C a t a n i a C u l t u r a . c o m

Recensioni

Cani, elefanti, dee e santi.
La storia dello stemma e del gonfalone di Catania,
di Carmelo Coco
copertina


Qual è il vero significato della A sovrapposta all'elefante nello stemma di Catania? Perché Sant'Agata è stata raffigurata armata nel gonfalone di Catania? Qual è il motivo simbolico della tazza o piatto sempre presenti nelle raffigurazioni del gonfalone? Perché e quando si è confusa la dea Atena-Minerva con Sant'Agata?
Il libro, avvalendosi di due importanti e antichi documenti - mai, finora, messi nella giusta relazione fra di loro - e da evidenze e deduzioni logiche, risponde a queste e altre domande, proponendo una nuova tesi unitaria, sorprendente e originale.
Molte le sorprese: le raffigurazioni del cane al posto dell'elefante; Sant'Agata mancina nelle incisioni fatte realizzare dall'architetto Vaccarini; i versi di Ovidio nella statua di Cerere a Catania; un'antica fonte letteraria che invalida la leggenda di Eliodoro.
Completa il lavoro un'appendice con il simbolo dell'elefante nelle monete; una ricerca sul presunto culto della dea Atena in Sicilia e a Catania; una vastissima rassegna descrittiva e iconografica del simbolo dell'elefante con la lettera A sovrapposta e del simbolo dell'elefante con la figura femminile armata.

Carmelo Coco
Cani, elefanti, dee e santi
(La storia dello stemma e del gonfalone di Catania)
GIOVANE HOLDEN EDIZIONI - 2011

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IN LIBRERIA "UNA VITA (QUASI) NORMALE. ANZI DUE" DI EVA RICCIUTI

copertina L'inevitabile succedersi di eventi, più o meno catastrofici, sempre comici, nelle vite parallele di un ragazzo e una ragazza della Catania contemporanea alle prese con le proprie aspirazioni, imprevisti, stoccate e affondi del tempo presente.
Ilaria sogna di fare la hostess, ma non è certo una modella; alle sue spalle il dolce peso di una famiglia-tribù coloratissima (fantastica la nonna, le grezze perle di saggezza che snocciola in dialetto, i nonsense dovuti alla sua sordità), grottescamente radicata nelle tradizioni del Sud ma sempre allegra, scanzonata, solidale; alla sua porta le insistenti avance di Francesco Maria Florio, ricco erede di una famiglia bene ma privo del benché minimo sex appeal...
Simone è un insicuro, che si ritrova - ma non sogna di essere - agente immobiliare di dubbie capacità; alle sue spalle una singolarissima coppia gay che gli fa da famiglia (esilarante la "mamma", Rosario, un ballerino di musica latinoamericana estremamente vulnerabile che lo accudisce e lo culla quasi fosse un eterno bambino); alla sua porta un giorno bussa il successo, ma a che prezzo...
Una vita (quasi) normale. Anzi due, nasce dall’esperienza di blogger dell’autrice, il racconto è stato protagonista del blog omonimo che Eva Ricciuti ha gestito tra il 2007 e il 2008 , ed  è stato progetto pilota per un esperimento di diffusione della narrativa tramite i new-media . L’autrice, traendo spunto dalla constatazione che la sit-com televisiva in ultima analisi altri non è che la trasposizione per immagini del romanzo d'appendice otto-novecentesco, ha creato un nuovo linguaggio, perfettamente calato nella realtà contemporanea dei new-media e dei social network dando origine così ad  un vero e proprio nuovo genere narrativo che ha poi definito "web–com".
Passato dal web alla carta stampa senza perdere nulla della originaria freschezza, questo esordio ci regala una storia divertentissima, una vera e propria sit-com in salsa catanese che fa dei piccoli drammi della vita occasioni di irresistibile ilarità.
"Una vita (quasi) normale. Anzi due" è un’ottima opera prima, che ben ci fa sperare per il futuro di questa giovane autrice catanese.

Una vita (quasi) Normale. Anzi due
di Eva Ricciuti
Edito da Gruppo Albatros/Il filo
Prezzo: 13,50 euro.

