manico di un Kerykeion, sul quale era inciso I-ENNAIO[N DAMOSION] (?).
Questo andrà aggiunto ai sette del genere noti per la Sicilia (19), a parte quello di Rhegion, e si rivela interessante anche per l’impiego del segno di aspirata del tipo a mezzo chet, a fronte del tipo intero H nella legenda HENNAION delle litrai ora illustrate ( Figg. 2; 3 a ).
Quest’ultimo segno, al pari del tipo chiuso ( talora senza il trattino intermedio) risulta ampiamente documentato in iscrizioni in Sicilia (20), e va datato anteriormente al tipo a mezzo chet, come lascia concludere l’esame della legenda HIMEPAION sui tetradrammi e didrammi con la Ninfa stante al R/, la quale solo in qualche esemplare databile intorno al 410 a. C. inizia col mezzo chet ( Fig. 7 ) (21).
Pertanto, il supposto kerykeion di Henna potrebbe essere datato nel IV sec. a. C., oltre che per i caratteri epigrafici poco curati, per l’impiego di quest’ultimo segno, il quale in Sicilia a mia conoscenza risultava finora :
Monete di Henna I° sul tetradramma imerese richiamato ( Fig. 7 );
II° in una tavoletta di piombo, presumibilmente da area agrigentina e databile a fine V- IV sec. a. C., sulla quale è registrato il contratto tra un certo Archon, fornitore di statue e arredi sacri, e il santuario di una Theos, laddove si legge, dopo la revisione, a lin. 5 , Lítras I-íkati òfélei tãi Teõi, kaì I-à àdelfe(à) 'Árconos. (22);
III° in una tavoletta frammentaria da Palma di Montechiaro, in zona agrigentina, in cui si dichiara che un certo deposita (parkatatítetai) un talento (?) presso il santuario di Eracle,[?'Acó]rhtos [?tálan]ton pàr tõi I-hrakleî. ( 23);
IV° su alcuni cippi funerari a Lipari, databili intorno al IV sec. a. C., su uno dei quali è inciso l’etnico Eùtumískos I-eleátas ( 24).
In Magna Grecia il mezzo chet è attestato in iscrizioni di Taranto e della sua colonia Eraclea, fondata nel 433 a. C. , e anche a Cuma, Metaponto e Locri (25).
Se ne ritrova uno sporadico impiego in area “metropolitana”, nel Peloponneso, ad es. a Epidauro in una dedica ad Asclepio, incisa su un vaso frammentario di bronzo ( 26) e ad Olimpia su una tavola di bronzo con disposizioni giuridiche (27).
La monetazione di Enna, fondata a metà del VI sec. a. C. da pionieri partiti da Siracusa, ma prevalentemente provenienti dal Peloponneso, anzitutto da Corinto, dal cui santuario sull’ Acrocorinto il culto per Demetra fu certamente trasferito nell’ impervio centro siciliano, dove era una fontana Ennaía (28), è caratterizzata dalla celebrazione di culti cittadini, anzitutto di Demetra, Kore, Triptolemos, e anche di Hermes e di Dioniso (29).
Ultima è una emissione in bronzo, eccezionale e senza confronti in Sicilia, composta di 4 nominali ponderalmente collegati (30), ognuno dei quali evoca culti della città :
I° un grosso bronzo, che oscilla tra 22, 93 / 29, 04 / 18, 20 / 17, 25 / 15, 63 g, con una media ponderale su 18 esemplari di 17 / 18 g , caratterizzato al D/ da una grande Testa, coronata di spighe, con velo fin sulla nuca, volta a sinistra, ovviamente di Demetra, la legenda lungo il profilo in senso antiorario M. CESTIUS, a destra dietro la nuca in senso orario L. MUNATIUS, al R/, sotto la legenda MUN. HENNAE, una quadriga a destra, con i cavalli scalpitanti, guidati da una figurina dritta ( Hades ), di cui la testa è incorniciata dalla clamide svolazzante ad arco, nell’ atto di afferrare una figurina ( Kore ), già sul carro ( Fig. 8 ) ;
II° un bronzo pesante circa la metà del precedente, tra 10, 30 e 6, 60 g, caratterizzato al D/ da una Testa femminile a destra, che reca orecchino pendulo e collana al collo, con chiome tirate all’indietro e annodate sulla nuca, dietro la quale non si nota il culmine della faretra, per cui l’identificazione come Artemide non è pacifica ( alcuni hanno proposto Proserpina ) (31), a destra in senso orario MUN. HENNA, al R/ entro un perlinato appare una figura stante a sinistra, con clamide sulla spalla sinistra, identificata come Triptolemos, preceduta a sinistra dalla legenda, in senso antiorario, M. CESTIUS, che continua a destra, dal basso, L. MUNATIUS II VIR ( Fig. 9 – 9 bis );
III° un bronzo pesante la metà del precedente, tra 5 e 3, 50 g, caratterizzato al D/ entro un perlinato da una Testa di Dioniso a destra, coronata di edera, preceduta a destra dalla legenda ( in molti esemplari fuori conio ) MUN. HENNAE, al R/ da un toro cornipeta a sinistra, con la testa frontale e coda alzata ad arco (32), sopra il quale in alto la legenda M CESTIUS, in esergo L. MUNATIUS ( Fig. 10 );
Monete di Henna IV° un bronzetto pesante la metà del precedente, tra 2,16 e 1, 90 g, caratterizzato al D/ da una Testa a destra, verosimilmente di Apollo, preceduta sul margine destro dalla legenda MUN. HEN ( spesso fuori conio o troncata di lungo), al R/ appare un cigno dal collo lungo a destra, in alto M. CES e, in senso orario, L. MU. II VIR ( Fig. 11 ).
Le divinità evocate su ognuno dei 4 nominali erano già state celebrate su precedenti emissioni in bronzo di Henna (33), che risultano in genere usurate per lunga circolazione, distribuibili tra metà del IV sec. e il III sec. a. C., probabilmente prima del 214 a. C., quando L. Pinarius , prefetto della guarnigione romana che presidiava il castello di Henna, onde dissuaderne i cittadini di passare dalla parte punica, ne massacrò 600 riuniti nel teatro ( 34).
