
Gli atti del martirio, dell’Invitta Amazzone Agata, narrano di un singolare episodio verificatosi durante il suo seppellimento: un giovane accompagnato da cento bellissimi fanciulli, di bianco vestiti, depose, all’interno del sarcofago, una tavoletta marmorea con la seguente iscrizione:
Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo et Patriae Liberationem
(la Mente santa, spontaneo l’onore a Dio e la liberazione della patria).
L’iscrizione ridotta alle sole otto lettere ( M. S. S. H. D. E. P. L.) ha avuto, nel corso dei secoli, una notevole diffusione tanto da essere riprodotta, nella sola città di
Catania, in diversi luoghi: sulla porta di sinistra della Cattedrale; sulla tavoletta in cima all’obelisco della fontana dell’elefante; sul campanone del duomo; in un monumento medievale in pietra all’interno della chiesa di
S. Agata la Vetere, sui cartigli retti dai putti delle candelore e su molte campane del mondo. Il testo per esteso è riportato sull’argentea tavoletta posizionata sulla mano sinistra del busto reliquiario della martire Agata.
Catania, dell’Amatissima Patrona, custodisce quasi tutto. Fra le poche eccezioni annovera la marmorea tavoletta. La prima domanda che ci si pone è: dov’è custodita?
La risposta non è facile dato che a tutt’oggi non possediamo documenti d’archivio che possano aiutarci. La tradizione narra di un sacerdote cremonese, intorno all’anno 500, portatosi a Catania per venerare la protomartire siciliana e che in tale occasione abbia trafugato la preziosa tavoletta per custodirla nella sua città.
La città di
Cremona conserva, nella chiesa alla santa dedicata, una Sacra tavola.
Trattasi di una tavola in legno di cm 112 x 69 dipinta sull’una e l’altra faccia. Da una parte è raffigurata la Madonna con il Bambino, dall’altra racconta, in nove scene distribuite su quattro fasce, episodi della vita e del martirio:
la tentazione di S. Agata; Agata di fronte al prefetto Quinziano; la flagellazione; l’estirpazione del seno; S. Pietro visita Agata in carcere; Agata condannata al fuoco; il terremoto e la Santa in preghiera; il miracolo della tavoletta e la fine di Quinziano.
Ignoto, ad oggi, resta il nome del pittore; comunque per lo stile si pensa a un “pittore settentrionale operante sul finire del sec. XIII”. La qualifica di sacra alla tavola è legata alla convinzione che essa sia un reliquiario: una teca, cioè, che racchiuderebbe tra le due valve una reliquia. Molti devoti di ogni tempo hanno ritenuto e ritengono che la reliquia altro non sia che l’angelica tavoletta.
Leggo e riporto dalla
Guida alle chiese di S. Agata e S. Margherita:
“ una recente esplorazione radiologica della tavola ha rivelato soltanto la presenza nel legno di un corpo opaco di piccole dimensioni, che potrebbe essere effettivamente una reliquia, ma non certo la tavoletta marmorea che si dice portata dagli angeli sotto il capo della martire al momento della sua sepoltura”.
Quanto riportato credo ponga fine alla credenza della marmorea tavoletta custodita a Cremona. Ma già da qualche decennio alcuni studiosi avanzano nuove interpretazioni sulle famose otto lettere.
A. Brancaforte in un articolo, apparso sul quotidiano La Sicilia del 4 febbraio 1990, dal titolo "Quelle otto lettere misteriose" sostiene la tesi di
F. Grossi Gondi il quale interpreta le otto lettere nel seguente modo:
M(artyr) S(upra) S(criptus-a) H(ic) DEP(ositus-a) L(audabilis).
Altri siti utili:
Cataniaperte.com : sito di notizie e informazioni
culturali e generali relative a Catania.
CircoloSantagata.com : sito ufficiale del Circolo
Sant'Agata di Catania.