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In libreria: "Il graffio della regina", di Enzo Natta.
Copertina "Il graffio della regina” di Enzo Natta, critico cinematografico e giornalista di lungo corso (Iris 4 Ed. pag.148 € 15,00) è un poliziesco solo nella forma. In realtà è un viaggio nel tempo e nello spazio perduti, una galoppata sull’onda della memoria e una proiezione fantastica nello stesso tempo perché i ricordi di ieri accendono la fantasia di oggi per consegnarla al domani. Un “giallo” non è mai solo un “giallo”, diceva Simenon, anche perché lo scenario e i personaggi contano più dei delitti.
Lo scenario naturale, ancor prima dell'intreccio e della psicologia dei quattro protagonisti (che indagano sul caso di presunto omicidio-suicidio), é il personaggio vero, non dichiarato della vicenda. Pilastro ed "architettura dello spazio" (interiore ed esteriore) sui quali, secondo Georges Simenon, deve poggiare la struttura architettonica della letteratura poliziesca.
Lo scenario del “Graffio della regina”, il “locus criminis” è Rivamare, località immaginaria della Riviera dei Fiori dietro la quale si potrebbe intravedere Oneglia, il cui nome medioevale era Ripa Maris (Riva del mare). Ma in questo stesso scenario sono presenti Porto Maurizio (che insieme a Oneglia forma Imperia, città astratta e pianificata, proprio come Dostoevskij diceva di San Pietroburgo), Sanremo e la Costa Azzurra. Il sole, il mare, gli ulivi e le palme, i fiori compongono lo scenario di sogno che si rivela in tutta la sua magnificenza nei versi di Camillo Sbarbaro (“Scarsa linea di terra che orla il mare”) e di Giovanni Boine (“E noi fummo tra gli ulivi/ come un popolo antico nella sua cattedrale”).
Carlo Lucarelli diceva non molto tempo fa che, per criticare il “giallo”, negli anni ’30 Alberto Savinio sosteneva che “le piazze italiane rinettate al sole” mal si adattano a far da sfondo al delitto. Meglio la Svezia, silenziosa e fredda. Ma che dire, allora, di “Delitto in pieno sole” di René Clement, con un solare Alain Delon assassino, tratto da quel “Talento di Mr. Ripley” di Patricia Highsmith, portato sullo scherno dall’Anthony Minghella del “Paziente inglese”, o di “Delitto sotto il sole” di Agatha Christie? Il sole, il mare, il cielo terso e azzurro sono il contrappunto, il contrasto, la contraddizione di cui si nutrono il “giallo” e il “noir”. E non è un caso se Doug Liman, il regista di “The Bourne Identity”, faccia iniziare il primo film della serie dedicata all’agente della Cia che ha perso la memoria (interprtato da Matt Damon) nel porto di Oneglia con il duomo di Porto Maurizio sullo sfondo. Enzo Natta, forte delle sua scrittura tersa, impressionista, sospesa tra disincanto e nostalgia (dei suoi luoghi natali) perviene alla costruzione d'un mosaico, alla soluzione di un mistero con gli strumenti a lui peculiari: lo sguardo del critico, l'associazione dei dettagli come in sala di montaggio, e una certa (fantasiosa?) fuga in quel "mondo di ieri" (l'Irlanda, il Nord Europa) ove, fra mitologia e scientifiche certezze, la gente di Liguria pone i suoi avi, progenitori, numi d'ingegno e tutela.


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Alfio Caltabiano. Le due vite del mitico maestro d’armi raccontate da chi lo conosceva bene
di Luigia Miniucchi
Gremese, Roma 2009
p. 127 con DVD, € 15,00.

Da diversi anni a quella che, impropriamente forse, può dirsi “grande” letteratura cinematografica (storie generali del cinema, ormai multidisciplinari, enciclopedie, dizionari critici, filmlexicon, ecc…) si sono sempre più affiancati studi a carattere localistico o particolari, piccole biografie, saggi critici su tematiche monografiche periferiche, ecc.... “Marginalità”, o presunte tali, che hanno determinato una vera e propria riscoperta di fatti, personaggi, avvenimenti (perfino film, ritenuti distrutti o smarriti) per molto tempo rimasti sepolti, sebbene a pieno titolo protagonisti (spesso in ombra) dell’avventurosa storia del cinema italiano.
Quest’infiorescenza di ricerche, dovuta a studiosi, critici cinematografici o semplici cinefili, spesso compiuta al di fuori degli organismi istituzionali, ha origini anche in una maggiore consapevolezza della complessità dell’industria cinematografica e nella difficoltà di definire la figura dell’autore del film, “opera d’arte collettiva” nata appunto dalla collaborazione di decine di figure professionali creative (registi, soggettisti, sceneggiatori, musicisti, direttori della fotografia, attori, montatori, scenografi, operatori…), ma anche da esigenze d’ordine economico, tecnico e industriale. Convenzionalmente il “fattore unificante” è considerato il regista ma, per usare le parole di Di Giammatteo, “è appunto una convenzione. O anche, una comodità, una scappatoia non sempre onorevole” che “si accetta, tuttavia, a malincuore, con un poco di vergogna”.
Pur mantenendo il regista (almeno fino a quando non si saranno trovate altre strade) al centro del processo creativo e di coordinamento della complicata macchina che produce come risultato finale il film, l’attenzione si è pertanto estesa ad altri soggetti creativi, attraverso un processo potremmo dire di “riabilitazione” e assegnazione d’uno status, di un ruolo, prima pressoché ignorato almeno dal pubblico delle sale.
Non nuova a simili iniziative, al suo attivo già una bella monografia sull’attore siciliano Tano Cimarosa, recentemente scomparso (Tano Cimarosa. Cinquant’anni di cinema italiano) l’apprezzata sceneggiatrice romana Luigia Miniucchi, laurea in Storia e Critica del Cinema all’Università “La Sapienza” di Roma, ha dato alle stampe un altro prezioso anello di quello che non difficilmente s’indovina come un personale percorso di riscoperta artistica ed umana di personaggi apparentemente “secondari” del mondo del cinema. Anche stavolta, dunque, la scelta dell’oggetto-soggetto della ricerca si è non casualmente fermata su uno dei più eclettici e straordinari protagonista dell’age d’or del cinema nazionale: Alfio Caltabiano. Di origini siciliane, il padre “avvocato playboy” era catanese, vero e proprio uomo-cinema, dai mille ruoli e dalle mille attività (purtroppo prematuramente scomparso nel 2007), Caltabiano è stato acrobata e attore negli osannati film storico-mitologici e d’avventura a cavallo tra gli anni cinquanta-sessanta, che hanno mandato in visibilio generazioni di spettatori (Ulisse, Attila, Elena di Troia, Spartacus, Guerra e pace, Sodoma e Gomorra Il colosso di Rodi, L’armata Brancaleone…); controfigura (la più famosa resta quella di Charlton Heston in Ben Hur di William Wyler, dove interpreta anche Gesù Cristo). Quindi, spinto da Sergio Leone, maestro d’armi di decine di film (e bastino tra tutti Barabba e gli stessi Il colosso di Rodi e L’armata Brancaleone); poi soggettista, sceneggiatore, regista di b-movies (Ballata per un pistolero, Una spada per Brando, Così sia, Tutti figli di mammasantissima…) molti dei quali interpretati dal compianto Tano Cimarosa) ed infine imprenditore. Una summa di cervello e azione, di teoria e pratica, dimostrazione vivente d’una interazione altrimenti ritenuta generalmente impossibile.
Ora quest’incredibile puzzle artistico-imprenditoriale è raccolto nel volume “Alfio Caltabiano. Le due vite del mitico maestro d’armi raccontate da chi lo conosceva bene” (Gremese, Roma, 2009, p. 127, € 15,00, con illustrazioni, accompagnato da un DVD, ricco di foto, interviste, spezzoni di film e immagini della faraonica residenza di Monte d’Oro) che narra speditamente, attraverso testimonianze dirette, la vita di questa specie di gigante mitologico al pari degli eroi dei “pepla” da lui intrpretati, alla fine deluso dal cinema e ritiratosi aristocraticamente nel suo eclettico e sontuoso antro di Grottaferrata, costruito giorno dopo giorno su suo progetto e con le proprie mani. Una specie di gigantesca domus romana traboccante di portali, colonne, sale, balaustre, soffitti in stile pompeiano, mosaici, piscina…, in passato al centro di varie attività imprenditoriali polisportive (campi da tennis, campo di calcetto, palestra) ed oggi sede di ricevimenti e prestigiosi eventi.
All’intervista diretta con Caltabiano (registrata nel 2007, vera e propria autobiografia orale, che - partendo dalla difficilissima infanzia trascorsa in vari istituti a causa dell’abbandono dei genitori separatisi ancor prima che Alfio nascesse - si spinge alla mirabolante vita nel cinema, alle regie, alla costruzione di Monte d’Oro), Miniucchi ne fa seguire un’altra con la moglie Donatella Todini, figlia del produttore cinematografico ed una con il figlio Cristiano, entrambe pencolati tra affettuosi ricordi personali e professionali. Infine a completare il quadro della complessa personalità di Caltabiano si giunge ad seconda parte fitta di testimonianze di colleghi e amici che ne rievocano affettuosamente la figura. Tra loro: Mauro Bolognini, Giuliano Gemma, Angelo Infanti.
Nell’appendice un’altra intervista-chiacchierata con Caltabiano - sempre curata della Miniucchi, registrata in occasione d’una visita a Grottaferrata della stessa autrice-sceneggiatrice accompagnata per l’occasione da Tano Cimarosa - seguita da una biografia e dalla sbalorditiva filmografia completa del “gigante”. Un lavoro di scavo, di ricerca minuta ed analitica, fatto anche di folgoranti intuizioni e d’un viscerale amore per la materia trattata, che riporta alla luce una zolla sepolta di quell’incredibile giacimento culturale ed iconico che continua ad essere il cinema italiano.

