C a t a n i a C u l t u r a . c o m

PUEBLO BONITO E I MISTERI DEGLI ANASAZI: UN CLASSICO ESEMPIO DI ARCHEOASTRONOMIA E PALEOCLIMATOLOGIA APPLICATE ALL'INDAGINE STORICA
di Ignazio Burgio.

Nel Sud-Ovest degli attuali Stati Uniti si trovano le rovine di una civiltà indiana sedentaria scomparsa misteriosamente alla fine del XIII secolo. Per cercare di far luce sui suoi tanti aspetti oscuri - che in gran parte ancora permangono - gli studiosi americani sin dall'inizio del XX secolo si sono avvalsi dell'ausilio di nuove discipline come l'archeoastronomia (lo studio delle conoscenze astronomiche degli antichi) e la ricostruzione del clima del passato, o paleoclimatologia appunto, un ramo della quale, la dendrocronologia, ovvero l'analisi cronologica degli anelli all'interno dei tronchi degli alberi, fu messa a punto nel 1929 proprio in relazione agli studi sugli Anasazi.

grandi casas degli indiani Anasazi a Pueblo Bonito Nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, dove le frontiere dell'Arizona, Nuovo Messico, Utah e Colorado si incrociano, si trovano le spettacolari rovine di una delle culture indiane più misteriose del nord-America: gli Anasazi, termine Navajo che sta per "antichi" (o, secondo altre interpretazioni, "antenati nemici").
I resti dei loro villaggi - chiamati in lingua spagnola, Grandi Casas - dove si ergono edifici anche a più piani con centinaia di camere, ci rivelano una cultura parecchio evoluta vissuta in un periodo storico che va dall'inizio dell'era cristiana fino al XIV sec. d. C., per poi terminare improvvisamente per cause solo in parte chiarite. I loro attuali discendenti sono i componenti di alcune tribù indiane tra le quali in particolare quella degli Hopi.
Si sa comunque che gli Anasazi erano un popolo agricolo e sedentario, quindi non di cacciatori nomadi come gli indiani delle praterie più a nord. Il loro periodo più florido fu quello tra il IX sec. d. C. e la seconda metà del 1100, epoca alla quale appartengono i loro insediamenti più significativi nel Chaco Canyon, fra i quali spicca in particolare Pueblo Bonito. I reperti archeologici di questa località presentano aspetti ancora poco chiari. Tutto il complesso è costituito da un unico grande edificio a forma di ferro di cavallo e suddiviso in quattro-cinque piani con 700-800 stanze. Accanto ad esso si trovano due grandi fosse circolari più altre 37 di dimensioni minori. Queste costruzioni chiamate in lingua hopi kiva, presentano al loro interno come caratteristica comune un foro al centro. Gli archeologi assegnano a Pueblo Bonito la funzione di alloggio per sacerdoti e pellegrini - sia residenti che provenienti da fuori - ed ai kivas un uso religioso e cerimoniale. Sempre secondo le tradizioni orali hopi questi ultimi venivano utilizzati per rievocare il "ritorno alla luce" dei loro antenati, dopo essere rimasti nascosti in grotte sotterranee in seguito ad uno spaventoso diluvio.
Altro aspetto enigmatico di questa località sono una serie di raffigurazioni sulle rocce circostanti che ritraggono piedi con sei dita. Sebbene altri esempi di questo tipo si trovino anche in altre zone, il loro significato è ancora sconosciuto.

