C a t a n i a C u l t u r a . c o m



Triplici Cinte

Marisa Uberti, Giulio Coluzzi
I luoghi delle Triplici Cinte in Italia. Alla ricerca di un simbolo sacro o di un gioco senza tempo ?
Eremon Edizioni.
Prefazione del dr. Roberto Volterri
ISBN: 978 - 88 - 89713 - 11 - 2
Pag. 336 - Foto b/n e inserto colore
Prezzo: euro 19,00

Dopo tanti anni di ricerca divulgata via web, la webmaster del sito www. Due Passi Nel Mistero .com si cimenta con la carta stampata e lo fa insieme ad un amico e collaboratore di vecchia data, Giulio Coluzzi, webmaster del sito www. Angolo Hermes .com. Il tema che sono andati ad investigare riguarda la Triplice Cinta, come dice il titolo, che ha in sè un interrogativo: un gioco antico o un simbolo sacro? Attraverso un excursus dalla preistoria ai nostri giorni, passando attraverso il medioevo e ai Templari (che con ogni probabilità lo incisero nella cella di prigionia del castello di Chinon), i due autori forniscono con questo saggio un compendio di quanto fino ad oggi si conosce in merito a questo ubiquitario graffito, accompagnato da un nutrito censimento teso ad analizzarlo nel contesto in cui è stato ritrovato: presente su rocce rupestri, su gradini di cattedrali o pozzi, sui parapetti dei chiostri, sull'uscio di abitazioni, su pavimentazioni stradali, in grotte segrete su pareti verticali, all'interno di chiese e campanili e...sul retro di molte scacchiere moderne. Il lavoro prodotto si presta così ad essere anche una valida guida per scoprire e andare a visitare i luoghi della Triplice Cinta in Italia.
Per tutte le informazioni, è possibile naturalmente contattare i rispettivi autori del libro:
webmaster @ due passi nel mistero .com - info @ angolo hermes .com



FAI


   
ISCRIZIONI, GRAFFITI, FIGURE ALCHIMISTICO-ESOTERICHE, (E FANTASMI ?) SULLE PARETI DEL CASTELLO URSINO A CATANIA
di Ignazio Burgio.



nave Dal XVI sec. fino al 1838, il Castello Ursino di Catania venne adibito a prigione, in seguito a vasti lavori murari che suddivisero i grandi saloni del pianterreno in un gran numero di celle o “dammusi”, che come si può ben immaginare, oltre che buie e malsane finirono per essere infestate da topi ed insetti.

Sui muri e gli stipiti delle porte – lì dove era più facile scrivere ed arrivava un po' più di luce - gli sventurati che vi erano rinchiusi tracciarono scritte e disegni che ancora oggi si possono osservare.

Fra le immagini spiccano in primo luogo le riproduzioni di navi dell'epoca, di grandi e piccole dimensioni, e delle mura merlate - con tanto di cannone al momento dello sparo – probabilmente del Bastione di San Giorgio: tutto ciò insomma che i prigionieri riuscivano a vedere del mondo esterno, considerato che fino al 1669, la mole della fortezza era a ridosso del mare.



cannone      nave      cannone



Altro esempio sono teste e volti generalmente disegnate di prospetto, talvolta con intenzione caricaturale, con i capelli irti.
Un'altra serie di immagini riproducono poi disegni geometrici e simbolici: stemmi araldici, croci patenti, come quelle degli ordini monastico-cavallereschi, oppure le tre croci del calvario che come le raffigurazioni di cuori testimoniano il sentimento di sofferenza dei condannati che equiparavano la loro pena a quella del Cristo crocifisso.

graffito-portico      croce patente      croci


In questa serie è compresa forse l'immagine più misteriosa fra tutte, situata sotto il grande arco del cortile, ovvero una grande croce annodata accompagnata dalle figure della scala, dei chiodi, della tenaglia e del martello. La studiosa Marisa Uberti ha identificato all'estremità di ogni braccio della croce dei caratteristici "Nodi di Salomone", figure simboliche della letteratura ermetica ed alchimistica del periodo medievale e rinascimentale. L'intera figura potrebbe costituire un unico grande "Nodo salomonico" cornernente la Resurrezione più che la Passione. Ovviamente rimane un mistero chi fu ad inciderla ed a quale preciso scopo (Marisa Uberti, vedi bibliografia).

