IL CANE CIRNECO, AIGESTES, E AKTAION: REALTA' ANTICHE E MODERNE IN DOCUMENTI LETTERARI, FIGURATIVI E NUMISMATICI,
di Giacomo Manganaro (Università di Catania).
(Articolo originariamente pubblicato sulla rivista "Quaderni Catanesi di studi antichi e medievali", 2004)
In questo articolo del Prof. Giacomo Manganaro si illustra l'utilizzo nell'antichità dell'immagine del cirneco, cane di origine egizia derivante dallo sciacallo sacro al dio Anubis e tuttora ancora esistente e molto apprezzata dai cinofili specie in Sicilia. In epigrafi, statuette, utensili e naturalmente anche monete dell'età antica, appare l'elegante e inconfondibile figura di questo cane. Esemplari vivi di questo animale erano tuttavia anche i custodi del santuario del dio Adranos esistente anticamente sull'Etna.

Una razza di cane da caccia, tuttora allevato dai cinofili in Sicilia, chiamato “cirneco dell'Etna”, caratterizzato da testa lunga e stretta, muso a punta, orecchi eretti e lunga coda (Figg. 1-1 a), discenderebbe dal lupo abissino, diffuso nel bacino del mediterraneo, dall'Egitto al Marocco (1): il singolare nome è stato spiegato dal glottologo Antonino Pagliaro (2), anche sulla base di un passo di Aristotele, H. A., 607 a 1 (“a Cirene i lupi si accoppiano con cagne e generano”) quale esito del greco kurnekaikos e perciò dovrebbe essere connesso con la Cirenaica.
Tuttavia, su una stele di Kyrene, edita recentemente, con un breve epigramma funerario in greco per il “cane Tyrannos” (3), è disegnato in modo generico un cane, con grossa testa, priva di orecchi, e corto muso (Fig. 2): questo non rappresenta il cane cirneco, ma piuttosto (anche in considerazione della fondazione di Kyrene con gente immigratavi dalla spartana Thera) un cane Laconico, raffigurato, come simbolo parlante, su una stele funeraria di Atene (Fig. 3) per i fratelli Apollodoros e Lakon, figli di Lakon (4).
In realtà il cirneco evoca la figura dello sciacallo, che è un lupo, che accompagna il dio egizio Anubis (Fig. 4)(5) e corrisponde al moderno “cane dei Faraoni” (Fig. 5)(6): esso, incrocio con lo sciacallo sacro in Egitto, verosimilmente ad opera dei Fenici sarà stato importato in Sicilia, nell'area occidentale, ma anche in quella orientale, radicandosi nella zona dei Siculi dell'Etna, in cui avrà assunto la denominazione di cane cirenaico, e sarà stato allevato nel santuario del dio siculo Adranos (7).
Lo stesso è stato identificato in una statuetta fittile (Fig. 6) a forma di cane “sdraiato per terra, con orecchie tese e lunga coda (attorcigliata con) tutte le caratteristiche del cirneco”, rinvenuta nella necropoli del Fusco a Siracusa, databile nel VII secolo (8).
Si ritrova ancora in numerosi bronzetti configurati, rinvenuti in Sicilia, in collezione privata (9), uno dei quali rappresenta un cane cirneco nell'atto di “puntare” la preda (Fig. 7-7a): accanto si collocano un terminale in bronzo, a piena fusione, configurato a testa di cane (Fig. 8), e un altro ancora (10) (ne rilevai le misure, cm. 4 x 1,6 circa) (Fig. 9), di bella patina verde, notevole perchè la testa di cane è rifinita al cesello nei particolari, con muso lungo, le palpebre modellate e le orecchie contratte in basso (se fossero state erette, avrebbero costituito un impaccio nella presa dell'arnese), tutti elementi caratteristici del cane cirneco.

Si tratta di terminali, preparati a parte, per essere saldati alla estremità superiore del
kyathos, un arnese necessario per attingere soprattutto da un cratere il vino: esso consiste in un lungo manico, cui era connesso un coppo alla estremità inferiore, in quella superiore un elemento incurvato, atto ad appendere l'arnese, configurato con maggiore frequenza a becco di anatra (11), ma negli esemplari siciliani esaminati, che credo databili nel V – IV secolo, a testa di cane cirneco.