Franco La Magna.



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Luoghi di Sicilia

Luoghi di Sicilia

Nel numero di Dicembre: • Una tonnara per museo: nuova vita per lo stabilimento Florio a Favignana • Alla ricerca della perduta Camico, mitica roccaforte di Kokalos, re dei Sicani • Un paesaggio alpino nel parco dei Nebrodi • I cimeli della famiglia Florio al Museo Mogam • La Sicilia del cinema, da Bagheria a Favignana tra Giuseppe Tornatore e Maria Grazia Cucinotta • Le ville della campagna modicana, set dei telefilm del Commissario Montalbano • I capolavori del Museo di Palazzo Bellomo a Siracusa, da poco riaperto al pubblico • Eventi, rassegne, mostre di qualità per il tempo libero.

     
IL “GABBIANO DI TORREFIAMMA”, ESORDIO LETTERARIO DI SILVIA BELLIA

Il gabbiano di Torrefiamma
“Montagne come questa si salgono una sola volta nella vita”, comincia con queste parole “Il Gabbiano di Torrefiamma”, l’esordio letterario di Silvia Bellia: racconto che affronta il mistero della crescita e il percorso di iniziazione alla vita attraverso visioni surreali, metafore poetiche e personaggi sospesi tra il desiderio di fuggire e l’esigenza di tornare a se stessi. Clarminia, la protagonista, ha sempre vissuto chiusa con il padre a Torrefiamma, una fortezza inviolabile, immersa in una luce accecante. Fino a quando un giorno, mentre da sola guarda fuori dalla finestra rimane affascinata dal volo di un gabbiano.
È l'inizio di un viaggio di conoscenza, attraverso luoghi fantastici e immaginari. Prima tappa: il faro di Biblicanto, biblioteca di borgesiana memoria, completamente circondata dal mare. Un rifugio perfetto, in cui il sapere ha il compito di colmare i vuoti di un’identità ancora in divenire. Ma anche questa “torre d’avorio” dovrà essere abbandonata alla ricerca di presenze umane in grado di condividere l’avventura della vita descritta nei libri. Clarminia incontrerà i funamboli del mare, una tribù che abborda l’esistenza con leggerezza, sospingendosi tra le onde in una danza nichilista che ha il suo punto di forza nell’oblio.
Un viaggio – quello della protagonista, ardito ed emozionale, che si svolge tra attese prolungate, tuffi vertiginosi, naufragi malinconici e corse in bilico sulla superficie dell’acqua, lasciando intravedere sempre più intima e pressante la necessità di un ritorno alla fonte immutabile dei propri affetti.
L’amore è concepito come intreccio di voci narrative che si alimentano a vicenda, creando un senso unico nella reciproca accoglienza. “Il Gabbiano di Torrefiamma” è soprattutto una storia fatta di simboli e di richiami letterari, una fiaba senza tempo, che percorre i mutamenti dell’anima. “Torrefiamma” simboleggia l’esperienza dell’immobilità fiera delle proprie certezze, un fuoco che basta a se stesso, che divora e consuma ogni desiderio di cambiamento. L’evasione annunciata dal gabbiano diviene essenziale per crescere, per diventare coscienti di sé, facendo i conti con la notte, il nulla e la mancanza.
Il magico mondo evocato da questo racconto diventa il ritratto di un universo interiore nel quale ogni lettore può rivedersi. Ognuno ha un percorso da compiere, una solitudine da superare, per riappacificarsi con il passato, in cerca del proprio equilibrio.
Il Gabbiano di Torrefiamma, Gruppo Albatros Il Filo 2010, pp. 86 € 13,50.