Questa emissione del Mun(icipium) Hennae è stata datata, dacchè Cuntz identificò il duoviro L. Munatius (35 ), nel periodo 44- 36 a. C., durante il dominio in Sicilia di Sesto Pompeo, il quale avrà confermato alle città passate sotto il suo controllo il Jus Latii , che implicava l’elevazione di ciascuna di esse a municipium , già attribuito da G. Cesare (36).
Questa datazione è parsa confermata da un ripostiglio rinvenuto nel 1949 a Megara Iblea ( conservato nel Museo arch. di Siracusa, invv. 87438- 87484 ) di 47 monete di bronzo siceliote, assai circolate, ma per nulla “ uniformemente usurate”, come ha affermato la Caccamo Caltabiano (37) : basta osservare le illustrazioni presentate a Tav. A, 1- 11, già da me pubblicate (38).
Il ripostiglio include :
1 esemplare circolato di Rhegion, inv. 87442, 6, 45 g ( BMC, Italy, p.383,104 )(Tav. A 1);
39 esemplari assai logori di Siracusa , cioè in ordine
1, inv. 87445, 9, 80 g, tipo SNG, Muenchen, Sikelia, 1472;
11, invv. 87446-87456, 8, 35; 9, 40; 7, 95; 7, 60; 6, 70; 5, 40; 7,40; 8,00; 7, 35; 5, 25 g ( Tav. A 2 ); 7, 00 g , tipo SNG, Ibid. , 1478;
Monete dal ripostiglio di Megara 6, invv. 87457- 87462, 6, 90; 8, 75; 9, 50 g ( Tav. A 3 ); 5, 85; 6, 65; 7, 50, g, tipo, Ibid., 1485; 21, invv. 87464- 87484, 7, 95; 8, 40; 7, 10; 6, 35; 7, 35; 6, 86; 7, 15; 13, 65 g ( Tav. A 4 ); 6, 75; 6, 60; 6, 70; 7, 60; 9, 00; 7, 05; 8, 00; 9, 10; 7, 85; 7, 84; 8, 15; 7, 75, g, tipo, Ibid., 1496 ;
2 esemplari dei Leontinoi, invv. 87444 e 87463, 9, 50; 8, 24 g ( Tav. A 5-6 ), tipo SNG, Ibid. 572-573 ;
4 esemplari di Katane, di cui due , tipo SNG, Ibid. , 470, invv. 87440-441 7, 25; 8, 60 g , assai logori ( Tav. A 7-8 ), e due, tipo Ibid., 478, inv. 87438-39, 8, 20; 8, 80 g ( Tav. A 9-10 ), leggibili (39) ;
1 esemplare Mun. Hennae , l’ esemplare più fresco, inv. 87443, 7, 80 g ( Tav. A 11 ), tipo Ibid. 247 .
Il seppellimento di questo ripostiglio a Megara Iblea si spiega bene nel corso della conquista violenta intorno al 40 a. C. da parte delle bande di Sesto Pompeo di Siracusa, nel cui territorio era inclusa l’antica Megara Iblea (40).
Va subito messo in rilievo che tra l’esemplare fresco ennese e soprattutto un gruppo di bronzetti assai logori di Siracusa e dei Leontinoi ( non identificati da Villard ) deve intercorrere un certo spazio di tempo : questi ultimi debbono avere iniziato a circolare contestualmente all’incirca con le povere emissioni emesse, negli anni 136-131 a. C., dal capo degli schiavi ribelli a Henna e città vicine, Euno, il quale, per suggestione della figura carismatica del re Antioco di Siria, sua terra di origine, ne assunse il nome e appose sulle sue monete di bronzo il titolo di Basileus Antiochos e con le prime emissioni Hispanorum , che dovrebbero essere state coniate in varie fasi, fino ad arrivare agli anni di Sesto Pompeo (41).
Se l’esemplare fresco ennese del suddetto ripostiglio dovesse essere datato intorno al 214 a. C., come ha proposto M. Caccamo Caltabiano ( C. C. ) già un ventennio fa e ribadito recentemente (42), si verificherebbe anzitutto lo scompiglio delle emissioni di bronzo di Siracusa, corrispondenti a quelle, assai usurate, presenti nel ripostiglio, che verrebbero proiettate entro il III sec. a. C., prima del 217-214 a. C. .
Appunto, l’esimia studiosa ha reiterato la datazione della serie dei quattro nominali del Mun. Hennae all’inizio della Seconda guerra punica, tra il 217 e il 214 a. C., rilevando affinità stilistiche tra alcune figurazioni della medesima ed emissioni geroniane ed agatoclee : la Testa di Demetra ennese, di cui non può essere ignorata l’assenza di rilievo, è stata esaltata alla luce di quella fascinosa della Regina Filistide, modellata sulla Testa di Berenice (43), e la Testa femminile del nominale medio, senza esitazione identificata come Artemide, è stata confrontata anche per affinità stilistiche con la Testa di Artemide Soteira dei bronzi agatoclei (44).
A proposito della Testa di Dioniso coronata sul D/ del terzo nominale ennese la medesima studiosa ha additato nel S C de Bacchanalibus del 186 a. C. un terminus ante quem, disconoscendo il significato puntale e locale del provvedimento romano (45).
Datare una emissione monetale piuttosto sulla base di affinità tipologiche e di stile ( per il quale si può formulare un giudizio, che spesso è piuttosto del tutto soggettivo ), è oltremodo pericoloso (46).
Reiterando la tradizionale datazione della serie ennese, io avevo osservato “ che l’incisore della stessa può essersi ispirato a statue cultuali esistenti nella città di Enna o ad un repertorio iconografico “ (47), ma la C. C. ha replicato meravigliandosi che “ tale repertorio sia stato limitato a modelli siracusani di un periodo ben definito” (48).
Aggiungerei, accogliendo una suggestione di A. Pinzone, oggi il migliore storico della Sicilia romana, che con estremo garbo aveva osato contrapporsi, adducendo argomenti decisivi (49), alla tesi della collega messinese, la quale non ne ha tenuto conto (50), che potevano risalire a prototipi statuari in Siracusa, tanto le figurazioni monetali della Filistide geroniana e della Soteira agatoclea, che le statue cultuali di Demetra, Kore e Trittolemo, di cui Henna si gloriava.
