Nuovo articolo. Iscrizioni, graffiti, figure alchimistico-esoteriche (e fantasmi ?) sulle pareti del Castello Ursino a Catania.Sulle pareti interne del Castello svevo al centro di Catania, a ridosso dei vani delle finestre e su stipiti ed architravi delle porte, rimangono ancora numerose iscrizioni, graffiti, e figure, talvolta anche misteriose, tracciate nei secoli passati soprattutto dai prigionieri civili che vi vennero rinchiusi dall'inizio del XVI sec. fino alla prima metà dell'800. Interpretarli e decifrarli significa anche ricostruire le pene e gli stati d'animo dei loro sventurati autori.
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Nuovo articolo. Cause di deperimento e metodi di conservazione delle opere d'arte in pietra esposte, di Nevio Del Monico. I fattori di degrado dei monumenti sono molteplici, tanto da richiedere periodici lavori di pulitura e rifacimento. Ma un restauro non eseguito con i metodi più adeguati spesso peggiora ancor più lo stato delle cose. In questo articolo Nevio Del Monico, restauratore ed esperto in Scienza della Conservazione, illustra sia i fattori ambientali del degrado dei monumenti, sia i meccanismi chimico-fisici sottostanti, mettendo al contempo in guardia contro metodi di restauro che a ben vedere si rivelano in realtà dannosi e controproducenti.
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Nuovo articolo. Il cane cirneco, Aigestes, e Aktaion: realtà antiche e moderne in documenti letterari, figurativi e numismatici, di Giacomo Manganaro. In questo articolo del Prof. Giacomo Manganaro si illustra l'utilizzo nell'antichità dell'immagine del cirneco, cane di origine egizia derivante dallo sciacallo sacro al dio Anubis e tuttora ancora esistente e molto apprezzato dai cinofili specie in Sicilia. In epigrafi, statuette, utensili e naturalmente anche monete dell'età antica, appare l'elegante e inconfondibile figura di questo cane. Esemplari vivi di questo animale erano tuttavia anche i custodi del santuario del dio Adranos esistente anticamente sull'Etna.
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Un catanese per il cinema, di Franco La Magna. Ercole Patti (Catania, 1903 - Roma, 1976), scrittore e giornalista, giramondo come corrispondente di vari quotidiani, fu anche sceneggiatore ed occasionalmente anche attore cinematografico. In questo articolo Franco La Magna ricorda il suo contributo al mondo del cinema, insieme a quello dei suoi romanzi trasferiti su pellicola, come il caso di "Un bellissimo novembre", la sua opera più famosa.
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Il Verismo incolore. Giovanni Verga e i suoi racconti in bianco e nero. Probabilmente ispirato dalla sua passione per la fotografia, all'epoca in bianco e nero, Giovanni Verga utilizzò con molta parsimonia i colori nei suoi racconti e nei suoi romanzi, anche quando doveva descrivere paesaggi e personaggi. Il risultato a livello stilistico fu un contrasto più spiccato fra personaggi e ambiente, sia naturale che sociale, ed anche maggiore efficacia in termini di impersonalità e distacco etico-emotivo, secondo i principi del Verismo. I racconti del Verga insomma, imitando l'obiettivo fotografico, sembrano proprio anticipare i film neorealistici del secondo dopoguerra.
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Le aspirazioni assolutiste di Federico II di Svevia e le rivolte di Messina e Catania. I contrasti tra lo "Stupor Mundi" e i diversi pontefici che si avvicendarono sul trono di Pietro nel corso della sua vita, segnarono il culmine del conflitto ideologico-politico tra Papato ed Impero, significato di tutta l'età medievale. A farne le spese non furono solo i liberi comuni dell'Italia Settentrionale, ma anche alcune città siciliane molto dinamiche dal punto di vista commerciale, in primo luogo Messina e Catania. La loro sconfitta e umiliazione da parte dell'Imperatore Svevo - e successivamente anche da parte dell'esercito di suo figlio Manfredi - segnarono anche la fine dei sogni di libertà comunale da parte delle città del Sud.