Nodo di salomone


Numerose sono poi le iscrizioni lasciate sempre sui muri o le porte da prigionieri evidentemente alfabetizzati, molte in dialetto siciliano, talvolta anche in latino: “...Per lo più l'iscrizione comincia con la data che, di solito, è quella della carcerazione: segue poi il nome e quindi la formula pressocchè costante "vinni carceratu". A proposito delle date ricorderemo che le iscrizioni recanti la data più antica si trovano nella sala che contiene la Cappella con le camere adiacenti; ma non si risale oltre il 1526...” (Guido Libertini, 1940).
L'iscrizione più lunga si trova sull'architrave di una porta, nella quale un certo capitano Fabio Laurifici dichiara di essere stato imprigionato “sub pretestu che non andava a bardari (sorvegliare) lu so carceratu”.

iscrizione


Non mancano anche sentenze e massime: “...Un tale, sugli stipiti della porta del lato meridionale del cortile, ha voluto accennare alla eterna mutabilità delle sorti umane, e ha scritto: "Mundus rota est", che equivale a dire: "Oggi a me domani a te". Uno di questi amanti delle sentenze fu rinchiuso nella mezza torre di ponente dove riempì addirittura le pareti, intonacate di fresco, con massime chiuse entro rozze cornici. “Memorare novissima tua et in eternum non peccabis”, dice una di esse attinta all'Antico Testamento dove “novissima” son da intendere Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Accanto leggiamo, invece, un consiglio molto cinico dello stesso: "Ubi bonum ibi patria"; la patria è dove si sta bene.... Autore di queste iscrizioni dev'essere un tal Filippo Mancuso che si firma più in basso con gli stessi caratteri, aggiungendo la data (1659) e un più o meno sincero "pro se"...” (Guido Libertini, 1940).

iscrizione      iscrizione      iscrizione


Al pari di molti altri antichi luoghi di prigionia in tutta Italia, insomma anche il castello svevo di Catania reca ancora le tracce, a volte ironiche, a volte commoventi, di coloro che scontarono la loro pena tra le sue mura.
Si dice tuttavia – come in ogni buon castello che si rispetti – che anche nel Castello Ursino non vi siano solo presenze fisiche e materiali: “...pare infatti che a molti dei custodi siano capitati episodi particolari. Sembra che la notte, dopo le due, si verifichino alcuni strani fenomeni: porte che si chiudono da sole, luci e radio che si accendono e si spengono, strane forze che impediscono i movimenti del corpo.
Ci raccontano poi che la notte, tra le stanze, camminino tanti folletti e che una bambina pianga in un angolo e addirittura al centro del salone d'ingresso ci sia addirittura una tomba. Sui muri della stanza e sulle volte, osservando con attenzione, ecco materializzarsi delle figure, non sono subito chiarissime ma piano piano appaiono.
Sul muro sembra un bambino con le mani tese e sull'altissima volta una figura angelica appena percepibile, ma che c'è ! Ma non finisce qui, perchè guardando attentamente le fotografie scattate durante la visita, sono veramente tante le figure che prendono forma: donne, uomini e perfino uno strano animale simile ad un Gremlins...” (da “Il giornale del 'Teresa di Calcutta' di Tremestieri Etneo”, 6 maggio 2009, articolo a cura della Redazione).
Suggestioni ? Illusioni dei sensi ? O forse uno di quei tanti fenomeni che la razionalità scientifica ancora non può - o non vuole - comprendere ?

Bibliografia.

Guido Libertini, Iscrizioni e disegni sui muri del Castello Ursino di Catania, in: Bollettino storico catanese, XVIII, 1940, Catania.

Marisa Uberti, Un curioso graffito nel Castello Ursino di Catania, in: www.due passi nel mistero.com

Il giornale del 'Teresa di Calcutta' di Tremestieri Etneo, 6 maggio 2009.

Nota. Le immagini fra il testo sono state scattate dall'autore.


Questo articolo è stato inserito il 6 marzo 2010.



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