Una dedica posta a Roma dal console Marcello nel 211 a. C., dopo il trionfo de Siculis , sulla base, che sosteneva una qualche statua predata a Enna, M. Claudius M. f. consol, Hinnad cepit, (51), offre una testimonianza sicura di statue presenti a Enna, degne di essere portate a Roma.
Monete di Henna Cicerone ( 52 ) dichiara che davanti al santuario di Henna sorgevano la statua di Demetra - quella che teneva sulla mano protesa una statuina di Nike ( fatta asportare da Verre ), raffigurata in una emissione di bronzo (53) - e la statua di Triptolemos (54), rappresentata sul R/ del secondo nominale, che al D/ presenta la Testa di Proserpina ( piuttosto che di Artemide ) con orecchino ( Figg. 9 - 9 bis), e altresì su una più antica moneta ennese, sul cui R/ appare l’aratro tirato da due serpenti ( Fig. 12 ) .
Per questa figura di Triptolemos il confronto migliore si ritrova ad es. in quella del fiume Crysas stante sulla emissione di Assoro a legenda latina (55) : nell’ orizzonte della Siracusa post-.geroniana non è dato segnalarne alcuno.
Era verosimilmente di tradizione artistica alessandrina, affermatasi a Siracusa, e forse opera dello scultore Mikion siracusano (56), una statua della Regina Filistide, che mi piace suppore innalzata per volere di Gerone II, che avrebbe istituito a Siracusa il culto per Filistide, assumendo a modello verosimilmente una statua dedicata da Tolomeo III Evergete alla Basilissa Berenike, fatta oggetto di culto (57), e che fu celebrata sulle monete di oro, alle quali quelle di argento di Filistide si rifanno.
D’altra parte non si può escludere che monete con i tipi della Soteira e di Filistide possano essere stati presenti all’ incisore ennese nel 44 a. C., a distanza di oltre due secoli : Pinzone ha richiamato un esempio di revival , segnalato in A. Holm, della cui opera, anche se ormai datata e non scevra di errori, sovente imputabili al traduttore italiano, a ragione il nostro amico si rivela lettore attento, cioè la imitazione sul R/ dell’ As emesso nel 112/ 111 a. C. dal monetiere Cn. ( Cornelius ) Blasio (58) del tipo della Nike, che innalza il trofeo ( Fig. 14), che caratterizza il R/ del tetradramma agatocleo con la Testa di Kora al D/ ( BMC, Sic., p. 195, 378 ) : se non ricordo male una moneta di bronzo della Soteira è stata rinvenuta in Svizzera in un contesto romano, ovviamente essa era stata conservata come amuleto .
Per una adeguata interpretazione della emissione ennese in esame, senza dubbio eccezionale, perché si compone di 4 nominali, che vanno definiti rispettivamente asse, semisse, quadrante e uncia, inserendosi in un contesto ormai romano, bisogna ricercarne confronti metrologici e tipologici di tradizione romana.
Il primo nominale – che per la larghezza della Testa di Demetra potrebbe confrontarsi con la larga Testa della Vittoria sul D/ dell’ Asse emesso nel 45 a. C. da Clovio, prefetto di Cesare ( Crawf. 476 /1 a ) ( Fig. 15 ) - ponderalmente si incontra non solo con l’ asse bronzeo di Sesto Pompeo, emesso in Sicilia (59) e con quello di Ottaviano, firmato ai lati della Testa dello stesso CAESAR – DIVI. F. e al R/ ai due lati della Testa di Cesare DIVOS – IULIUS (60), ma anche con la emissione di Lilibeo a legenda in greco, caratterizzata al D/ da una Testa velata “ demetriaca”, volta a destra, inscritta entro un triangolo allusivo alla Sicilia, e al R/ dal tripode col pitone e intorno i nomi di Atratinos e Pythion in greco ( certamente quali duoviri del municipio latino ) ( Fig. 16 ), priva di sottomultipli e della formula di municipio (61).
Di tutte e tre queste emissioni, databili senza esitazione tra il 44 e 36 a. C., in Sicilia sono stati rinvenuti esemplari anche “dimezzati” ( onde ottenere due semissi ), come altresì è emerso qualche esemplare “dimezzato” del nominale maggiore del Mun. Hennae (62) : il fenomeno del dimezzamento di monete nella Sicilia antica è di norma compatto e ristretto in pochi anni (63).
Il terzo nominale ennese con Testa di Dioniso coronata al D/ trova una innegabile affinità anche per il taglio stilistico nel D/ del denarius di C. Vibius Pansa ( Figg. 17 - 17 bis ), databile nel 48 a. C. (64) : oserei pensare che i conii della bella serie municipale di Henna siano stati preparati da un qualche incisore di cultura siceliota, al servizio di Sesto Pompeo, che emise in Sicilia intorno al 42/ 40 a. C. serie di denari, tra i quali uno caratterizzato al R/ dalla scena, un poco affastellata ( tale appare anche quella del rapimento di Proserpina sul R/ del primo nominale ennese), dei Pii Fratres di Katane, ai lati di Nettuno stante (65).
Infine per il quarto nominale col cigno, per il peso e per la Testa di Apollo, un qualche confronto può ritrovarsi nelle due ultime emissioni di Centuripe ( la seconda con legenda latina CEN/TUR ) (66), ma nulla evoca l’orizzonte della Siracusa post-geroniana.
I duoviri del Mun(icipium) Hennae recano gentilizi romani attribuiti loro da due patroni, influenti nella città, rappresentanti di genti plebee ( attestate anzitutto nello scorcio del I sec. a. C. anche in Sicilia ) (67), che non potrebbero farsi risalire alla Seconda guerra punica, come implica la cronologia proposta dalla Caccamo Caltabiano.