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Piombino leggendaria

Piombino leggendaria
di Gordiano Lupi
Edizioni Il Foglio
210 pagine
Euro 15

Un libro che racconta la storia di Piombino e della Val di Cornia riletta da Gordiano Lupi attraverso le leggende e alcuni elementi storici romanzati ispirati alle opere di Enrico Sole, Mauro Carrara e Licurgo Cappelletti. Alcuni argomenti affrontati: Origini di Piombino tra storia e leggenda, Baldaccio Bruni, Cesare Borgia a Piombino, Il mistero Malopescio, Leggende sui primi Appiani, Una strega di nome Baciocca, Il mistero del Frassine, Sant’Anastasia, San Mamiliano, La vera storia di Alessandro Appiani, La ragazza dal vestito rosso, Cicciolo e il Carnevale, Luciano Costanzo e lo squalo bianco, La storia del Volterraio, Il mistero di Pia de’ Tolomei, La leggenda di Sant’Antimo, San Guglielmo e la Maremma, La leggenda di Torre del Sale, La leggenda di Torre Mozza, La leggenda della Sdriscia, Origini di Riotorto, Eresie maremmane, Leggende campigliesi, Uno scrittore di nome Aldo Zelli, Idoneo Quiriconi arbitro per sempre, Una partita leggendaria: Piombino batte Roma 3 a 1.

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Lo schermo trema

Lo schermo trema. Letteratura siciliana e cinema
di Franco La Magna
Città del Sole Edizioni.
280 pagine
Euro 18

E' stato presentato giovedì 27 maggio – prima giornata della IV edizione della “Mostra del Cinema dello Stretto” (direttore artistico Anna Mazzaglia Miceli) – il libro “Lo schermo trema. Letteratura siciliana e cinema”, scritto dal critico cinematografico e storico del cinema catanese Franco La Magna (Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2010, pp. 280, € 18,00, riccamente illustrato). Relatore d’eccezione il Presidente del Torino Film Festival, Lorenzo Ventavoli, storico del cinema, saggista, organizzatore di mostre e gestore di sale cinematografiche piemontesi, che ne ha curato l’introduzione e che nel corso della stessa giornata ha inaugurato il Festival messinese.
Alla presentazione, in programma presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Messina (alle ore 16,00), sono intervenuti tra gli altri: Dario Tomasello, docente del Corso di laurea in Discipline delle Arti Figurative, della Musica e dello Spettacolo dell’Università di Messina e lo storico del cinema Nino Genovese. Al termine della presentazione è stato proiettato il film “Tigre reale” (1916) di Piero Fosco, alias Giovanni Pastrone, interprete la grande diva messinese Pina Menichelli e Febo Mari, tratto dal romanzo omonimo di Giovanni Verga.
Il volume di La Magna, frutto di una meticolosa ricerca durata circa tre anni, "compendio critico dell’apporto dato dalla letteratura siciliana al cinema dalle origini ai nostri giorni – come si legge nel retrocopertina – è la prima opera di sintesi sul rapporto tra cinema e letteratura siciliana, scritta con linguaggio fluido e gradevole, rivolta ad un pubblico generalista, cinefilo o semplicemente curioso (insegnanti, studenti medi e universitari) ed altresì un utilissimo aiuto per una rapida ma accurata informazione agli specialisti e agli studiosi della materia. Un vero e proprio “manuale”, da consultare o studiare, per chi voglia accostare una materia così vasta e ricca di fascino". Circa duecento i film citati tratti dalle opere dei molti autori ricordati, compresa una “ridda” di minori ormai del tutto dimenticati.
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Documenti Umani

Titolo: Documenti umani
Autore: Federico De Roberto
Collana: Classici sommersi
Editore: Bel-Ami Edizioni
Introduzione: Antonio Di Grado
Prefazione: Simona Camplone
Prezzo: € 10,00
Pubblicazione: gennaio 2009
ISBN: 978 - 88 - 96289 - 00 - 6

Dall’autore de I Viceré, una raccolta di racconti che descrivono in maniera raffinata e incredibilmente moderna le misteriose facce dell’animo umano, in un continuo alternarsi di vizi e pentimenti. Federico De Roberto ci accompagna, con il suo passo critico e severo, in un percorso tortuoso tra uomini pazzi di gelosia, equivoche missive e duelli d’onore, mettendo in mostra le sottili debolezze della sua generazione e regalandoci uno spaccato impietoso della rigorosa società di fine Ottocento. I quattordici racconti che compongono l’antologia costituiscono una rara collezione di tecniche narrative che mescolano, con stile e disinvoltura, dialoghi dal ritmo incalzante a monologhi dal vigoroso impatto melodrammatico.
La straordinaria analisi psicologica dei personaggi lascerà stupiti di quante generazioni abbiano continuato a mantenere intatte certe prerogative “umane” anche dopo questa preziosa edizione del 1888.
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Archeologia e cultura