Un esemplare di kyathos in bronzo, databile nel VII – VI secolo, è stato rinvenuto a Ialysos (Rodi): sull'asta (manca il coppo in basso) configurata alla estremità superiore a becco di anatra si legge (Fig. 11 a – 11 b) la dedica (inizia su un lato in alto) MandrippoS t' 'Atanaiai (continua in senso inverso sull'altro lato) mnamosunon dekataS (il sigma nelle due ricorrenze è inciso orizzontalmente) (12).
Un viticultore avrà voluto ringraziare la divinità poliade per la buona produzione del suo vigneto, offrendo quale “decima” questo kyathos (non mi pare che l'arnese possa definirsi raschietto), impreziosito da un ornato inciso, che avrebbe potuto essere impiegato nelle funzioni rituali per attingere vino dal cratere (13).
A Rodi la viticoltura doveva essere praticata fin dall'epoca arcaica, anche se piuttosto dal IV sec. a. C. vi fu incrementata la grande produzione con la connessa esportazione in anfore del vino locale. Raffigurazioni di cane cirneco si rilevano sul R/ di emissioni monetali di città greche di Sicilia, anzitutto in argento di V e IV secolo di Segesta, Erice, Motya e Panormos e in serie di bronzo di Piakos, Agyrion, Paropos e dei Mamertini (14).
Su emissioni di Segesta il cacciatore Aigestes, l'eroe eponimo della città, è accompagnato da cani cirnechi (15) (Fig. 12), anzi su un didramma (16) un cane cirneco è raffigurato nell'atto di spolpare la testa di un cervo (Fig. 13).
Lo stesso tipo di cane ritorna su emissioni di Erice, Motya e Panormos (17).

Il cirneco era un cane impiegato in Sicilia anche per la caccia al cervo, come attestano iil didramma di Segesta presentato a Fig. 13, una emissione di bronzo di Agyrion (Fig. 14) (18) e una eccezionale di fine V secolo dei Piakinoi, sul cui R/ (Fig. 15) è raffigurata la scena – ambientata in un bosco di querce, come suggeriscono una foglia di quercia e una ghianda disegnate ai due lati – di un cane dal muso lungo, “che, abbattuta una cerva, sta per sgozzarla”(19). Degna di attenzione è una emissione dei Mamertini, probabilmente celebrativa del dominio dei medesimi in zona adranita, ad es. ad Ameselon (Regalbuto), donde gli stessi furono snidati da Gerone II nel 270 a. C. (20), la quale raffigura al D/ una testa elmata di Ares, preceduta dalla legenda 'Adranou, e al R/un cane stante a d., etnico Mamertinon in esergo (Fig. 16): essa va letta a riscontro di una di minore modulo, con Testa elmata e legenda 'Areos al D/, e al R/ una Lira (21).
Il dio Adranos, eponimo del fiume e della città fondata nel 400 a. C. da Dionisio I, presentava connotazioni guerriere, come suggerisce anche l'episodio connesso con la battaglia tra Timoleonte e Iceta, allorchè la statua del dio avrebbe scosso la lancia e il volto si sarebbe coperto di sudore (22).
Il santuario di Adranos era custodito da gran numero di cani, estremamente intelligenti e certamente della razza del cirneco, descritti in Eliano come “superiori per bellezza ai cani Molossi e anche per grandezza”, i quali assolvevano la funzione di accompagnare i pellegrini, che vi si recavano, pronti a punire i malvagi (23).
In una metopa di Selinunte, finemente analizzata da Cl. Marconi (24), è rappresentata la scena dell'assalto di cani cirnechi inferociti contro il loro padrone, il cacciatore Aktaion, un efebo nudo, con una pelle di cervo sul dorso, scambiato per questo animale per volere di Artemide, che assiste impassibile (Fig. 17): essa riflette la tradizione mitica, accreditata a Megara Nisea, metropoli di Selinunte, che sarebbe stata diffusa da Stesicoro imerese (Pausan. 9, 2, 3-4) (25).