In verità, la emissione suddetta intendeva celebrare un evento importante per la città di Henna, la sua elevazione a municipio di diritto latino, evocando le divinità civiche predilette, Demetra, Proserpina con l’episodio del suo rapimento da parte di Hades, Trittolemo, Dioniso e Apollo, con il cigno, l’uccello sacro, che popolava il lago ennese, menzionato da Ovidio (68).
La città era ancora “ una città santa”, proprio come la descrive Cicerone, dopo averla visitata in occasione del processo contro Verre, alter Orcus …ipsam abripuisse Cererem videretur. Etenim urbs illa non urbs videtur, sed fanum Cereris esse (69).

NOTE

* Per garantire una piena compatibilità del testo anche su differenti terminali e ambienti operativi si è scelto di rappresentare le poche espressioni in caratteri greci (soprattutto in minuscolo) presenti nel testo originale con caratteri latini. In ogni caso ci scusiamo con l'autore e con i lettori [nota dell'amministratore del sito].
(1) La dracma “calcidese” potrebbe intendersi come derivata da due parti dello statere- tridrachmon corinzio, 2, 90 g x 3 = 8, 70 g e altresì 2, 90 g x 2 = 5, 80 g, con un obolo di 0,90 g circa. In definitiva si tratta sempre del sistema “attico”.
(2) Così attesta altresì la legenda abbreviata ¶EN ( = ) su dracme di Agrigento : cfr. il mio art., Dall’obolo alla litra e il problema del Damareteion, in Travaux de Numismatique grecque offerts à Georges Le Rider, èd. par M.Amandry - S. Hurter, London 1999, p. 240 s. e 245 . Vedi anche C. Arnold Biucchi, Litras en argent contremarquées en Sicile et les fractions de Sélinonte, Pour Denyse. Divertissements Numismatiques, éd. par S. Mani Hurter- C. Arnold Biucchi, Bern 2000, pp. 13-20 , e anche G. Gorini, Un gruppo di frazioni di zecche siciliane, ibid., pp. 59-69.
(3) Cfr. G. K. Jenkins, The Coinage of Gela, Berlin 1970, p. 23 s.; e la mia notazione relativa in Travaux Le Rider, op. cit., p. 248.
(4) In un cippo ipotecario scoperto a Megara Iblea si legge la formula ( “ paghi una multa di dieci litrai”) ( cfr. L. Dubois, IGDS, Rome 1989, pp. 25-27 nr. 20 e il mio art., Studi di epigrafia siceliota , Rendiconti Accad. dei Lincei 1996, pp. 52-57) : purtroppo non è specificata la specie di metallo, ma se l’iscrizione datata nel VI sec. a. C. fosse da porre alla fine dello stesso, potrebbe trattarsi di litrai in argento di Siracusa, città egemone di Megara Iblea, rimasta fino alla sua distruzione, ad opera di Gelone nel 483 a. C., priva di monetazione propria .
(5) Cfr. Il mio art., Dai mikrà kermata di argento al chalkokratos kassiteros in Sicilia nel V sec. a. C. , in JNG 34, 1984, pp. 26 e 28-29.
(6) Vedi, G.K. Jenkins, The Coinage of Enna, Galaria, Piakos, Imachara, Kephaloidion, Longane, in Le emissioni dei centri siculi fino all’ epoca di Timoleonte e i loro rapporti con la monetazione delle colonie greche di Sicilia, Atti IV Convegno CISN , Napoli 1973, Suppl. 20, Annali Ist It. Num., 20, 1975 ( indi cit. AIIN, 1975 ).
(7) Cfr. Jenkins, The Coinage of Enna, Galaria, AIIN 1975, cit., pp. 77-103. Per Stielana, vedi il mio art., in Zeitschrift fuer Papyrologie und Epigraphik ( indi cit. ZPE ), 144, 2003, pp.154-56; per Sichana, RSN 82, 2003, pp. 8-11.
(8) Vedi, Jenkins, op. cit., p. 100 s.; per Abakainon, cfr. A. Bertino, AIIN, 1975, cit., pp. 105 ss.; per Herbita, Chr. Boehringer, NAC 10, 1981, pp. 95-114 ; per Herbessos, il mio art., in JNG 1984, cit., pp. 37 s.; per Kimissa, il mio art., Homonoia dei Kimissaioi, Eunomia dei Geloi e la Ninfa termitana Sardò , Spudasmata, Studien zur Philologie..., 69, Alte Geschichte, Festschrift Eckart Olshausen zum 60. Geburtstag, herausg. Von U. Fellmeth – H. Sonnabend, Zuerich 1998, pp. 131-142.
(9) U. Westermark - K. Jenkins, The Coinage of Kamarina, London 1980, e a confronto, K. Jenkins, The Coinage of Gela, cit., p. 58 (10) V. Cammarata, Numismatica ennese, in Henna. Tra storia e arte. Az. Turismo Enna, Palermo 1990, p. 168 e p. 187 nr. 2-2 a; e anche, La zecca ennese, in Ennarotary, I 1, 1987, pp. 27-33, Tav. a p. 28. Forse un terzo esemplare in una nota collezione svizzera, ormai dispersa.
(11) Jenkins, in AIIN 1975, cit., pp. 78-83 ( 7 esemplari); Cammarata, cit. ( 5 esemplari); Coll. privata svizzera ( 3 esemplari, di cui mi furono comunicati pesi, 0, 62; 0, 70; 0, 73 g e foto ) ( Fig. 2 a- b – c ); SNG, ANS, 5 Sic., III, 1322, 0, 38 g , con due buchi; RBN 1999, p. 62 con Tav. VIII 1, 0, 62 g, bucato ( Fig. 3 b ), come anche quello in SNG, Lloyd 931, 0, 67 g ( Fig. 3 a ).
(12) AIIN, 1975, cit., p. 80-81.
(13) Ibid., p. 81.
(14) Vedi, M. Caccamo Caltabiano, La monetazione di Messana, Berlin-New York 1993, pp. 37 ss., Tav. 3 ss. ( cfr., Antikenmuseum Basel + Sammlung Ludwig, Griech. Muenzen aus Grossgriechenland und Sizilien, H. Cahn e Altri, Basel 1988, p.108, nr. 362, riprodotto a Fig. 4 ).
(15) Ibid., p. 33 s.