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Nino Martoglio, Giovanni Grasso e la grande rivoluzione teatrale di inizio Novecento.
Il luogo comune secondo cui tutti i siciliani sarebbero uomini violenti e dal "sangue caldo", facili a diventare pazzi di gelosia e a sparare senza pietà contro qualunque rivale in amore, anche solo immaginario, ha un'origine ben precisa: più o meno cento anni fa, agli inizi del Novecento, Giovanni Grasso, il più grande attore drammatico della storia del teatro e del cinema muto, scatenava gli entusiasmi delle platee in Italia e in tutto il mondo, portando in scena tutta la sua carica di energia, di violenza, di gelosia, più vissuta che recitata. Per il pubblico teatrale di tutto il mondo abituato fino ad allora ad un tipo di recitazione "ingessata", fondata più sulle parole che sull'espressione corporea, fu una vera rivelazione ed una rivoluzione, ma l'idea che in Italia e all'estero si fecero dei Siciliani, fu quello di gente violenta e sanguinaria. Un luogo comune che Nino Martoglio, scopritore del Grasso e suo capo-compagnia fino al 1904, tentò invano con le sue commedie di contrastare. Leggi l'articolo.
Che fine ha fatto il più grande capolavoro del cinema muto, "Sperduti nel buio" di Nino Martoglio ?
E' poco noto che il poeta e commediografo siciliano Nino Martoglio fondò a Roma una Casa Cinematografica e girò tra il 1914 ed il '15 almeno 3 film muti. Uno di questi, “Sperduti nel buio”, interpretato dal grande attore catanese Giovanni Grasso e dall'attrice drammatica Virginia Balistrieri, viene tuttora considerato un capolavoro del cinema internazionale, in quanto fu il primo film “neorealista” (o meglio “verista”, come allora si diceva) nella storia del cinema. Alla sua trama, alla sua sceneggiatura, e finanche al suo montaggio innovativo, frutto della genialità di Martoglio, si ispirarono sia i grandi registi di Hollywood come Griffith e Chaplin, sia i celebri cineasti russi come Pudovkin ed Eizenstein. L'unica copia del film conservata a Roma fino al '43 andò tuttavia smarrita durante le vicissitudini della guerra. Questo articolo vuole anche essere una base di notizie utili a ritentarne la ricerca ed il suo ritrovamento, in qualsiasi parte del mondo.
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L'arrivo del cinema a Catania - di Franco La Magna. Per la prima volta il “Cinematografo”, “strabiliante meraviglia” accompagnata dal “Grafofon”, giunse nella città etnea nel dicembre 1896 per merito dell’imprenditore Giuseppe Lentini, attraverso “il miracoloso apparecchio Edison” (forse confuso con uno di fabbricazione europea) e poi, poco più di un anno dopo, ancora con “il nuovissimo Cinematografo Reale Lumière”. Cosi Nino Martoglio dalle colonne del suo settimanale “D’Artagnan” annuncia la “straordinaria scoperta”, invitando i catanesi ad accorrere nel gran salone del palazzo comunale e nei locali di via Etnea n. 139 “dopo il palazzo dei Tribunali”, ingresso “appena 50 cent”.
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Federico II di Svevia e gli enigmatici simboli del portico della Chiesa di S. Agata al Carcere di Catania - di Giancarlo Burgio.
Il duecentesco portale della Chiesa di S. Agata al Carcere a Catania, voluto dall'Imperatore Federico II a ricordo della soffocata rivolta della città etnea, presenta simboli e sculture i cui significati sono ancora avvolti dal mistero nonostante nei secoli a noi più vicini diversi studiosi abbiano cercato di interpretarli. Con l'aiuto degli ingrandimenti fotografici, per di più, si notano particolari che tendono a smentire quanto già proposto in passato.
