LA SORTE DELL'ANTICA CITTA' SOMMERSA DI ATLIT-YAM: TSUNAMI SCATENATO DALL'ETNA O SEMPLICE INNALZAMENTO DEL MARE ?
di Ignazio Burgio.
Alla fine del 2007 gli scopritori dell'antico tsunami scatenato dall'Etna in tutto il Mediterraneo all'incirca 8000 anni fa (Maria Teresa Pareschi, Enzo Boschi e Massimiliano Favalli, dell'INGV di Pisa), suggerirono che l'antica cittadina sommersa di Atlit-Yam al largo della costa israeliana fosse stata devastata da quella catastrofe. Ma qualche mese dopo il direttore dell'Israel Antiquities Autority, Dr. Ehud Galili insieme ad altri colleghi pubblicarono un documento ufficiale in cui contestarono punto per punto la tesi dei ricercatori pisani e le loro motivazioni. Chi fra loro ha ragione ?

A partire dagli anni '80 del secolo scorso vennero scoperte e studiate al largo della costa israeliana nei pressi di Haifa, le rovine sommerse di alcuni insediamenti preistorici dell'età neolitica. Il più famoso di questi –
Atlit-Yam – presenta le caratteristiche di una cittadina ben popolata e organizzata (secondo gli standard dell'epoca). Occupava una superficie di 40 Km quadrati, era dotata di pozzi per l'acqua, edifici privati e pubblici, aree pavimentate in pietra, e strutture cerimoniali megalitiche. I suoi abitanti – i resti di alcuni dei quali, sono stati ritrovati dagli archeologi subacquei israeliani sepolti sotto il pavimento delle case, come nell'uso mediorientale dell'epoca – dovevano sostentarsi oltre che con le prime rudimentali forme di agricoltura e allevamento, soprattutto con la pesca: grandi quantità di pesce vennero infatti scoperte in quelli che dovevano essere dei magazzini, destinate oltre che come riserva per il consumo locale anche certamente per gli scambi con le popolazioni di cacciatori dell'interno. Proprio questa gran quantità di pesce non consumato sembrava inspiegabile e poteva anche far supporre che la cittadina fosse stata abbandonata improvvisamente dai suoi abitanti.
Nel dicembre del 2006 i ricercatori dell'INGV di Pisa
Maria Teresa Pareschi,
Enzo Boschi e
Massimiliano Favalli, fecero conoscere al mondo scientifico con un articolo pubblicato sulla rivista Geophisycal Research Letters - “The lost tsunami”, lo tsunami dimenticato (Pareschi, Boschi, Favalli, 2006) – la scoperta che all'incirca 8000 - 7500 anni fa il crollo della parete est dell'
Etna nell'odierno Mar Jonio generò uno tsunami così catastrofico da devastare l'intero Mediterraneo Orientale. Successivamente, alcuni secoli dopo, l'innalzamento del livello del mare al termine dell'ultima era glaciale cancellò le tracce geologiche di quell'evento.
Poco tempo dopo il primo articolo, i ricercatori di Pisa nei primi mesi del 2007 pubblicarono sul Geophisycal Research Letters un altro documento (Holocene tsunamis from Mount Etna and the fate of the Israeli Neolithic communities, Lo tsunami dell'Etna nell'Olocene e la sorte delle comunità neolitiche israeliane – Pareschi, Boschi, Favalli, 2008) nel quale giungevano alla conclusione che Atlit-Yam venne colpita e devastata dallo tsunami e per questo improvvisamente abbandonata dagli abitanti superstiti. Maria Teresa Pareschi, Enzo Boschi e Massimiliano Favalli – che retrodatarono di qualche secolo lo tsunami fissandolo intorno al 6300 a. C. - basavano la loro conclusione su tre argomenti principali.
In primo luogo, vennero trovati nella cittadina sommersa numerosi scheletri privi di denti, alcuni con quelle che sembravano fratture da forti traumi ed anche ossa sparse come appartenenti a persone travolte e smembrate dalle onde anomale. Vennero trovate anche numerosa ossa di animali apparentemente travolti anch'essi dallo tsunami.