(16) Per il fenomeno, recentemente studiato, cfr. ad es. R. Pera, La moneta antica come talismano, RIN 95, 1933, pp. 347-359, e il mio art., Ancora sul mikron kerma siceliota , RBN 145, 1999, “ Monete greche bucate”, pp. 61-62. Rilevo altresì che un esemplare in bronzo, della serie di Enna con Testa di Demetra, legenda / Testa di Bue, soprastata da chicco di frumento, edito da Cammarata, in Ennarotary, 1987, cit., p. 31 e p. 28 Tav. I, nr. 5 d ( cfr. R. Calciati, CNS, III, Mortara 1987, p. 235 ) presenta un buco al di sopra della Testa della dea, certamente per essere appeso.
(17) A parte quanto si legge in Cic., in Verr. II, 4, 49-50, 107-112; e in Diod. 4, 32, 4; 5, 4, 2-7, rimando al mio art., Affitto di spazi pubblici nel contesto urbano di Akrai, ZPE 147, 2004, pp. 120-121. Cammarata, Numismatica ennese, in Henna, cit., p. 168 ha prospettato l’ipotesi che la quadriga possa riferirsi ad “ una processione, nel corso della quale un simulacro della dea girava su un cocchio trasportato nel contado”. Essa è suggerita da usanze religiose attuali, giacchè le processioni ( pompai ) note per l’ epoca ellenistica e imperiale avevano altro svolgimento e si riferivano al culto del sovrano e di imperatori ( vedi ad es., M. Woerrle, Stadt und Fest in kaiserzeitlichen Kleinasien, Muenchen 1988, pp. 190 s., p. 216 s. ).
(18) Cfr. M. Guarducci, Epigrafia Greca, II Roma 1970, p. 461, con Fig. 108 a- b, riprodotte a Figg. 6- 6 a ; R. Arena, Iscrizioni greche arcaiche di Sicilia e Magna Grecia. III, Iscrizioni delle colonie euboiche, Pisa 1994, p. 71 nr. 62, Tav. XVIII e il mio art., Un Kerykeion perduto degli Hipanatai e la ubicazione di Hipana, in Orbis Terrarum, 3, 1997, pp. 127 s., Taf. 1, 1.
(19) Enumerati in , Orbis Terrarum 2, 1996, pp. 141- 143.
(20) Vedi Fr. Ghinatti, Profilo di epigrafia greca , Soveria 1998 , pp.225-26; e ancora I segni di aspirazione della Sicilia, in Sileno 26, 2000, pp. 13- 43, in cui per i tre tipi del segno si affastellano meccanicamente rimandi bibliografici, che richiedono una faticosa sistemazione; e in, Problemi della epigrafia greca della Magna Grecia, in Epigraphai, Miscell. epigr. in onore di L. Gasperini, a c. di G. Paci, I, Tivoli 2000, pp. 383 ss.. Orienta , Dubois, IGDS, op. cit., p. 10 . Notazioni apprezzabili in A. Brugnone, Alfabeti arcaici delle poleis siceliote , ASNSP, 1995, pp. 1306 ss.
(21) P. R. Franke – M. Hirmer, Die Griechische Muenze, Muenchen 1972, Tav. 22, nr. 71 ( Fig. 19 : al R/ in esergo , abbreviazione dell’ etnico ) ( cfr., Dubois, op. cit., p. 10, n. 19 ).
(22) Dubois, op. cit., pp. 202-204 nr. 177, p. 203, per la lin.5 annota . «  Le signe de l’aspiration de I-ikati procède, soit d’une hypercorrection, soit d’une faute du graveur, qui n’ aurait pas terminé le digamma étymologique attendu « . Per la revisione di lettura, cfr. il mio art., Nuove tavolette di piombo inscritte siceliote , La Parola del Passato, 295-97, 1997, pp. 325-27. Comunque sempre a lin. 5 si legge senza dubbio I-a àdelfeá
(23) Vedi, Fr. Ghinatti, Dedica votiva siceliota, Sileno 18, 1992, pp. 67-72, il quale non presta la dovuta attenzione al segno di aspirata , e ne omette il richiamo nei successivi lavori sulla aspirazione, cit. a n. 20. M.L. Lazzarini, in Hesperia 9, 1998, pp. 155-160 pensa si tratti della consacrazione di uno schiavo : disegno assai chiaro alla fine dell’ articolo.
(24) Vedi Meligunis-Lipara, XII. Le iscrizioni lapidarie greche e latine delle isole Eolie, Reg. Siciliana 2003, pp. 104-105, nr. 8 e p. 107 nr. 18 e anche il mio art., Annotazioni sulla epigrafia di Lipara, ASNSP, Quad. 2, Pisa 1999, Figg. 228-229; e già, Tra epigrafia e numismatica. 1. Alcune iscrizioni di Lipara e la diffusione di uomini e monete di Elea italica, in Chiron 22, 1992, pp. 385-394, p. 385 s. ( comunque Velia italica sarebbe “psilotica” : Ghinatti, in Epigraphai, Miscell. Gasperini, I, cit., pp. 398 e 404 con n. 54, per cui il segno non va imputato alla provenienza del defunto ).
(25) Cfr. Margh.Guarducci, Epigrafia greca, I , Roma 1967, pp. 93-94, 290-91; IG XIV 645-646 ; Ghinatti, Epigraphai, Miscell. Gasperini, I, cit., pp. 396-397, pp. 387-395.
(26) IG IV, 1902, p. 277 nr. 1203 ( IG IV 2, 1929, p. 87 nr. 151 ).
(27) S. Szanto, Jahresh. Oesterr. Archaeol. Institutes, I, 1898, pp. 198 ss., Tav. 6-7, lin. 12 ( C.D. Buck, The Greek Dialects , Chicago 1955, p. 262 s., nr. 65 ).
(28) Cfr. il mio art., Demetra degli Ennaioi, in Epigraphica 65, 2003, pp. 9-18. Per il significato di “ fontana”, termine attestato in alcune iscrizioni di Atene, cfr. Chr. Theodoridis, in ZPE 60, 1985, pp. 51-52 : con esso va certamente connesso il toponimo Henna.