Su un cratere di Boston (26) il cacciatore Aktaion, in sembianze di efebo nudo, assalito da tre cirnechi inferociti, presenta sulla fronte due cornetti cervini (Fig. 18).

La iconografia del cacciatore Aktaion, nella nudità eroica, accompagnato dai fedeli cani cirnechi, deve avere costituito modello agli incisori dei conii monetali di Segesta, ormai in avanzato processo di ellenizzazione, per la figurazione dell'eroe eponimo, un efebo nudo cacciatore col berretto dietro la nuca, la clamide pendula dal braccio sinistro, due lance nella mano sinistra, stante ma col piede sinistro su un rialto roccioso, in quanto conio davanti ad una piccola erma, accompagnato da cani cirnechi (Fig. 12) (27).
Note.
1) Cfr. Enciclopedia del cacciatore, Fabbri ed., Milano 1967, pp. 102-103.
2) “Cirneco”, in Ricerche Linguistiche, I 1950, pp. 268-270: vedi, S. Cl. Sgroi,
Diglossia. Prestigio e varietà della Lingua Italiana, Enna 1994, pp. 377 ss.. Minor credito sembra meritare una connessione col nome greco dell'isola di Corsica, Kurnos in una forma dell'etnico kurnaios/Kurnai(k)os.
3) C. Dobias-Lalou e R. A. Gwaider,
From the cemeteries of Cyrene, Libya Antiqua, 1997, p. 28: commentato da Fr. Chamoux,
Chiens cyrénéennes, in CRAI, 2001, pp. 1307-1313 = Quaderni di Archeol. della Libia, 18/2003, Studi in mem. Di Lid. Bacchielli. Ringrazio la Prof.ssa Dobias-Lalou per l'invio del suo articolo e per l'utile scambio epistolare.
4) Cfr. Br. Freyer-Schauenburg, Kuon Lakonos-Kuon Lakaina, Antike Kunst 13, 1970, pp. 95-100, con Tavv. 45-47 (donde Fig. 3) = BE 1972, 144 (cfr. J. S. Traill,
Persons of ancient Athens, 11, Toronto 2002, p. 18 nr. 601079).
5) Cfr. ad es. F. E. Brenk,
The KAI SY Stele in the Fitzwilliam Museum, Cambridge, ZPE 126, 1999, p. 169-174.
6) Guide Compact De Agostini, Cani, Novara 2003, p. 175, “Cane dei Faraoni” (ringrazio la Prof.ssa Graziella Lombardo per le preziose informazioni sui cani!).
7) Vedi avanti a n. 22-23.
8) P. Orsi, in N S, 1895, p. 133 (sep. CCX), pur tralasciando di presentarne una figurazione, a n. 1 precisa che “il Prof. G. B. Grassi della Regia Università di Catania non esitò a riconoscere tale specie (di cane cirneco) nella nostra terracotta, la quale perciò ha un certo valore zoologico, in quanto sin qui di rappresentazioni antiche non si possedevano che quelle su monete di Segesta e Panormo” (cfr. E. Ciaceri,
Culti e Miti nella storia dell'antica Sicilia, Catania 1911, p. 130). Debbo alla cortesia della Dott.ssa C. Ciurcina, Direttrice del Museo Archeologico di Siracusa, la foto (Fig. 6) e il relativo permesso per la pubblicazione.
9) Cfr. G. Manganaro,
Raffigurazioni di fauna e flora nella monetazione in bronzetti e su anelli della Sicilia Greca, Stuttgarter Kolloq. Zur Histor. Geogr. Des Altertums, 5, 1993, p. 218 s. con Tavv. XLIV-V, 1s.

10) Visto e fotografato tanti anni or sono presso un collezionista scomparso. Un esemplare simile in C. A. Di Stefano,
Bronzetti figurati del Museo Naz. Di Palermo, Roma 1975, p. 101 nr. 184; cani anche ai nrr. 136 ss.