Nel numero di agosto:
Uno scenario unico, irreale e indimenticabile: Civita di Bagnoregio.Quando i Papi avevano paura di morire troppo presto. Il bello della brutta copia: il ruolo della carta nello sviluppo culturale italiano nel medioevo.Filippo Tommaso Marinetti, il profeta dell’avanguardia che inventò il futurismo. Dalla Terra alla Luna – Quarant’anni dopo.
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Il codice di pietra

L’Associazione Culturale Gli Aleramici di Savona ha prodotto in collaborazione con l’Editore Hermatena il volume “Il Codice di Pietra” Pagine 530 - Illustrazioni B/N - € 29,00

Capitoli e Autori:
Giacomo de Molay, di Domenico Lancianese. Miles Quondam, Miles Futurus: introduzione alla spiritualità cavalleresca, di Adolfo Morganti. Il Codice d’onore del cavaliere, di Franco Bigatti. Natura e scopi dell’istituzione cavalleresca, di Auro Capone. Templari, Ospitalieri e Teutonici: caratteri comuni e distinzioni, di Giuseppe Ligato. I graffiti templari segni di eresia, di Anna Giacomini. I Templari e la Sindone, di Massimo Centini. La missione segreta dei Templari e la loro rivoluzione, di Domenico Lancianese. Templari e Massoneria, di Luigi Pruneti. Bonifacio di Monferrato, l’esercito della quarta crociata, il regno di Tessalonica ed i rapporti con l’Ordine del Tempio, di Roberto Maestri. Mitologia templare, rischi e ambiguità, di Mario Arturo Iannaccone. I Cavalieri del deserto: poesia, sufismo e fratellanza nel Medioevo arabo-islamico, di Ghassan Sayaf. Spiritualità cavalleresca ebraica, di Franco Bigatti. Alla ricerca dei Cavalieri russi, un mistero medievale? di Aldo C. Maturano. Al-Hashashun (gli Assassini) una setta segreta del Medioevo dalla Persia al Mediterraneo, di Ghassan Sayaf. Domini et Milites: i combattenti professionali nell’Italia dei secoli XII-XIV, di Antonio G.G. Merendoni. Il Cavaliere: uomo d’armi e di danza, di Maurizio Padovan. Alla ricerca del santo Graal: il Sacro Catino di San Lorenzo e i Graal, di Marina Cavana / Daniele Calcagno. Presente e futuro del santo Graal: un’ipotesi metafisica e cosmologica, di Alberto Cesare Ambesi. Visioni di un Medioevo perfetto: riviviscenze medioevali nell’arte, nell’architettura e nella letteratura del XIX secolo, di Giuseppe Dario Isopo.
www.aleramici.eu
Per informazioni e spedizioni: isopo54@vodafone.it

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FINE DI UNA GIORNATA

Fine di una giornata
di Sebastiano Addamo
versione teatrale di Massimiliano Perrotta.

La casa editrice La Cantinella ha appena pubblicato “Fine di una giornata” di Sebastiano Addamo, versione teatrale di Massimiliano Perrotta del bellissimo racconto dello scrittore siciliano.
Talvolta un cognome può diventare un destino. È quanto accade al protagonista di questo monologo drammatico, un piccolo uomo di provincia alle prese col disagio dell’identità.
Il breve monologo, scritto con la supervisione dell'autore a metà degli anni novanta, ha debuttato nel 2005.
Narratore, poeta, saggista, di Sebastiano Addamo (1925 – 2000) si ricordano: “Violetta” (1963), “Il giudizio della sera” (1974, ristampato nel 2008 da Bompiani), “Le abitudini e l’assenza” (1982), “Il giro della vite” (1983), “Le linee della mano” (1990), “Non si fa mai giorno” (1995).
Il libretto (24 pagine - 5 euro) appare nella collana “Il copione” diretta da Enzo Zappulla, una collana di testi del teatro siciliano che raccoglie opere di Nino Martoglio, Francesco Lanza, Giuseppe Bonaviri, Vincenzo Consolo.
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"...La caratteristica fondamentale della cucina, forse il suo specifico rispetto e ogni altro fenomeno culturale, consiste nel fatto che essa occupa tutti i punti dell'intero segmento ai cui estremi stanno natura e cultura assunte nei loro caratteri differenziali. La cucina tiene sempre strette in un modo indissolubile natura e cultura; tanto al momento della produzione di cibi quanto nella fase del loro consumo..." Dalla copertina del volume:

Profumi di Sicilia - copertina

Profumi di Sicilia - il libro della cucina siciliana
di Coria Giuseppe
Editore Cavallotto - Catania
670 pagine

Un libro atipico, che raccoglie, classifica, illustra e descrive le ricette più autentiche e genuine della cucina siciliana, traendone l’anima folklorica e rituale. Dagli asparagi all'arancia ai cardi in pastella, dallo sgombro all'Archestrato ai calamari affogati, fino alle immancabili ricette della pasta alla Norma e delle sarde a beccafico. Una guida completa alla tradizione culinaria di Sicilia, per scoprire la realtà di un’isola attraverso il percorso dei suoi sapori.
Disponibile presso le Librerie Cavallotto, in Viale Ionio 32 ed in Corso Sicilia 91 a Catania.

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Nel Segno di Valcento

Nel segno di Valcento


Viaggio nel Lazio meridionale attraverso le simbologie templari e degli altri ordini monastico-cavallereschi.
di Giancarlo Pavat
Edizioni Belvedere
Pagg. 544, 28 euro.