Grazie alla loro evoluta organizzazione economica, gli Anasazi dovevano rappresentare una società numericamente rilevante, con parecchie migliaia di abitanti come testimoniato anche dall'entità delle rovine, e con una cultura alquanto complessa e raffinata. Produssero un genere di ceramica molto ricercata e gioielli di pietra turchese il cui maggiore centro di produzione era proprio nel Chaco Canyon. Inoltre alcune raffigurazioni pittoriche su pareti di roccia adiacenti ai villaggi testimoniano il loro interesse per i fenomeni celesti. A Penasco Blanco, un altro grande insediamento, alcuni pittogrammi su roccia raffigurano il sole, la luna ed altre immagini che secondo alcuni studiosi potrebbero riferirsi alla supernova del 1054 ed alla cometa di Halley nel 1066. In realtà tutto il sito di Chaco Canyon costituisce un vero paradiso per gli studiosi di archeoastronomia, cioè la disciplina che si occupa delle conoscenze astronomiche degli antichi e dei resti che riportano tali tracce. Secondo l'opinione di una nota studiosa del sito di Chaco Canyon, Anna Sofaer, tutte le maggiori costruzioni degli Anasazi, come ad esempio il grande kiva di Casa Rinconada, presenterebbero significative connessioni con i fenomeni astronomici solari e lunari. Nel sito di Fajada Butte, inoltre, le ombre del sole e della luna si proiettano su alcuni petroglifi a forma di spirale durante i solstizi, gli equinozi, e le fasi lunari. L'attenzione di questo popolo per l'astronomia potrebbe sembrare logica essendo la loro economia fondata sull'agricoltura e quindi anche sui cicli meteorologici stagionali. Ma come vedremo più avanti essa presenta anche aspetti di ossessivo perfezionismo difficili da interpretare.

Il fattore base che consentì agli Anasazi di crescere e svilupparsi anche culturalmente fu naturalmente l'agricoltura, basata sulla coltivazione del mais. L'epoca di maggior prosperità di questo popolo fu caratterizzata in tutto il pianeta da favorevoli mutamenti climatici che condizionarono in maniera fondamentale molte delle grandi civiltà del mondo. A partire infatti dalla seconda metà dell'VIII secolo - l'epoca di Carlo Magno in Europa, tanto per intenderci - il clima, che a livello planetario era rimasto tendenzialmente freddo fin dal IV - V secolo d. C., divenne mediamente più caldo e ottimale, raggiungendo il suo apice proprio intorno all'anno mille, allorchè si verificarono le maggiori fasi di arretramento dei ghiacciai e di restringimento delle calotte polari. L'agricoltura se ne avvantaggiò, ed i raccolti divennero sensibilmente più abbondanti. Le maggiori risorse alimentari consentirono alla gente di nutrire meglio se stessi ed i propri figli, e ciò significò sia una maggiore resistenza a tutte le malattie, sia soprattutto una significativa riduzione della mortalità infantile. Così come in Europa ed in altre civiltà fondate sull'agricoltura, anche fra gli Anasazi dovette verificarsi una fase positiva di crescita demografica, dal IX secolo fino alla fine del Duecento, che non mancò di influenzare, oltre che l'espansione urbana, la struttura sociale e la sua stessa dinamica. Alcune tradizioni Navajo relative a Pueblo Bonito parlano di un personaggio, chiamato "il Giocatore", che sarebbe riuscito a sottomettere tutti gli altri suoi concittadini per mezzo di incantesimi e stregonerie. Tramite il suo potere avrebbe fatto costruire un gran numero di edifici prima di venire a sua volta detronizzato e decapitato in seguito ad una rivolta.