In secondo luogo, un pozzo presente all'interno dell'abitato presentava sedimenti composti da detriti, ossa, ed altri materiali compatibili con l'introduzione di carcasse animali, pietre, sabbia, ecc. trascinate da un violento tsunami.
Infine, la gran quantità di cibo non consumato – pesce e granaglie soprattutto – lasciavano supporre, come si è già detto, l'improvviso abbandono di Atlit-Yam da parte dei suoi terrorizzati abitanti in forza di un evento catastrofico, come appunto la minaccia delle onde giganti.
Nell'aprile del 2008, il Geophisycal Research Letters pubblicò anche un documento ufficiale di
Ehud Galili ed altri ricercatori della Sovrintendenza Archeologica Israeliana (Galili et al., 2008), nel quale si criticavano punto per punto le conclusioni e le motivazioni raggiunte da Pareschi, Boschi e Favalli.
In base innanzitutto alle datazioni effettuate tramite il metodo del Radiocarbonio C14, Atlit-Yam presenta un arco di vita e di popolamento ininterrotto dal 7.400 fino a tutto il 6.000 a. C. Dunque – sostengono i ricercatori israeliani – se la città fosse stata abbandonata nel 6300 a. C. in seguito allo tsunami non si capisce allora come mai sarebbero presenti tracce di attività umana per altri trecento anni. Galili ed i suoi colleghi sono del parere che la datazione dello tsunami proposta dai ricercatori italiani nel loro primo articolo (tra il 6000 ed il 5500 a. C.) sia più vicina alla realtà, come confermerebbero anche gli studi geologici di altri ricercatori sull'antico collasso in mare dell'Etna.
Inoltre i ricercatori israeliani hanno escluso che gli scheletri trovati fra le rovine sommerse dell'antica città siano di persone travolte dalle onde giganti. I danni che presentano sarebbero infatti da attribuirsi, secondo le analisi patologiche da loro effettuate, a malattie comuni nelle popolazioni neolitiche – anche delle regioni interne – come la perdita di denti dovuta a carie. La posizione rannicchiata in cui sono stati comunemente ritrovati indica che essi furono ufficialmente inumati dai loro parenti vivi secondo precise credenze funebri, generalmente sotto il pavimento delle abitazioni. I casi di ossa isolate e sparpagliate rinvenute, sarebbero dunque da attribuirsi, secondo i medesimi archeologi israeliani, a successive attività edilizie sulle costruzioni che avrebbero coinvolto anche i sottostanti resti, disseminandoli. Le numerose ossa animali presentano invece generalmente segni di macellazione, e dunque sarebbero in realtà dei rifiuti alimentari, e non i resti di animali travolti e sepolti da uno tsunami, anche perchè in tal caso avrebbero dovuto presentarsi molto più integri.
Quanto ai resti di animali rinvenuti all'interno del pozzo, i ricercatori israeliani sottolineano come anche in altri insediamenti neolitici – ad esempio anche quelli lontani dalla costa – i pozzi inutilizzati venivano adoperati come discariche di rifiuti. Dunque anche in questo caso ci si troverebbe di fronte non a resti di animali e strutture travolti dalle onde anomale e scaraventati dentro il pozzo, bensì a rifiuti alimentari e altro materiale di cui ci si doveva disfare. Sempre per i medesimi archeologi inoltre apparirebbe incompatibile con il passaggio di un violento tsunami, il fatto che siano state trovate ancora in piedi parecchie strutture, edificate senza l'uso di malta e cemento bensì semplicemente con il sistema delle pietre sovrapposte: la struttura circolare di un pozzo alta all'incirca un metro e mezzo, sei dei sette menhir dell'area religiosa, diversi muri di edifici, e così via.