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Le influenze arabe, cistercensi e templari nei castelli di Federico II: gli esempi di Castello Ursino a Catania e di Castel del Monte in Puglia. I castelli siciliani edificati da Federico II di Svevia come il castello catanese, presentano molte somiglianze con le classiche fortezze arabe. Nondimeno inglobano nella loro architettura caratteri tipicamente gotici, in quanto i loro costruttori furono quegli stessi operai cistercensi che nell'Europa continentale edificarono le magnifiche cattedrali francesi. Di diverso stile sono i coevi castelli svevi sorti nell'Italia Meridionale, più legati alla tradizione romanica anche se presentano ugualmente elementi arabi e gotici. Le fortezze militari di Federico II si dimostrano insomma testimoni di quella fusione di correnti culturali e artistiche che per tutto il Medioevo attraversarono l'Italia Meridionale e la Sicilia, con le soluzioni più svariate.
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Le clamorose sorprese dell'Etna: le più recenti scoperte dei vulcanologi. Il fianco orientale dell'Etna sta scivolando verso il Mar Jonio, spinto dal peso delle sue masse rocciose e dalla pressione del magma al suo interno: questo in poche parole quanto hanno accertato in questi ultimi anni i vulcanologi tramite sofisticate strumentazioni e nuovi metodi di indagine. Le conseguenze immediate di un tale imponente slittamento sono i frequenti terremoti che coinvolgono le persone e gli edifici che risiedono lungo i pendii del vulcano. Ma un domani l'intero fianco dell'Etna potrebbe crollare come già accaduto 8000 anni fa, allorchè, probabilmente in conseguenza di una forte eruzione, 35 Km cubi di materiale vulcanico finirono in mare scatenando uno tsunami così potente da devastare le coste dell'intero Mediterraneo Orientale. I vulcanologi tuttavia hanno scoperto ancora altre novità altrettanto inquietanti, ad esempio sulla natura delle attuali eruzioni, e sulla stretta correlazione tra queste ed i terremoti più vasti che coinvolgono episodicamente vaste aree geografiche della Sicilia Orientale.
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Carlo Gemmellaro e l'isola della discordia.“Se l'uomo sente tremarsi sotto a' piedi la terra, e vede una montagna eruttar dalla cima, immezzo ad enormi colonne di fumo, masse di infocate materie, ed aprire i di lei fianchi per dar uscita ad orridi torrenti di lava brucianti e desolatrici, non può non riguardare i fenomeni de' vulcani come i più grandiosi, come i più sorprendenti della natura...”. Così si esprime Carlo Gemmellaro all'inizio della sua “Relazione dei fenomeni del nuovo vulcano sorto dal mare fra la costa di Sicilia e l'isola di Pantelleria nel mese di luglio 1831”. Frutto di una ricognizione scientifica ufficiale verso quella che sarebbe stata più comunemente nota come Isola Ferdinandea, essa venne letta dal medesimo scienziato nell'aula magna dell'Università di Catania il 28 agosto dello stesso anno e rappresenta il resoconto scientifico più dettagliato di quel curioso fenomeno naturale destinato a concludersi nel giro di pochi mesi con l'inabissamento della medesima isoletta.
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Ettore Majorana ed il suo ultimo articolo sulla statistica e le scienze sociali: una nuova ipotesi sui motivi della sua misteriosa scomparsa.
“...Non esistono in natura leggi che esprimano una successione fatale di fenomeni; anche le leggi ultime che riguardano i fenomeni elementari (sistemi atomici), hanno carattere statistico, permettendo di stabilire soltanto la probabilità che una misura eseguita su un sistema preparato in un dato modo dia un certo risultato, e ciò qualunque siano i mezzi di cui disponiamo per determinare con la maggior esattezza possibile lo stato iniziale del sistema...”. E' questo uno dei passaggi chiave dell'unico articolo non strettamente scientifico di Ettore Majorana, il geniale fisico catanese misteriosamente scomparso nel marzo del 1938. Insieme ad altri concetti presenti nel lavoro, vale a farci intendere meglio anche l'opinione che lo scienziato aveva dell'uomo e della sua libertà, e a farci avanzare anche una nuova ipotesi di tipo psicologico sui motivi che lo avrebbero indotto ad eclissarsi.