Leggende a parte, alcuni studiosi ritengono che Pueblo Bonito fosse governata da re-sacerdoti che si occupavano oltre che della vita religiosa anche degli aspetti più materiali, in particolare dell'approvvigionamento alimentare. La vitale responsabilità di garantire una sufficiente produttività agricola ad un gran numero di famiglie dovette certamente ricadere sulle figure sacerdotali che, così come pregavano per l'abbondanza dei raccolti, si adoperavano anche per la costruzione e la manutenzione di dighe, canali, ed altre opere di drenaggio scoperti dagli archeologi negli anni '70 del secolo scorso. A quanto pare però non si limitarono a questo ma - come diremmo oggi - promossero anche l'immagine di Pueblo Bonito e di tutto il Chaco Canyon come località sacra in tutto il territorio circostante. Uno studio effettuato recentemente dall'Università del Colorado ha dimostrato che a Chaco Canyon giungeva molto granturco anche da fuori tramite un sistema di strade lungo almeno 400 miglia che collegava il centro degli Anasazi a più di 150 altre località tutt'attorno. Inoltre, come dimostrerebbe il ritrovamento di penne ornamentali di pappagalli ed altri uccelli, pare che attraverso queste vie giungessero merci anche dal Messico settentrionale. L'alto livello tecnico ed organizzativo di questo popolo viene dimostrato proprio dalle numerose strade, molti aspetti delle quali rappresentano un vero rompicapo per i ricercatori. Nelle vicinanze degli insediamenti esse sono larghe anche 8-10 metri il che è strano per una cultura che, come tutte quelle americane, non utilizzava nè carri su ruote nè bestie da soma. Inoltre molte di esse conducono dalle "grandi case" e dai kivas fino a sorgenti d'acqua o luoghi sacri. Ciò porta ad immaginare che molte brevi strade nonchè alcuni tratti di quelle più lunghe potessero essere usate a scopi religiosi, come ad esempio processioni. Fra le tante strade spicca, in particolare, la cosiddetta "Grande strada del nord", il cui tratto principale lungo una ventina di chilometri è orientato sull'asse nord-sud con una tale precisione che oggi può essere superata solo con i moderni sistemi satellitari.

Gli archeologi ritengono che Chaco Canyon fosse diventato in quel periodo sia un centro politico-amministrativo della regione circostante, sia soprattutto un centro cerimoniale verso il quale confluivano periodicamente migliaia di pellegrini. Alle loro necessità di cibo ed alloggio provvedevano i magazzini e gli edifici più grandi come quelli appunto di Pueblo Bonito. Secondo una delle ultime scoperte, pare inoltre che durante le cerimonie religiose gli Anasazi praticassero il cannibalismo rituale. Esami di feci fossili e di residui di cottura hanno recentemente confermato il sospetto che gli archeologi avevano sin dagli anni sessanta dopo il ritrovamento di crani fratturati e di ossa private del midollo.

Tutto quanto detto fin qui in realtà è solo la ricostruzione più probabile della struttura socio-economica e dello stile di vita degli Anasazi. Non avendo questo popolo lasciato testimonianze scritte di alcun genere, gli studiosi sono costretti a basarsi unicamente sui reperti archeologici e sui modelli socioculturali di analoghe civiltà agricole. Ed ovviamente sono ancora molti gli interrogativi ed i punti pochi chiari. Ma il vero fascino degli Anasazi, forse, sta nel fatto che gli elementi ancora da chiarire fino a questo punto della loro storia (il XII sec. d. C.) sembrano dettagli accademici di fronte ai ben più sorprendenti misteri che accompagnano il loro declino e la loro scomparsa.
Quando nel 1888 due uomini a cavallo capitarono per caso nel Chaco Canyon, scoprendo così il centro principale degli Anasazi, si trovarono di fronte ad un luogo - come riferirono in seguito - dove la vita sembrava essersi fermata all'improvviso. Oggetti, utensili, stoviglie, erano ancora intatti e lasciati ordinatamente nelle stanze dove erano stati usati per l'ultima volta. Solo gli abitanti sembravano improvvisamente scomparsi.
Comunque sia, è un fatto che nella seconda metà del XIII secolo la vita a Chaco Canyon cessò del tutto, il sito da quel momento in poi rimase disabitato, mentre sopravvissero fino al secolo successivo altri centri sempre degli Anasazi, a nord ed a sud dell'antica capitale.
Recentemente l'archeologo americano Stephen H. Lekson confrontando fra loro le date di termine ed inizio delle nuove culture Anasazi dopo Chaco Canyon ha scoperto che queste sono in rapida successione. In altre parole, questo popolo, o almeno parte di esso, si sarebbe spostato più volte per fondare altri centri per poi abbandonarli nuovamente. La migrazioni sarebbero avvenute prima verso nord verso le località oggi chiamate Aztec Ruins e Salomon Ruins, poi verso sud, addirittura a 620 chilometri da Chaco Canyon, in una località chiamata Casas Grandes che oggi si trova in territorio messicano.