(29) Cammarata, in Ennarotary, 1987, cit., pp. 28 ss. ; R. Calciati, CNS , III, 1987, pp. 231-240.
(30) M. Caccamo Caltabiano, La cronologia del municipium di Henna : Discordanza tra il dato numismatico e quello storiografico, in Studi Tardoantichi, V, 1988, pp. 353-379, p. 357 s. per la registrazione dei pesi ( indi, cit., C.C., StAnt ).
(31) Vedi, A. De Agostino, Le monete di Henna, Bollettino Storico Catanese, 4, 1939, pp. 73-86, p. 82 ( art. importante) e anche RPC, I, 1, éd. A. Burnett-M.Amandry-P.P. Ripolles, London 1992, p. 177, nrr. 661-664, con la corretta datazione e descrizione dei tipi ( unico abbaglio, in Cic., in Verr. II, 4, 109 il tempio indicato è di Libera , cioè Proserpina, e non di Dioniso ). La datazione 40-39 a. C. in C H, VIII, Greek Hoards, London 1994, nr. 541. Degne di attenzione le notazioni di Irm. Bitto, Legende monetali romane di Sicilia, ASNSP, Quad. 2, Pisa 1999, pp. 98-100, n. 88-94.
(32) Deve alludere al fiume locale, il Chrysas, tratto del Dittaino, che scorre nel territorio ennese. Probabilmente si riferisce alla Ninfa della “fontana” Ennaía, da connettere col nome di Henna, la figurina stante con vaso, sul R/ del bronzetto con Testa di Hermes al D/ ( Fig. 12 bis ).
(33) Cfr., Cammarata, Ennarotary, 1987, p. 32.
(34) Liv. 24, 37-39 : vedi, A. Pinzone, A proposito di romanizzazione della Sicilia nell’ età delle guerre puniche, in La Sicilia tra Egitto e Roma. La Monetazione siracusana dell’ età di Gerone II, a cura di M. Caccamo Caltabiano, Messina 1995, pp. 475-493, p. 485. E’ assurdo scrivere “ l’uccisione di 600 Hennesi, essi stessi cittadini romani” ( M. Caccamo Caltabiano, Nuove prospettive dell’indagine sulla monetazione siciliana di “età romana” in, Nuove prospettive della ricerca sulla Sicilia del III sec. a. C.. Archeologia, Numismatica, Storia, a cura di M. Caccamo Caltabiano- Campagna. A. Pinzone, Di.Sc. a. M., Messina 2004, p. 73 ) ( indi cit., C. C., Nuove prosp. ).
(35) O. Cuntz, Zur Geschichte Siziliens in der caesarisch-augusteischen Epoche, Klio 6, 1906, p. 474. Pubblicando il ripostiglio megarese, Fr. Villard, Megara Hyblaea, in Mèlanges d’ archéologie et d’histoire, 63, 1951, p. 48, ha rimandato giustamente a RE XVI, 1, 1933, c. 536, 30 s., nr. 10 ( F. Muenzer).
(36) Cfr. Il mio art., A proposito della „latinizzazione“ della Sicilia, in Roma y las provincias. Realidad administrativa e ideologia imperial, ed. J. Gonzalez, Madrid 1994, pp. 161-167, p.166-7 ( la stampa brulica di errori ); e già Per una storia della Sicilia romana, in ANRW I, 1, Berlin 1972, p. 457.
(37) C. C., Nuove prosp., cit. p. 69.
(38) La monetazione di Katane dal V al I sec. a. C., in Catania antica . Atti Convegno della SISAC, a cura di Br. Gentili, Catania 1992, Pisa 1996, p. 319 e 329, con Tav. D.
(39) La minore usura dei 2 esemplari di Katane, SNG, Muenchen, Siz. , 478 dovrebbe indurre a non distanziarne troppo la emissione dalla serie municipale di Henna, di cui un esemplare fresco è presente nel ripostiglio : pertanto fui spinto a sistemare nel periodo 90-40 a. C., a partire dalla Lex Plautia Papiria del 90 a. C. , le 16 emissioni a me note di Katane, distribuendole in 4 Gruppi ( cfr il mio art., La monetazione di Katane , in Catania antica, cit. a n. 38 , pp. 314-319, con Tavv. IX-XIV, Tav. E per i Monogrammi ). Per me restava “ un problema aperto”, anche se proponevo la successione nel Primo Gruppo di 17 emissioni, caratterizzate dal segno di valore calkoûs con Aste e da figurazioni cultuali ( Dioniso, Poseidon, Serapide-Iside, Apollo, Afrodite Hyblaia, a mio parere ); nel Secondo Gruppo di 3 emissioni, con figurazioni riferibili ad Amenanos (? ), Dioscuri, Pii Fratres, Dioniso col Monogramma S(õsis), seguito dal patronimico Lasío(i); nel Terzo Gruppo, caratterizzato da Monogrammi, di una emissione con testa Gianiforme ( per indicare il valore di Asse, come in emissioni dei questori in Sicilia ) / Demetra e di una seconda con Testa radiata di Serapide / Iside stante ; nel Quarto Gruppo di 4 emissioni piene di Monogrammi e con figurazioni varie ( Hermes / Nike, Zeus Ammone / Dikaiosyne, Amenanos (?) / Dioniso sul carro, Amenanos (?) / Demetra stante). I Monogrammi, di cui proposi lo scioglimento, sarebbero riferibili ai curatori della zecca cittadina. La mia cronologia solo propositiva ( scrivevo di “problema aperto”, come rileva Bitto, art. cit., p. 104 nota 39 ) può riuscire troppo bassa ( specialmente se si prendono in considerazione risultanze degli scavi di Morgantina, che tuttavia H. Mattingly, Methodology and History in Third Century Sicilian Numismatics, in RSN 79, 2000, p. 41, ha modificato ad es. per una emissione di Katane, abbassandola alla seconda metà del II sec. a. C. ) : comunque, la cronologia presentata con tanta sicurezza da M. Casabona, Le monete di Catana ellenistica fra Roma e le influenze orientali, RIN 110, 1999, pp. 13-46, mi sembra troppo alta, anche se pretende di essere fondata su una corrispondenza cronologica, a mio parere preconcetta, tra il sistema ponderale della monetazione di bronzo romana, che subì una rapida riduzione fino allo standard semionciale, e le emissioni di Katane, delle quali come di altre emissioni siceliote di bronzo il valore è stato “nominale”, come ho creduto lecito sottolineare per le emissioni Hispanorum ( vedi avanti a n. 41 ). Una distribuzione delle emissioni di Katane in 3 Periodi ed entro ognuno di essi in fasi, a partire dal 216 / 215 – 206, 205/ 200 – 187, 187 – 170 a. C. circa, a mio modesto avviso resta solo un auspicio : bisogna attendere e ricercare sicuri puntelli.