11) Cfr. D. M. Robinson,
Excavations at Olynthus, X 1941, p. 195-96 (con ricca bibliografia a n. 25), Tav. L613-622 (cfr. Fig. 10). Il terminale è descritto costantemente “a Swan's head” (testa di cigno). Per esemplari di Kyathos, di epoca ellenistica, con bibliografia aggiornata, cfr. G. Zahlhaas,
Die Sammlung Marie Luise und Dr. Th. Dexel (Braunschweig), Muenchen 2003, p. 89 nr. 131.
12) G. Pugliese Carratelli,
Dalla stipe dell'Athenaion di Ialysos/, PP 328, 2003. pp. 71-73. Esemplari di kyathos a Lindos (Chr. Blinkenberg,
Lindos Fouilles de L'Acropole, 1902-1914, I,
Les petits objets, Berlin 1931, nrr. 796-98, Tav. 32) (Robinson, cit. p. 195 n. 25).
13) Robinson, cit., p. 196 n. 26 (cratere e kyathos rinvenuti insieme).
14) Molte identificazioni di cani sulla monetazione, anche se non sempre correttamente indicate le zecche, già in F. Imhoof- Blumer e O. Keller,
Tier-u. Pflanzenbilder auf Muenzen un Gemmen des klass. Altertums, Leipzig 18889, Tav. 1, 37-38; indi in O. Keller,
Die antike Tierwelt, Leipzig 1909 (Va richiamato anche J. M. Toynbee,
Tierwelt der Antike, Uebersetz von M. R. Alfoeldi und D. Missbeck, Mainz a. Rh. 1983, pp. 94 ss.). Per la monetazione siceliota, vedi, BMC,
Sic., pp. 130; 26 nr. 8; 129; 109 e anche, R. Calciati, CNS, III, Mortara 1987, p. 195-200 (Piakos); p. 132 nr. 16 (Agyrion); I, 1983, p. 379 (Paropos); p. 99 (Mamertini). Per Paropos un nuovo esemplare in Astarte, Asta XIV, Lugano, aprile 2004, nr. 156.
15) Cfr. G. E. Rizzo,
Monete Greche della Sicilia, Roma 1946, p. 285 s., Tavv. 61-63 (per le varianti). Vedi, A. Dubourdieu,
Le chien de Segeste, Kokalos, 36-37, 1990-91, p. 51-83. Per il cane, “parasemon segestano”, cfr. Cl. Marconi,
Storie di caccia in Sicilia, Il Giorn. Studi Area Elima, Erice 1997, pp. 1071 s. bibliografia aggiornata in M. Caccamo Caltabiano,
Il Pansicilianesimo e l'annuncio di un'era nuova. Su alcuni tipi monetali di Siracusa e di Erice dell'epoca dei Maestri Firmanti, IV Giorn. Studi Area Elima, Erice 2000, Atti, I, Pisa 2003, pp. 105 ss. p. 121 n. 51.
16)
Griech. Muenzen. Aus der Samml. Eines Kunstfreundes, Aukt. 28. Mai 1974, Zuerich, Bank Leu, pp. 142-45nr. 100; nr. 99, con ingrandimento, donde le Figg. 12 e 13.
17) K. Jenkins,
Coins of Punic Sicily, RSN 50, 1971, pp. 27 ss., Tavv. I, 14 s. - IV; VI. Vedi anche, C. M. Kraay, ACGC, london 1976, p. 227 s., nrr. 852, 859-860, 863; A. Campana, Eryx, Panorama Numismatico, 1997, pp. 225 s. , 230-250, e il mio art.,
Ancora sul micron kerma siceliota, RBN 145, 1999, pp. 66-67.

18) Cfr. Calciati, cit., III p. 132 nr. 16 (vedi, nr. 12, in cui si suole identificare l'animale come leopardo).