I geologi della Sovrintendenza Archeologica Israeliana contestano infine anche la direzione d'arrivo dello tsunami proposta dai ricercatori italiani (nord-est) proponendo al contrario la direzione di nord-ovest, in base alla conformazione della baia. Così come affermano che lo strato argilloso su cui poggiano le rovine sommerse non sia lo strato di fango trascinato da uno tsunami, bensì una formazione naturale preesistente all'insediamento medesimo e risalente al 10000 – 8000 a. C.
In conclusione dunque secondo Ehud Galili e gli altri ricercatori della Sovrintendenza archeologica israeliana
“...the data indicate that the village was abandoned ca. 8000 years B.P. due to the gradual post-glacial rise in sea level rise, similar to coastal Neolithic villages all over the world. The site was first covered by coastal sand dunes that protected it from abrasion by marine agents and then submerged by the rising sea. Due to the sea level rise, the subsequent PN villages in the region were built farther to the East...”. (...i dati indicano che l'insediamento fu abbandonato all'incirca 8000 anni fa (6000 a. C.) a causa del graduale innalzamento post-glaciale del livello del mare, allo stesso modo degli insediamenti neolitici costieri in tutto il mondo. Il sito fu prima coperto dalle dune di sabbia costiera che lo protessero dall'erosione degli agenti marini e dopo fu sommerso dall'innalzamento del mare. A causa dell'innalzamento del livello del mare, i successivi insediamenti preneolitici della regione vennero costruiti più lontano verso Est...) (Galili et alii, 2008, punto 12).
Resta tuttavia qualche perplessità in merito ad alcuni ritrovamenti, in primo luogo la gran quantità di pesce e cereali depositati ma mai consumati, in un'epoca in cui sia la pesca come anche le prime rudimentali tecniche di coltivazione dovevano certamente costare fatica e lavoro. I ricercatori israeliani su questo punto affermano soltanto che
“...such food concentrations have been reported from terrestrial PPN villages in the southern Levant and represent food stores that had not been consumed...” (...concentrazioni di alimenti simili a queste sono state osservate negli insediamenti neolitici pre-ceramici nell'interno delle regioni del Sud-Est e rappresentano depositi di cibo che non sono stati consumati... - Galili et alii, 2008, cit. punto 6) ma non dicono di più. Perchè insomma quel prezioso cibo venne abbandonato ad Atlit-Yam (come anche negli altri insediamenti della zona) insieme a tutto l'abitato, se come affermano i ricercatori israeliani gli abitanti decisero di andarsene in maniera ordinata e tranquilla ? Se invece bisogna pensare ad una fuga improvvisa e precipitosa, nel corso della quale non si potè portare nulla con sè, di quale altra emergenza si trattò se non delle minacciose onde del mare ? Ad essere obiettivi la questione rimane ancora aperta.
Altri articoli su Atlit-Yam:
-
"L'ira del dio del mare": lo tsunami provocato dall'Etna 8000 anni fa e la città sommersa di Atlit-Yam. -
"Con gli occhi rivolti al cielo": la città sommersa di Atlit-Yam, l'enigma dei megaliti europei e la nascita delle religioni celesti.
Bibliografia.
M. T. Pareschi, E. Boschi, M. Favalli, F. Mazzarini – Lo tsunami dimenticato – in:
www.pi.ingv.it/Focus/tsunami.html (contiene anche il video della simulazione al computer ).
Pareschi M. T., Boschi E., Favalli M. -
Holocene tsunamis from Mount Etna and the fate of Israeli Neolithic communities (2008) in: www.agu.org
Galili, E., L. K. Horwitz, I. Hershkovitz, V. Eshed, A. Salamon, D. Zviely, M. Weinstein-Evron, and H. Greenfield (2008),
Comment on ‘‘Holocene tsunamis from Mount Etna and the fate of Israeli Neolithic communities’’ by Maria Teresa Pareschi, Enzo Boschi, and Massimiliano Favalli, Geophys. Res. Lett., 35, L08311, doi:10.1029/2008GL033445.
Israel Antiquities Authority – The pre-pottery neolithic site of Atlit-Yam - in:
www.antiquities.org.il (underwater archaeology).
Nota. L'immagine proviene dalla libera enciclopedia in rete www.wikipedia.org.