Fenix - Enigmi e misteri della storia e del sacro.
Nel numero di dicembre: Omar Gisler riferisce del ritrovamento di un antico e controverso manoscritto profetico, attribuito a Nostradamus, che, in relazione al 2012, avrebbe previsto la tragedia dell’11 Settembre e minacce future incombenti sul Vaticano • María Monachesi esamina, attraverso la voce dei Custodi della Tradizioni native, antiche profezie inca, che pronosticano la rinascita delle culture americane in un periodo di crisi planetaria, identificato con l’attuale momento storico • È di Adriano Forgione l’intervista a Ray Norris, astrofisico che ha effettuato ricerche sui miti stellari degli aborigeni australiani, sorti nel lontano Tempo di Sogno e ancora presenti presso queste antiche culture • Osvaldo Carigi propone l’intervista al professor Marcello Cosci, recentemente scomparso, sulla sua scoperta, attraverso immagini satellitari, di antiche vestigia nell’isola di Sherbro, che potrebbero riferirsi ad Atlantide • Mike Plato esamina il culto misterico del Mithraismo, diffuso nell’Impero Romano e strettamente legato allo Gnosticismo, ancora presente in alcuni aspetti del Cristianesimo • Nella rubrica Antiche Conoscenze Alfonso Piscitelli analizza il tema della reincarnazione nell’ambito della religione ebraica • In Voci da Mu Enrico Baccarini descrive i riferimenti degli antichi miti aztechi al continente perduto di Atlantide e i loro legami con la realtà storica e geografica • Giuseppe Sermonti propone l’ipotesi di un legame tra l’osservazione delle costellazioni e la nascita delle lettere dell’alfabeto • Nicola Pezzella parla delle connessioni tra la città argentina di La Plata e la massoneria, includendo la descrizione di una splendida cattedrale neogotica • Marco Romandini nella rubrica Symbolica traccia un’analisi della visione del male nell’antica cultura assiro-babilonese, rappresentata da figure demoniache, invocate o esorcizzate secondo i dettami della superstizione • Ne Il Vigilante Mike Plato parla della missione segreta del Cristo, incarnato in Gesù, in cui la Crocifissione rappresenta un evento di portata cosmica • Nella rubrica Scriba degli Dei Athon Veggi esamina l’importanza delle direzioni cosmiche, in relazione alle costellazioni e agli elementi •
Elaborazione di copertina di Alberto Forgione.
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Alfio Caltabiano. Le due vite del mitico maestro d’armi raccontate da chi lo conosceva bene di Luigia Miniucchi
Gremese, Roma 2009 p. 127 con DVD, € 15,00.
Da diversi anni a quella che, impropriamente forse, può dirsi “grande” letteratura cinematografica (storie generali del cinema, ormai multidisciplinari, enciclopedie, dizionari critici, filmlexicon, ecc…) si sono sempre più affiancati studi a carattere localistico o particolari, piccole biografie, saggi critici su tematiche monografiche periferiche, ecc.... “Marginalità”, o presunte tali, che hanno determinato una vera e propria riscoperta di fatti, personaggi, avvenimenti (perfino film, ritenuti distrutti o smarriti) per molto tempo rimasti sepolti, sebbene a pieno titolo protagonisti (spesso in ombra) dell’avventurosa storia del cinema italiano.
Quest’infiorescenza di ricerche, dovuta a studiosi, critici cinematografici o semplici cinefili, spesso compiuta al di fuori degli organismi istituzionali, ha origini anche in una maggiore consapevolezza della complessità dell’industria cinematografica e nella difficoltà di definire la figura dell’autore del film, “opera d’arte collettiva” nata appunto dalla collaborazione di decine di figure professionali creative (registi, soggettisti, sceneggiatori, musicisti, direttori della fotografia, attori, montatori, scenografi, operatori…), ma anche da esigenze d’ordine economico, tecnico e industriale. Convenzionalmente il “fattore unificante” è considerato il regista ma, per usare le parole di Di Giammatteo, “è appunto una convenzione. O anche, una comodità, una scappatoia non sempre onorevole” che “si accetta, tuttavia, a malincuore, con un poco di vergogna”.
Pur mantenendo il regista (almeno fino a quando non si saranno trovate altre strade) al centro del processo creativo e di coordinamento della complicata macchina che produce come risultato finale il film, l’attenzione si è pertanto estesa ad altri soggetti creativi, attraverso un processo potremmo dire di “riabilitazione” e assegnazione d’uno status, di un ruolo, prima pressoché ignorato almeno dal pubblico delle sale.