La prima edizione di “Valcento” (2007), per il valore letterario, i contenuti e l’importanza che l’opera riveste nella conoscenza della storia, cultura e tradizioni del Basso Lazio, è inserita nella “Bibliomediateca” nazionale delle Pro Loco. Questa realtà italiana, voluta dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia, allestita nel borgo medievale di Civitella d’Agliano (VT), raccoglie tutto il materiale relativo al ricchissimo patrimonio (tutelato anche dall’Unesco) costituito da tradizioni orali, riti, arte, storia e leggende del nostro Paese.
A seguito della sua scoperta del 2009, inerente l’affresco del Chiostro di San Francesco (Alatri - FR), l’Autore ha pubblicato anche “Il Cristo nel labirinto. Il mistero dell’affresco” ed ha partecipato alla trasmissione televisiva “Voyager”.
“La scoperta di Giancarlo Pavat è indubbiamente importantissima. Ma dobbiamo anche ringraziarlo per essere riuscito a richiamare la giusta attenzione nazionale sui misteri di questo territorio”.

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Vi ravviso luoghi ameni

Vi ravviso, o luoghi ameni
di Franco La Magna
Città del Sole Edizioni.
210 pagine
Euro 15

Vincenzo Bellini ha incarnato perfettamente il personaggio del genio romantico. Ammirato dagli artisti contemporanei, osannato dal pubblico, corteggiato e conteso dai salotti aristocratici di tutta Europa. La morte prematura lo ha consacrato al mito. Ma è soprattutto la straordinaria bellezza delle sue opere ad incantare da due secoli il pubblico mondiale. Anche il cinema e la televisione, ma soprattutto la "settima arte", hanno contribuito in modo non indifferente ad accrescerne la fama immortale. Vi ravviso, o luoghi ameni è il racconto avvincente e appassionato della straordinaria avventura cinematografica e televisiva del "Cigno" di Catania.


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RISTAMPATO IL LIBRO DI DE GUBERNATIS SU MARIO RAPISARDI

Mario Rapisardi È stato finalmente ristampato il profilo biografico di Mario Rapisardi scritto da Angelo De Gubernatis nel 1912. Oggetto di questo studio è soprattutto la personalità morale del poeta catanese, che l’Autore si propose di riscattare dalla «fosca leggenda» costruitagli intorno dai suoi nemici; volutamente in secondo piano è invece il racconto delle contingenze private e pubbliche della sua vita, d’altronde povera di fatti salienti. Il profilo comincia con il ritratto del carattere e dello stile di vita del Rapisardi, schizzato da Amelia Sabernich, sua fedele compagna di vita dal 1885; seguono alcune pagine autobiografiche del Rapisardi, tratte da un suo scritto del 1883, che rievocano la formazione morale e letteraria del poeta fino ai vent’anni. De Gubernatis delinea poi la carriera accademica di Rapisardi, accenna alla polemica con il Carducci e conclude con una veloce descrizione della sua opera letteraria, un personale giudizio e infine una panoramica sulla fortuna del poeta in Italia e all’estero, comprensiva delle solenni onoranze a lui rese dalla città di Catania nel 1899. Il lavoro di De Gubernatis è ancora oggi un prezioso strumento di conoscenza per chiunque desideri scoprire la controversa personalità umana e artistica di Mario Rapisardi, che pur occupando un posto rilevante nel panorama della poesia italiana del secondo Ottocento, è oggi largamente trascurata.

Mario Rapisardi
di Angelo De Gubernatis
Edizioni Remo Sandron
Pagg. 60, Prezzo: € 9,00
Per altre informazioni: www.sandron.it



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Agorà


Agorà
Trimestrale dell'Ass. Culturale Agorà.

Nell'ultimo numero: - Henri Bresc, Feste, violenza e passione nella Catania del '400. Avvocati e contendenti fanno leva sullo sdegno della popolazione, dei giudici e dei viceré, per calcare fortemente la mano sulle manchevolezze del clero. - Santo Castorina, Una miniatura per Antonello. Un'indagine sulla iconografia del santo umanista "ante litteram" che il genio messinese ci ha lasciato in eredità qual impareggiabile icona del Rinascimento europeo. - Valentina La Via Colli, Il complesso funerario dei Niccolini. Importantissimo centro di irradiamento del cristianesimo dalla fine del III sec, Lilybeo esprime attraverso i complessi catacombali il carattere della topografia cristiana basato sulla "conversione dello spazio". - Davide Del Puglia, Il Kothon di Mozia. La scoperta di un tempio e di un canale sottopavimentale che unisce il betilo e il pozzo dell'area sacra con il grande bacino, arricchisce Mozia di un altro raro esempio di architettura fenicia. - Danilo Maucieri, Leggende del popolo di Giarratana. Ventiquattro fra storie e leggende tramandate oralmente per secolivengono riproposte in forma scritta per conservarne la memoria. - Aldo Motta, Gli antichi mestieri. - Nino Amico, I fratelli Laudani, pupari a Catania. Attenti ai modelli figurati e ai modi della tradizione, i Laudani ampliarono il repertorio e arricchirono l'Opira di nuove marionette e scene, rimanendo attivi fino alla fine della seconda guerra mondiale. - Enrico Blanco, Le donne di Trezza nella storia. - Antonino Leonardi, Architetture effimere nella chiesa di S. Nicolò l'Arena di Catania. La cappella del Crocifisso: uno scorrere di immagini, dal solido progetto mai eseguito del Dufourny di fine Settecento alle stagionali architetture di "cartapesta" di cento anni dopo. - Salvatore M. Calogero, Il colore nelle facciate degli edifici catanesi. La bicromia presente negli edifici del centro storico di Catania determinata dal dilavamento dello strato "sottile", l'"inalbato", avvenuto per mancanza di manutenzione fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. - Fernando Mainenti, Il generale Maurizio Gerbaix De Sonnaz. Continua la disamina degli "eroici" ufficiali "savoiardi" che hanno contribuito ad unificare l'Italia annettendo la "colonia" Meridione al Piemonte. - Antonino Blandini, Il Missionario della Parola: il Venerabile Gabriele Maria Allegra. Il missionario siciliano interpretò gli antichi testi biblici per trasferirli nel "mandarino", fatto di idee, immagini, durante il periodo "della bufera devastatrice della persecuzione comunista". - Orazio Ferrara, I retroscena della caduta di Pantelleria. Pavesi un ammiraglio nella bufera. Incompetenza militare, viltà di fronte al nemico o, peggio ancora, intelligenza con il nemico? Storia di un enigma. - F. Cavallaro & A. Reitano, Gli abissi dell'Etna. Le cavità dell'eruzione che distrusse Mascali nel 1928 possono fornire elementi utili per la comprensione dei meccanismi che portano alla formazione delle grotte in frattura eruttiva.