(40) Strabo, 6, 2, 4 C 272 : vedi il mio art., La Sicilia da Sesto Pompeo a Diocleziano, in ANRW, II , 11, 1, Berlin 1988, p. 13 n. 42; e anche, Fenici, Cartaginesi, Numidi tra i Greci ( IV-I sec. a. C. ), NAC 29, 2000, p. 265.
(41) Per le emissioni di Euno-Antioco, vedi il mio art., Due studi di numismatica greca, ASNSP, 20, 1990, pp. 417-419 ( anche se il philipeion di oro da Morgantina deve restare in sospeso ). Per le 9 emissioni Hispanorum, poco propenso come sono a prestare cieca fede a conclusioni tratte da stratigrafia archeologica , raramente incontrovertibile, giudicando troppo alto persino l’inizio dal 150 a. C., proposto da Kenan Erim ( condiviso da Mattingly, Methodology and History.., RSN, 2000, cit., p. 37 ), ne giustificherei la coniazione in rispondenza della Lex Rupilia del 131 a. C., la quale tendeva altresì a risollevare le condizioni economiche delle comunità siceliote, tra le quali ormai si era inserita quella spagnola di Morgantina. Le emissioni Hispanorum assolvevano una funzione locale ( destinate a circolare quasi esclusivamente nel territorio di Morgantina, dove quasi tutte sono state rinvenute) e non erano “complementari” alla moneta romana, che non le condizionava, se è vero che riesce impossibile istituire un raccordo con la stessa per l’estrema oscillazione dei pesi delle prime, da non permettere di stabilire punti di addensamento. Esse detenevano piuttosto un valore nominale, dichiarato soltanto in alcune mediante il segno X, da sciogliere naturalmente ( ma altro ne era il significato sulle rare emissioni in argento della Siracusa tardo-geroniana ) ovvero le aste unciali, e dovrebbero essere state emesse in fasi discontinue, fino ad arrivare all’ età di Sesto Pompeo, quando daterei la emissione piuttosto rozza con Testa maschile, circondata dalla legenda, possibilmente i nomi dei duoviri, L. Iuni(us), C. Sic(inius ? ) ( ipotesi non accolta in RPC, I, cit., p. 178, ma condivisa in R. Martini, Monetazione bronzea romana tardo-republicana, II , Sextus Pompeius…, Milano 1995, Glaux, ed. Ennerre, pp. 50 s., p. 54 con n. 276 ).
(42) Vedi alle note 30 e 34.
(43) Questo particolare era stato da me rilevato già in , Per la storia dei culti nella Sicilia greca, in Il Tempio greco in Sicilia. Architettura e Culti, Atti Univ. Catania 1976, p. 158 n. 52 ; in Un ripostiglio siciliano del 214-211 a. C. e la datazione del denarius, JNG, 31-32, 1981/82, p. 43, confermando la nuova cronologia del denario ( articolo quasi ignorato dai giovani numismatici conterranei), e ancora in, Movimento di uomini tra Egitto e Sicilia ( III-I sec. A. C. ), in Egitto e Storia antica dall’ Ellenismo all’ età araba , a cura di L. Criscuolo e G. Geraci, Bologna 1989, pp. 553- 553, p. 537 s., con ricca documentazione di monete tolemaiche e oggetti egittizzanti rinvenuti in Sicilia.
(44) Vedi , C. C., StAnt, 1988, cit., p. 363 s.
(45) Rimando a Casabona, RIN 1999, cit., pp. 32-33 e ancora a B. Carroccio, Moneta locale nella Sicilia romana, in Nuove prospettive, cit., pp. 277- 287, p. 286, in cui tuttavia è citato lo studio fondamentale di J.-M- Pailler, Bacchanalia , La rèpression de 186 av. J. C. à Rome et en Italie, Rome 1988 . Si trattava di riti dionisiaci notturni, quali erano tradizionali a Tebe ( cfr. D. Knoepfler, La loi de Daitondas, les femmes de Thèbes et le collège des béotarques au IV e et au III e s. a. C. , in Presenza e funzione della città di Tebe nella cultura greca, Atti Coll. Urbino 1997, ed. P. Angeli Bernardini, Pisa-Roma 2000, pp. 345-360 ). La Sicilia non fu certamente coinvolta.
(46) In un caso del genere mi sono imbattuto a proposito delle emissioni Libyon : cfr. Cartaginesi e Numidi-Libyes tra i Greci e le emissioni a legenda greca LIBYON, in L’ Africa romana, Atti XV Conv. di studio, Tozeur, 11-15 dic. 2002, 2005, pp. 1181-1192, p. 1187.
(47) Vedi, il mio art., Spigolature nel Medagliere del Museo arch. di Siracusa, RIN, 102, 2001, p. 148.
(48) C. C., Nuove prosp., cit. p. 68.
(49) Pinzone, La Sicilia tra l’Egitto e Roma, cit., p. 483 ss.
(50) Suscitando la sorpresa di Mattingly, in RSN, 2000, cit., p. 36.
(51) CIL I,1, 530 = ILLRP, I, Firenze 1965, nr. 295, p. 167, col commento di A. Degrassi.
(52) Cic., in Verr., II 4, 49, 110 : ante aedem Cereris in aperto ac propatulo loco signa duo sunt, Cereris unum, alterum Triptolemi, pulcherrima ac perampla… insistebat in manu Cereris dextra grande simulacrum pulcherrime factum Victoriae. Hoc iste ( Verre ) e signo Cereris avellendum asportandumque curavit.