I motivi dell'abbandono di Chaco Canyon e delle successive migrazioni rimangono ancora oggi poco chiari. L'ipotesi più probabile vuole che gli Anasazi, come accaduto anche per altre culture, siano rimasti sostanzialmente vittime del loro stesso successo. Una popolazione così numerosa e strettamente dipendente dall'agricoltura risultava inevitabilmente esposta sia ad improvvise carenze di risorse per soprannumero sia alle variazioni climatiche anche di breve periodo. Ci si può aspettare dunque che periodi di crisi agricola anche brevi abbiano sicuramente mandato in crisi i rapporti con tutte quelle località dalle quali gli Anasazi di Chaco Canyon ricevevano grano. Ciò del resto pare confermato sin dalle prime ricerche di paleoclimatologia (cioè lo studio del clima del passato) che hanno individuato periodi di siccità in tutto il territorio circostante a partire dal XII secolo.
Vale la pena di ricordare che proprio le prime ricerche sulle rovine degli Anasazi all'inizio del XX secolo videro la nascita della dendrocronologia, quella branca della paleoclimatologia che si occupa dell'osservazione degli anelli all'interno del tronco degli alberi. Nell'estate del 1929 uno studioso dell'Università dell'Arizona, A. E. Douglass, confrontando sistematicamente i resti di legname prelevati da Pueblo Bonito con i tronchi di alberi millenari ancora viventi nella zona, riuscì a trovare perfette coincidenze tra gli anelli delle due serie di campioni. Dunque fu possibile attribuire con certezza la corrispondenza tra anelli sottili ed anni di siccità, e viceversa l'equivalenza tra anelli più larghi ed anni piovosi. Fu così possibile scoprire che tutta la parte occidentale degli attuali Stati Uniti soffrì di una spaventosa siccità proprio nella seconda metà del XIII secolo, precisamente dal 1271 al 1285. Dal momento che l'agricoltura degli Anasazi era molto semplice e strettamente dipendente dalla regolarità di piogge e fiumi, si può immaginare come quella lunga serie di anni di carestia dovette costituire per quel popolo un colpo durissimo, un vero castigo del cielo. Come suggeriscono anche le opere di fortificazione di altri insediamenti come Mesa Verde, non è escluso che dovessero far fronte anche a conflitti ed attacchi da parte di altre popolazioni indiane colpite anch'esse dalla carestia. Scenari come questi verrebbero confermati dalle analisi dei resti ossei degli abitanti dai quali risulterebbe come nell'ultima periodo della loro storia gli Anasazi soffrissero di malnutrizione e mortalità infantile. Ma anche qui le ricerche danno risultati contraddittori. Uno studio della dottoressa Van West, ad esempio, proverebbe che in realtà in questa fase - nonostante la siccità - queste genti riuscivano ancora a produrre tutto il granturco di cui avevano bisogno. Se ciò fosse confermato non si comprenderebbe allora come mai i loro resti risultino così malridotti.

Sempre il medesimo archeologo Stephen Lekson è rimasto sorpreso da un'altra sconcertante osservazione. Tutte e quattro le principali località degli Anasazi coinvolte nelle migrazioni - Chaco Canyon, Aztec Ruins, Salomon Ruins ed infine Casas Grandes all'estremo sud - si trovano perfettamente allineate lungo uno stesso asse nord-sud che poi coincide attualmente con il meridiano 108 ad ovest di Greenwich. Stephen Lekson ha naturalmente escluso che possa trattarsi di un caso anche perchè osservando meglio l'urbanistica di Pueblo Bonito nel Chaco Canyon ha riscontrato numerosi esempi di allineamenti lungo lo stesso meridiano. La prima domanda che si sono posti allora gli studiosi è naturalmente come siano riusciti gli Anasazi a mantenere un allineamento geografico così perfetto anche a parecchie centinaia di chilometri di distanza tra una località e l'altra. Naturalmente non conoscevano la bussola, ma anche se per assurdo l'avessero usata, questo strumento li avrebbe indotti in errore a causa dello scarto tra il polo nord magnetico (verso cui punta la bussola) e quello geografico. Alcuni ipotizzano che possano aver effettuato lunghe e pazienti osservazioni del cielo notturno al fine di determinare l'esatta direzione del nord, ed a tale scopo si sarebbero serviti anche di sofisticati attrezzi di legno per seguire il movimento delle stelle attorno al polo celeste per poi determinarne esattamente il centro. A rendere più difficile l'operazione interveniva il fatto che a quell'epoca, a causa della precessione degli equinozi, nè la stella polare nè nessun'altra stella indicava il nord come avviene oggi.