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Medioevo in Sicilia

Medioevo in Sicilia
Rivista di Storia e Cultura Medievale

Nel secondo numero: Bianca Lancia - Il castello di Brolo - Araldica al Castello di Brolo.


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Inquisizione in Sicilia

Stefania Bonifacio
L'Inquisizione: il Museo Storico della pena e della tortura di Brolo (Me)
DVD in allegato al numero 1 della rivista
"Medioevo in Sicilia"
a cura dell'Associazione "L'Elefantino"
(e-mail: elefantino_ms@libero.it)


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Storia in Rete

Storia in Rete

1861, NASCITA DI UNA NAZIONE. FATTI E RETROSCENA DEL RISORGIMENTO.

Il primo speciale di "Storia in Rete" vede la luce nel 2011 e per questo non poteva non essere dedicato al Risorgimento, nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Un Risorgimento che affrontiamo come memoria di ciò che siamo in tutti gli aspetti e in tutte le contraddizioni. Lo speciale - 130 pagine tutte a colori, in brossura - ripropone ai lettori contributi inediti assieme ad articoli già pubblicati su "Storia in Rete" (molti dei quali pubblicati su numeri oramai esauriti) rivisti nella veste grafica e nell'apparato redazionale. Dalla nascita del Tricolore alla gioventù di Cavour, dalle gloriose Cinque Giornate di Milano al disastro di Novara nella Prima guerra d'Indipendenza. Dalla paziente preparazione nel decennio fra le due guerre d'Indipendenza ai profili dei Padri della Patria: i quattro grandi - Garibaldi, Cavour, Mazzini e Vittorio Emanuele II - ma anche Cattaneo e i cattolici fautori dell'unità. Quindi l'epopea dei Mille, la Seconda guerra d'Indipendenza, i retroscena della conquista delle Due Sicilie e la guerra civile del Brigantaggio.

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Triplici Cinte

Marisa Uberti, Giulio Coluzzi

I luoghi delle Triplici Cinte in Italia. Alla ricerca di un simbolo sacro o di un gioco senza tempo ?

Eremon Edizioni.

Prefazione del dr. Roberto Volterri
ISBN: 978 - 88 - 89713 - 11 - 2
Pag. 336
Foto b/n e inserto colore
Prezzo: euro 19,00

Dopo tanti anni di ricerca divulgata via web, la webmaster del sito www. Due Passi Nel Mistero .com si cimenta con la carta stampata e lo fa insieme ad un amico e collaboratore di vecchia data, Giulio Coluzzi, webmaster del sito www. Angolo Hermes .com. Il tema che sono andati ad investigare riguarda la Triplice Cinta, come dice il titolo, che ha in sè un interrogativo: un gioco antico o un simbolo sacro? Attraverso un excursus dalla preistoria ai nostri giorni, passando attraverso il medioevo e ai Templari (che con ogni probabilità lo incisero nella cella di prigionia del castello di Chinon), i due autori forniscono con questo saggio un compendio di quanto fino ad oggi si conosce in merito a questo ubiquitario graffito, accompagnato da un nutrito censimento teso ad analizzarlo nel contesto in cui è stato ritrovato: presente su rocce rupestri, su gradini di cattedrali o pozzi, sui parapetti dei chiostri, sull'uscio di abitazioni, su pavimentazioni stradali, in grotte segrete su pareti verticali, all'interno di chiese e campanili e...sul retro di molte scacchiere moderne. Il lavoro prodotto si presta così ad essere anche una valida guida per scoprire e andare a visitare i luoghi della Triplice Cinta in Italia. Una Ricerca che non finisce all'ultima pagina del saggio, tutt'altro: nuovi esemplari vengono continuamente alla luce, trovati dagli autori medesimi o segnalati da persone dotate di quell'indispensabile spirito di osservazione. Questo libro potrebbe riaccendere anche nel lettore più pigro quella predisposizione alla ricerca che dovrebbe essere in ciascuno di noi. Basta solo guardarsi attorno.

Dove trovarlo e come ordinarlo: la distribuzione, che partirà il mese di novembre 2008, sarà garantita in diverse librerie italiane. Qualora non doveste trovarlo, è ordinabile via internet tramite il sito della Casa Editrice Eremon, email: redazione @ eremon edizioni.it Iscrivendosi alla loro newsletter, si otterrà uno sconto del 10 % sul prezzo di copertina ed altre agevolazioni.