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L'angelica tavoletta - di Sandro Torrisi. Gli atti del martirio di S. Agata parlano di una tavoletta marmorea deposta nel sarcofago della santa al momento della sua sepoltura. Nonostante la città di Catania conservi la quasi totalità delle reliquie della Santa, questa medesima tavoletta manca tuttavia all'appello. Dove è custodita ? Cosa vogliono dire veramente le otto abbreviazioni che sarebbero riportate su di essa ? E l'analisi radiografica della tavoletta lignea custodita nella Chiesa di S. Agata a Cremona ha contribuito a dare qualche risposta ?
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Le gioie della devozione - di Sandro Torrisi.
"Il trecentesco busto-reliquiario di Sant'Agata adorno delle magnifiche gioie, ci appare come una perfetta silloge della Parola di Dio, secondo il linguaggio medievale delle gemme, gemme incastonate nell'oro il nobile metallo simbolo dell'eternità e del trionfo.
Quest'unico sfavillìo che è al contempo capolavoro della natura e dell'uomo, è dato dai quasi 400 pezzi: anelli e croci vescovili, ciondoli, collane, spille, medaglie, anelli, onorificenze, fiori; i cui elementi d'estetica, di tecnica forniscono un'analisi completa della storia del gioiello siciliano dal XV al XX secolo..."
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Federico De Roberto, I Vicerè ed il film di Roberto Faenza.
Nelle sale cinematografiche il nuovo film del regista Roberto Faenza su I Vicerè, il capolavoro dello scrittore verista Federico De Roberto, napoletano di nascita ma catanese di adozione. L'evento è una prima assoluta dal momento che mai nessun regista prima d'ora ha mai portato sugli schermi cinematografici o televisivi il romanzo pubblicato nel 1894, a causa - secondo le parole del regista - degli ostacoli frapposti dalla Chiesa e dalla politica italiana.
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Una Cinecittà sotto l'Etna: il cinema a Catania nei primi decenni del Novecento.
Tra il 1913 ed il 1916 a Catania non solo vennero girati "kolossal" del cinema muto che fecero molto effetto
all'epoca, ma sorsero anche diverse case cinematografiche, come l'Etna Film, la Katana Film, la Sicula Film,
e la Jonio Film. Anche il commediografo Nino Martoglio
con una sua casa di produzione, la Morgana Film, insieme al grande attore Giovanni Grasso, produsse pellicole
che divennero delle pietre miliari nella storia del cinema internazionale. Poi quella breve stagione d'oro
improvvisamente finì...
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Raccontare in bianco e nero: Giovanni Verga fotografo ed il suo stile
verista. Ogni volta che nel panorama storico di una data epoca
entra in scena un nuovo medium, una tecnologia cioè legata alle comunicazioni di massa,
anche la lingua, le forme stilistiche e le espressioni artistiche vengono sollecitate a
cambiare e ad assumere nuovi caratteri e nuove qualità. E' il caso della letteratura verista
e di Giovanni Verga che condizionato dalla sua passione per la fotografia finì per scrivere
racconti e romanzi senza l'ausilio dei colori, in "bianco e nero". Leggi l'articolo (For the English version click here.)
Giovanni Verga e il cinema: l'eterna battaglia contro cineasti, censura, Mascagni, e...se stesso.
Nell'ultima parte della sua vita Giovanni Verga trascurò la produzione di nuovi romanzi, novelle
e opere teatrali per occuparsi sempre più di cinema. Tra il 1909 ed il 1921, adattò in forma di
sceneggiatura alcune sue opere, strinse rapporti con molte case cinematografiche e di una,
la Silentium Film di Milano, divenne addirittura socio. Ma in realtà disprezzando
"la settima arte" sin dalla sua nascita non riuscì mai ad accettarla completamente, per
i limiti tecnici del cinema dei suoi tempi, ma anche certamente a motivo del suo temperamento.
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