C a t a n i a C u l t u r a . c o m



Triplici Cinte

Marisa Uberti, Giulio Coluzzi
I luoghi delle Triplici Cinte in Italia. Alla ricerca di un simbolo sacro o di un gioco senza tempo ?
Eremon Edizioni.
Prefazione del dr. Roberto Volterri
ISBN: 978 - 88 - 89713 - 11 - 2
Pag. 336
Foto b/n e inserto colore
Prezzo: euro 19,00

Dopo tanti anni di ricerca divulgata via web, la webmaster del sito www. Due Passi Nel Mistero .com si cimenta con la carta stampata e lo fa insieme ad un amico e collaboratore di vecchia data, Giulio Coluzzi, webmaster del sito www. Angolo Hermes .com. Il tema che sono andati ad investigare riguarda la Triplice Cinta, come dice il titolo, che ha in sè un interrogativo: un gioco antico o un simbolo sacro? Attraverso un excursus dalla preistoria ai nostri giorni, passando attraverso il medioevo e ai Templari (che con ogni probabilità lo incisero nella cella di prigionia del castello di Chinon), i due autori forniscono con questo saggio un compendio di quanto fino ad oggi si conosce in merito a questo ubiquitario graffito, accompagnato da un nutrito censimento teso ad analizzarlo nel contesto in cui è stato ritrovato: presente su rocce rupestri, su gradini di cattedrali o pozzi, sui parapetti dei chiostri, sull'uscio di abitazioni, su pavimentazioni stradali, in grotte segrete su pareti verticali, all'interno di chiese e campanili e...sul retro di molte scacchiere moderne. Il lavoro prodotto si presta così ad essere anche una valida guida per scoprire e andare a visitare i luoghi della Triplice Cinta in Italia.
Per tutte le informazioni, è possibile naturalmente contattare i rispettivi autori del libro:
webmaster @ due passi nel mistero .com - info @ angolo hermes .com



Archeologia e cultura

Nel numero di agosto:
Uno scenario unico, irreale e indimenticabile: Civita di Bagnoregio.Quando i Papi avevano paura di morire troppo presto. Il bello della brutta copia: il ruolo della carta nello sviluppo culturale italiano nel medioevo.Filippo Tommaso Marinetti, il profeta dell’avanguardia che inventò il futurismo. Dalla Terra alla Luna – Quarant’anni dopo.



FAI






       
QUASI UNA FAVOLA
di Nevio Del Monico.

La ricerca di nuovi materiali chimici non aggressivi è fondamentale anche per il restauro e la conservazione dei beni artistici, specie se si tratta di grandi capolavori da considerarsi patrimonio dell'umanità. In questo articolo il prof. Nevio Del Monico, ricercatore ed esperto in Scienza della Conservazione, porta come esempio il determinante contributo che diede egli stesso una decina d'anni fa al restauro di una delle più note statue del Canova, quella di Paolina Borghese nelle "vesti" di Venere.

particolare della Venere del Canova Mi trovo nel mio laboratorio, intento a trovare un metodo per rendere omogenea una miscela di esteri metacrilici con un perfluoropolietere. Mi fermo lasciando correre lo sguardo sulla distesa di campi coltivati e, quasi inconsciamente, accendo il televisore. Rai tre sta illustrando un servizio di Michele Mirabella all'interno della Galleria Borghese, cantiere complesso di restauro.

Il direttore, Alba Costamagna, appare sullo schermo illustrando i lavori e presenta le restauratrici incaricate del recupero più importante e delicato : Elisabetta Caracciolo ed Elisabetta Zatti, entrambe esperte ed appassionate, già laureate all' I.C.R. di Roma, assistite e supportate dal prof. Ulderico Santamaria. Oggetto dell'intervento è Venere Vincitrice : Paolina Borghese.

Senza enfasi e superbe manifestazioni di albagìa, Elisabetta Caracciolo esordisce: “vi prego, se qualcuno sa e può, ci aiuti perchè non sappiamo come ripulire il marmo del Canova“.

Splendida innocenza e generosità responsabile, che pone sovra tutto il bene dell'oggetto nell'umile coscienza dei limiti, inevitabili solo da chi ha acquisito la matura capacità del ben fare.

Immediatamante chiamo la Costamagna e la Caracciolo, preparo pochi litri di Carbolit (da me ideato e prodotto). Parto per Roma ed entro non senza timore nel cantiere di restauro, che rapisce e inonda i sensi di fascino e sovranità sacrale.

laboratorio dell'ICR

Senza esitazione alcuna, nonostante i timori espressi dagli “angeli della Paolina”, applico il mio Carbolit sulla superficie marmorea.

Il materiale agisce con lentezza, profondamente, con azione mirata e autonoma, priva di alterazione o corrosione della struttura litoide, estraendo pian piano quanto alla stessa non appartiene, ridando vivezza e naturalità originarie all'opera di Dio e del genio Suo esecutore. Il lavoro è paziente ma scorrevole, tranquillo ma efficacemente ripropositivo di effetti e sensazioni piacevolmente godute di armonie positive.
Anche il letto in legno decorato subisce lo stesso trattamento, scoprendo l'originale cromia ed il rilucere delle dorature, prima dell'intervento di ripristino del meccanismo di rotazione messo a punto dalla Sectile s.n.c. e della realizzazione dei gradini in legno a cura di Carlo Ceccotti.

particolare del restauro


L'ultimo tassello di pulitura viene ripreso, sempre nella trasmissione di Michele Mirabella, alla presenza del Sovrintendente di Roma. Elisabetta applica il Carbolit davanti alle telecamere; ne cade un po' a terra; Mirabella si preoccupa del fatto, ma il Sovrintendente lo rassicura sulla sicurezza e innocuità del materiale.
Così si concludono le riprese televisive di un restauro che si differenzia da tutti gli altri e che perdura integro nel tempo, unico, protetto da un cerante appositamente concepito.

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La Paolina Borghese del Canova è emersa, dal restauro, come era logico attendersi. La materia plasmata dal Maestro è di qualità eccezionalmente pura e splendente.
La grana del marmo statuario ha riacquistato la levigata limpidezza conferitagli dallo scultore e i difetti provocati sulla superficie e in profondità dall'assorbimento normalmente irreversibile di cere bollenti, non ostacolano più la perfetta visione dell'opera, ridonandole il momento magico della sua nascita.
Mi appartiene la gioia e l'orgoglio di essere stato l'unico in grado di ottenere “la restituzione dell'esatto timbro cromatico, il recupero del livello ottimale della levigatura“ (Alba Costamagna).


retro della Venere del Canova


Nota dell'autore. La non menzione dei materiali nel testo deriva da norme burocratiche, ma il mio nome è stato inserito nell'elenco dei collaboratori al restauro, nel libro titolato Venere Vincitrice-Edizioni dell'Elefante&BNL del 1997.

Nota. Il presente articolo e le relative immagini sono qui pubblicate per gentile concessione del prof. Nevio Del Monico.

Altro articolo del prof. Nevio Del Monico: "CAUSE DI DEPERIMENTO E METODI DI CONSERVAZIONE DELLE OPERE D'ARTE IN PIETRA ESPOSTE".


Questo articolo è stato inserito il 30 marzo 2010



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