Per tutte le informazioni, è possibile naturalmente contattare i rispettivi autori del libro:
webmaster @ due passi nel mistero .com - info @ angolo hermes .com
Saranno graditi commenti, critiche, pareri costruttivi e ogni ulteriore segnalazione di nuove Triplici Cinte! Buona scoperta!
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Emmanuel Milingo torna a farsi sentire curando la prefazione dell'ultimo libro dello scrittore e ricercatore catanese Roberto La Paglia: Celibe in nome di Dio, edizioni Creativa.

Celibe in nome di Dio - copertina

Celibe in nome di Dio
di Roberto La Paglia

Edizioni Creativa


"Celibe in nome di Dio" (Preti e celibato: una nuova sfida per il Cristianesimo, Storia, fatti e documenti) si pone come uno strumento semplice e chiaro per capire finalmente quali sono le verità che si celano dietro la presa di posizione del Vaticano nei riguardi del Celibato Ecclesiastico. Un' ottima prova dello scrittore siciliano, ricca di spunti e curiosità, che non mancherà di fare discutere.


Se è vero che i catanesi non amano molto i musei “d'epoca” presenti nella propria città – come dimostrano la dimora catanese di Verga o il Castello Ursino, normalmente disertati, ad eccezione forse di qualche scolaresca trascinata “a forza” dai docenti - il Museo del Cinema di Catania meriterebbe al contrario proprio per la sua modernità e originalità di essere costantemente invaso dai visitatori, anche da persone a digiuno di cultura cinematografica, o più semplicemente a digiuno di cultura. Innanzitutto perchè è uno dei due soli e unici Musei del Cinema presenti in Italia (l'altro è a Torino). In secondo luogo, perchè il suo linguaggio, pur non mancando di fascino e di interesse, è semplice e di immediata comprensione lungo tutto il suo itinerario. Anche se infatti non manca - com'è giusto in ogni museo che si rispetti - una ricca collezione di cimeli tecnologici di tutte le epoche, propone al visitatore, ad esempio, anche una nutrita carrellata di spezzoni di film celebri, sia italiani che stranieri, proiettati a ciclo continuo in ogni angolo del suo ambiente - grande o piccolo, in verticale o in orizzontale.
Ubicato all'interno del Centro Culturale-Fieristico “Le Ciminiere” di Viale Africa, il Museo è stato progettato dall'architetto italo-svizzero Francois Confino – il medesimo progettista del Museo Nazionale del Cinema di Torino – ed inaugurato il 16 Maggio 2003.
Le visite sono strutturate secondo un percorso guidato. Si entra in una prima sala ricca di strumenti di proiezione cinematografica di tutte le epoche e dimensioni (dal 1915 al 1964), per prendere concretamente contatto con la dimensione innanzitutto tecnologica del cinema, come sottolineato – al piano superiore - anche da una installazione animata dello scultore francese Patrice Ferrace. Nel medesimo piano, lungo un corridoio una serie di pannelli con le date bene in evidenza illustrano cronologicamente la storia degli eventi figurativi e tecnici che dalla preistoria e dalle ombre cinesi portarono all'invenzione dei Fratelli Lumiere ed alla loro prima proiezione pubblica, il 28 dicembre 1895 a Parigi. Da quella data i pannelli proseguono, sempre nel medesimo corridoio, per illustrare le successive tappe miliari che hanno caratterizzato l'evoluzione del cinema nel XX secolo: i primi trucchi, l'introduzione del sonoro, l'avvento del colore, l'ausilio del computer, ecc.
Nella Galleria dei Ritratti, una serie di schermi al plasma riproducono le immagini – a grandezza naturale – di registi, attori e critici cinematografici, quali ad esempio Vincenzo Mollica, Lina Wertmuller, i Fratelli Taviani, che a turno si “animano” e parlano dei film girati in Sicilia, ed in particolare a Catania. Colpisce, in particolare, il ricordo di Claudia Cardinale circa la sua interpretazione nel film “Il Gattopardo”, del regista Luchino Visconti, e del suo rapporto sul set con l'attore Burt Lancaster.
Dalla Galleria dei Ritratti si accede poi ad una piccola sala di proiezione, con comodi divani, dove un Lando Buzzanca con tanto di tazzina di caffè in mano presenta un piccolo campionario, accompagnato da uno “zapping” di spezzoni di film celebri, dei temi più classici rappresentati nella storia del cinema: il dramma, la commedia, l'avventura, l'azione, e naturalmente, immancabile, l'amore. Alla fine, il medesimo Buzzanca, ci invita a proseguire la visita nella Casa del Cinema: dalla sala di proiezione si accede infatti a diversi ambienti domestici – il cortile, la cucina, il bar, la camera da letto, ecc. ad ogni angolo dei quali vengono proposti, su schermi di ogni dimensione, e posti anche, per esempio, sui piatti o sul letto, altri spezzoni di film celebri attinenti agli ambienti medesimi. L'ultimo di questi ambienti - che conclude la visita al Museo – cioè il garage, con la riproduzione di una berlina trasformata in proiettore a ciclo continuo, riproduce su di un grande schermo, scene di inseguimenti automobilistici, della serie 007 o I Blues Brothers.

Il Museo del Cinema è aperto alle visite con i seguenti orari:
Mercoledì, Venerdì, Sabato e Domenica, la mattina dalle 9,30 alle 12,30 (secondo tre gruppi di visite guidate il cui ultimo ingresso è alle 11,30).
Martedì e Giovedì, mattina e pomeriggio, dalle 9,30 alle 17,00 (ultimo ingresso della mattinata: 11,30; ultimo ingresso pomeridiano: 16,00).
Lunedì chiuso.
Informazioni e prenotazioni: tel.: 095-4011928; 095-4012630
Web: www.provincia.ct.it/Il_Territorio/La_Rete_Museale/Museo_del_Cinema/informazioni.asp


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