L'altro interrogativo che si pongono gli archeologi è naturalmente il significato di tutto ciò. Perchè darsi tanta pena per muoversi esattamente e perfettamente lungo quella direzione e costruire nuovi insediamenti esclusivamente su quel meridiano ? Nonostante qui si brancoli totalmente nel buio più che per qualsiasi altro enigma, forse può venirci in aiuto la storia comparata delle religioni. Presso i popoli antichi non era affatto raro, anzi era buona consuetudine affidarsi scrupolosamente alle proprie tradizioni magico-religiose prima di procedere alla fondazione di nuove città. C'erano da scongiurare i pericoli del viaggio, la possibile ostilità dei nuovi vicini, il rischio di insediarsi in un territorio inadatto e poco fertile. Se non altro si cercava di far di tutto per superare la paura dell'ignoto e partire con la giusta determinazione. Possiamo dunque supporre che gli Anasazi, rassegnatisi ad emigrare in massa spinti dalla fame, considerassero di fondamentale buon auspicio mantenersi perfettamente allineati sia con l'asse nord-sud, sia contemporaneamente con Pueblo Bonito, la loro antica capitale religiosa di cui intendevano serbarne sia la memoria sia il valore.

Chiaramente è solo una delle tante possibili ipotesi, forse una delle più logiche se ci si sforza di immaginare la psicologia di questo antico popolo. Ma non è detto che riesca a far quadrare tutto. Ad esempio gli archeologi hanno osservato che nei nuovi insediamenti mancano i kivas, i templi cerimoniali tradizionali. C'è anche chi ha avanzato l'ipotesi che Aztec Ruins possa essere stata costruita come capitale religiosa alternativa in contrapposizione a Chaco Canyon. E tutto ciò in un clima di decadenza e di ostilità nei confronti delle forme religiose tradizionali, colpevoli di aver fatto mancare loro il cibo. Ma allora perchè continuare nell'ossessiva ricerca del perfetto allineamento con Pueblo Bonito e secondo quel ben preciso meridiano, che oggi corrisponde - come s'è detto - al 108 Ovest da Greenwich ?

Come affermano gli stessi archeologi sono tutte questioni ancora completamente aperte. Probabilmente solo i sempre più raffinati strumenti dell'indagine archeologica potranno portare nuovi elementi che facciano un po' più di luce sui misteri di questo straordinario popolo.

FONTI DI RIFERIMENTO.

www.colorado.edu/Conferences/chaco/open.htm (uno dei siti più aggiornati e completi su Chaco Canyon e sulle discussioni accademiche americane relative agli Anasazi).

www.voyager.rai.it (La scomparsa degli Anasazi).

www.calion.com/archeo/archeoi.htm (I villaggi Anasazi).

www.membres.lycos.fr/ilcrepuscolodeglidei/index.php (I misteri degli Anasazi svelati dal grano di Chaco).

www.ilmanifesto.it/g8/ (La civiltà perduta specchio della nostra di Virginio Bettini - 20/8/04)

www.nps.gov/azru (Aztec Ruins National Monuments)

Le Roy Ladurie, E., Tempo di festa, tempo di carestia, Einaudi, 1982 (da p. 30 vengono riportate le ricerche di Douglass sugli Anasazi e sul metodo di analisi dendrocronologico).

Nota. L'immagine fra il testo è tratta dall'enciclopedia libera WWW.WIKIPEDIA.ORG .

Questo articolo è stato inserito il 20 dicembre 2006.





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