(53) La statua di Demetra con la Nike sulla mano sinistra ( al contrario sulla destra nella descrizione di Cicerone ) raffigurata sul D/ di una emissione ennese, che al R/ presenta un grappolo entro una corona di mirto (?) ( BMC, Sic., p. 59 nr.5 : vedi Fig. 13 ). De Agostino, Boll. St. Cat., 1939, cit., p. 77 s. ne ha prospettato una spiegazione.
(54) BMC, Sic. p. 59 nr. 6 ( vedi Fig. 12 ).
(55) Cfr. RPC, I, cit. p. 178 nr. 665.
(56) Cfr. il mio art., La stele in pietra scura ( IG XIV 7 ) con l’epistola di Gerone II ai Siracusani, ZPE 152, 2005, p. 149 s.
(57) Cfr. ad es. D. B. Thompson, in Essays in Honor of Margaret Thompson. Greek Numismatic and Archaeology, Wetteren 1979, pp. 251 ss. ( vedi, il mio art., Movimento di uomini, cit., p. 537 s.).
(58) Pinzone, La Sicilia tra l’Egitto e Roma, cit., p. 487 n. 42 : cfr. M. Crawford, RRC, I, Cambridge 1974, pp. 309-311, nr. 296, 2 ( Fig. 14 ) ( Cfr. F. Cavedoni, in Annali dell’ Ist., 1849, p. 194 ; E. Babelon, Monnaies de la république romaine I, Paris- London 1885, p. 396 ).
(59) M. Crawford, RRC, nr. 479/ 1 : cfr. R. Martini, cit. sopra a n. 41.
(60) RRC, nr. 535/ 1 ( 2 esemplari dimezzati a Fig. 21).
(61) RPC, I, cit. p. 175 nr. 655 ( Fig.16 ). Cfr. Bitto, art. cit., p. 109 con note 110-115. Per Atratino e le sue emissioni quale prefetto
della flotta di Antonio, cfr. M. Amandry, in RSN 65, 1986, pp. 73 s. ( vedi, in RBN, 145, 1999, p. 171 con n. 14 ).
(62) Vedi, Cammarata, in Ennarotary, 1987, cit., p. 32 con le illustrazioni a-d ( Figg. 18-19-20- 20 bis ), e già la mia notazione in ANRW, I, 1, 1972, cit., p. 458.
(63) Vedi Mattingly, RSN, 2000, cit., pp. 38- 40.
(64) RRC , nr. 449/ 2; 4. Il D/ di questo denario ( Figg. 17-17 bis ) presenta somiglianze tipologiche , con qualche affinità stilistica, anche con il D/ di emissioni di Amestratos e di Kalaktè ( A. Campana, CNAI, Panorama Numismatico 105, febbr. 1997, p. 125 e p. 266 ) : potrebbe trattarsi di un ulteriore esempio di tradizione figurativa di repertorio.
(65) RRC, nr. 511 / 3 a.
(66) Vedi, A. Campana, CNAI, Sicilia : Kentoripa, Panorama Numismatico, 1997, pp. 298-99.
(67) Vedi, Pinzone, art. cit., p. 485 n. 32. Su questo particolare ha insistito anche Bitto, art. cit., p. 98.
(68) Ovid., Metam. 5, 385 s. : Haud procul Haennaeis lacus est a moenibus altae / nomine Pergus, aquae. Non illo plura Caystros / carmina cycnorum labentibus audit in undis ( cit. in De Agostino, Boll. St. Cat., 1939, cit., p. 84).
(69) Cic., in Verr. II, 4, 50, 111. Cfr. anche Liv., 26, 37, 8.


Elenco Illustrazioni

1, Litra di Henna, 0, 60 g ( Cammarata, Ennarotary, 1987, p. 27 )
1 a, Litra di Henna ( Cammarata, Henna. Tra Storia e Arte, 1985-1990, p. 187, Tav. I, 2; 2 a )
2, Litra di Henna, 0, 73 g, Br. Mus. ( Jenkins, AIIN 1975, p. 79- 83, Tav. IV b )
2 a-b-c, Litrai, C. P., 0, 62; 0, 70; 0, 73 g.
3 a, Litra di Henna, 0, 67 g , SNG II, Lloyd 931 ( Jenkins, cit., Tav. IV a ) ( 1 : 2 )
3 b, Litra bucata, 0, 62 g ( RBN, 1999, p. 62, tav. VIII 1 ) ( 1 : 2 )
4, Tetradr. Messana ( Antikenmus. Basel , p. 108, nr. 362 )
5, Manico di bronzo inscritto
6- 6 a, Kerykeion dei Rheginoi ( edito da G. Rizza, in Cron. arch. e Storia. dell’ Arte, 3, 1964, pp. 16- 19 )
7, Tetradr. Himera ( Franke-Hirmer, Die gr. Muenze, Taf. 22, 71 )
8-9-10 , Monete di bronzo di Henna, C. P., s. p.
9 bis, Idem, da Ennarotary, p. 32, Fig. 17 a
11, Moneta di bronzo di Henna, 3 g ( Cammarata, Henna, cit., p. 83 nr. 4 a : cfr. De Agostino, Boll. St. Catan., 1939, Tav. II 8 )
12 -12 bis, Idem, C. P., s. p.
13, Idem, Henna, C. P., s. p.
14 , Asse di Cn. Blasio ( Crawford, 296, 2 )
15, Asse di Clovius ( Crawford 476 / 1 a : 45 a. C. ) : Mus. Messina, inv. nr. 2542.
16, Asse di Lilibeo ( Mattingly, RSN, 79, 2000, Pl. 6, 1 )
17- 17 bis, Denario di Pansa, Crawford 449 / 2 ; 4.
18-19-20-20 bis, Assi del Mun. Hennae, di Sesto Pompeo e di Ottaviano, dimezzati ( Ennarotary, 1987, p. 32 )
21, Due Assi dimezzati di Ottaviano, C. P. , s. p.


Questo articolo è stato inserito il 29 maggio 2008.



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