19) Cfr. G. E. Rizzo, cit., p. 272 s. ;
Antikenmuseum Basel + Sammlung Ludwig, Griech. Muenzen aus Grossgriechenland und Sizilien, von H. Cahn e Altri, Basel 1988, p. 116 nr. 396 (= Fig. 13). Per la identificazione di Piakos con il Mendolito, a breve distanza dall'Adrano greca, cfr. il mio art.,
Bronzetti configurati votivi e Amuleti della Sicilia greca (Dall'Arcaismo all'Ellenismo), MedAnt VI 2, 2003, p. 771, n. 21-22. Figurazioni di cirneco si ritrovano nei mosaici della Villa di Piazza Armerina, nella “piccola caccia in Sicilia” con la scena al cui centro il governatore della provincia pranza sotto una tenda (al di sopra lo stesso con i suoi soldati di scorta sacrifica ad una statua di Artemide): tutto intorno sono istoriati episodi di caccia, al cervo con la rete, all'irsuto cinghiale (dietro è raffigurato un cirneco, davanti è un molosso!), alla lepre inseguita da cirnechi, che in una scena in alto assaltano una volpe (Fig. 19).
20) Diod. 22, 13, 1. Cfr. G. De Sensi Sestito,
Gerone II. Un monarca ellenistico in Sicilia, Palermo 1977, pp. 45-51.
21) Cfr. M. Saerstroem,
A Study in the Coinage of the Mamertines, Base-Lund 1940, p. 80. Tav. XVIII; p. 116 nr. 298 Tav. XXXVI.
22) Plutarc.,
v. Timol. 12, 9.
23) Aelian., N. A. , XI 20 = Nymphodor., FgrHist, 572, F 9: cfr. N. Cusumano,
I culti di Adranos ed Efesto. Religione, politica e acculturazione in Sicilia tra V e IV secolo, Kokalos 38, 1992, p. 155 s.; A. M. Prestianni Giallombardo,
Divinità e culti in Halaesa Archonidea, IV Gior. St. Area Elima, cit., III, pp. 1071 ss. Non è condivisibile l'opinione, riecheggiata in RE, VIII 2, 1913, 2549-2552 (Orth), che i cani di Adrano fossero Molossi. In Aelian., N. A., XI 3 una tradizione simile è riferita per il santuario di Efesto in Aitna (Inessa) (Prestianni Giallombardo, cit., p. 1096, n. 89).
24) Cl. Marconi,
Selinunte, Le metope dell'Heraion, Modena 1994, pp. 258 ss. Per un inquadramento del mito di Aktaion nel tema del
theomachos, cfr. W. Nestle,
Legenden vom Tod der Gottesveraechter, Arch. Rel. Wiss. 33, 1936, pp. 246-269, 251; per le tradizioni letterarie, L. R. Lacy,
Aktaion and a lost “Bath of Artemis”, JHS 110, 1990, pp. 26-42.
25) Per le varie versioni, cfr. Marconi, cit., p. 258 s.
26) Cfr. già Fr. Willemsen,
Aktaionbilder, JDAI 71, 1956, p. 39, Fig. 2: in Marconi, cit., p. 259, Fig. 117 e p. 263 s., la figurazione (Fig. 18) attribuita correttamente al pittore di Lykaion. Vedi, LIMC, I 1, 1981, pp. 454-465 (L. Guimond), e in particolare, per la presenza di corna cervine sulla fronte dell'eroe, p. 458, D, 33 a; 39; p. 461.
27) Naturalmente va esclusa la identificazione del cacciatore segestano con Pan, proposta da L. Lacroix,
Monnaies et Colonisation dans l'Occident grec, Bruxelles 1965, p. 63, accolta da C. Kraay, cit., p. 227: vedi ad es., L. Mildenberg,
Kimon in the manner of Segesta, Actes 8. CIN, 1973, Paris 1976, p. 115 s.
Nota bene. Il presente articolo, originariamente pubblicato sulla rivista "Quaderni Catanesi di studi antichi e medievali", 2004, viene qui ripubblicato per gentile concessione dell'autore, Prof. Giacomo Manganaro, già docente di Storia greca, Numismatica antica ed Epigrafia greca e romana presso l'Università di Catania. Le immagini sono tratte dal testo cartaceo medesimo.