Non nuova a simili iniziative, al suo attivo già una bella monografia sull’attore siciliano Tano Cimarosa, recentemente scomparso (Tano Cimarosa. Cinquant’anni di cinema italiano) l’apprezzata sceneggiatrice romana Luigia Miniucchi, laurea in Storia e Critica del Cinema all’Università “La Sapienza” di Roma, ha dato alle stampe un altro prezioso anello di quello che non difficilmente s’indovina come un personale percorso di riscoperta artistica ed umana di personaggi apparentemente “secondari” del mondo del cinema. Anche stavolta, dunque, la scelta dell’oggetto-soggetto della ricerca si è non casualmente fermata su uno dei più eclettici e straordinari protagonista dell’age d’or del cinema nazionale: Alfio Caltabiano. Di origini siciliane, il padre “avvocato playboy” era catanese, vero e proprio uomo-cinema, dai mille ruoli e dalle mille attività (purtroppo prematuramente scomparso nel 2007), Caltabiano è stato acrobata e attore negli osannati film storico-mitologici e d’avventura a cavallo tra gli anni cinquanta-sessanta, che hanno mandato in visibilio generazioni di spettatori (Ulisse, Attila, Elena di Troia, Spartacus, Guerra e pace, Sodoma e Gomorra Il colosso di Rodi, L’armata Brancaleone…); controfigura (la più famosa resta quella di Charlton Heston in Ben Hur di William Wyler, dove interpreta anche Gesù Cristo). Quindi, spinto da Sergio Leone, maestro d’armi di decine di film (e bastino tra tutti Barabba e gli stessi Il colosso di Rodi e L’armata Brancaleone); poi soggettista, sceneggiatore, regista di b-movies (Ballata per un pistolero, Una spada per Brando, Così sia, Tutti figli di mammasantissima…) molti dei quali interpretati dal compianto Tano Cimarosa) ed infine imprenditore. Una summa di cervello e azione, di teoria e pratica, dimostrazione vivente d’una interazione altrimenti ritenuta generalmente impossibile.
Ora quest’incredibile puzzle artistico-imprenditoriale è raccolto nel volume “Alfio Caltabiano. Le due vite del mitico maestro d’armi raccontate da chi lo conosceva bene” (Gremese, Roma, 2009, p. 127, € 15,00, con illustrazioni, accompagnato da un DVD, ricco di foto, interviste, spezzoni di film e immagini della faraonica residenza di Monte d’Oro) che narra speditamente, attraverso testimonianze dirette, la vita di questa specie di gigante mitologico al pari degli eroi dei “pepla” da lui intrpretati, alla fine deluso dal cinema e ritiratosi aristocraticamente nel suo eclettico e sontuoso antro di Grottaferrata, costruito giorno dopo giorno su suo progetto e con le proprie mani. Una specie di gigantesca domus romana traboccante di portali, colonne, sale, balaustre, soffitti in stile pompeiano, mosaici, piscina…, in passato al centro di varie attività imprenditoriali polisportive (campi da tennis, campo di calcetto, palestra) ed oggi sede di ricevimenti e prestigiosi eventi.
All’intervista diretta con Caltabiano (registrata nel 2007, vera e propria autobiografia orale, che - partendo dalla difficilissima infanzia trascorsa in vari istituti a causa dell’abbandono dei genitori separatisi ancor prima che Alfio nascesse - si spinge alla mirabolante vita nel cinema, alle regie, alla costruzione di Monte d’Oro), Miniucchi ne fa seguire un’altra con la moglie Donatella Todini, figlia del produttore cinematografico ed una con il figlio Cristiano, entrambe pencolati tra affettuosi ricordi personali e professionali. Infine a completare il quadro della complessa personalità di Caltabiano si giunge ad seconda parte fitta di testimonianze di colleghi e amici che ne rievocano affettuosamente la figura. Tra loro: Mauro Bolognini, Giuliano Gemma, Angelo Infanti.
Nell’appendice un’altra intervista-chiacchierata con Caltabiano - sempre curata della Miniucchi, registrata in occasione d’una visita a Grottaferrata della stessa autrice-sceneggiatrice accompagnata per l’occasione da Tano Cimarosa - seguita da una biografia e dalla sbalorditiva filmografia completa del “gigante”. Un lavoro di scavo, di ricerca minuta ed analitica, fatto anche di folgoranti intuizioni e d’un viscerale amore per la materia trattata, che riporta alla luce una zolla sepolta di quell’incredibile giacimento culturale ed iconico che continua ad essere il cinema italiano.
Franco La Magna.
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Angelo Carmelo Consolo La Sindone vista da un ragazzino.
Introduzione di Nino Germanà.
Contiene otto schede didattiche e quaranta tavole illustrate.
Armenio Editore.
Angelo Carmelo Consolo, Presidente della Sottodelegazione Sindonica di Catania, e docente di Religione, pubblica con il patrocinio dell'Unicef questo gradevole testo sulla Sindone ad uso dei lettori più giovani.
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Emmanuel Milingo torna a farsi sentire curando la prefazione dell'ultimo libro dello scrittore e ricercatore catanese Roberto La Paglia: Celibe in nome di Dio, edizioni Creativa.
Celibe in nome di Dio
di Roberto La Paglia
Edizioni Creativa
"Celibe in nome di Dio" (Preti e celibato: una nuova sfida per il Cristianesimo, Storia, fatti e documenti) si pone come uno strumento semplice e chiaro per capire finalmente quali sono le verità che si celano dietro la presa di posizione del Vaticano nei riguardi del Celibato Ecclesiastico. Un' ottima prova dello scrittore siciliano, ricca di spunti e curiosità, che non mancherà di fare discutere.
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Vi ravviso, o luoghi ameni
di Franco La Magna
Città del Sole Edizioni.
210 pagine
Euro 15
Vincenzo Bellini ha incarnato perfettamente il
personaggio del genio romantico. Ammirato
dagli artisti contemporanei, osannato dal
pubblico, corteggiato e conteso dai salotti
aristocratici di tutta Europa.
La morte prematura lo ha consacrato al mito.
Ma è soprattutto la straordinaria bellezza delle
sue opere ad incantare da due secoli il pubblico
mondiale. Anche il cinema e la televisione, ma
soprattutto la "settima arte", hanno contribuito in
modo non indifferente ad accrescerne la fama
immortale. Vi ravviso, o luoghi ameni è il
racconto avvincente e appassionato della
straordinaria avventura cinematografica e
televisiva del "Cigno" di Catania.
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Titolo: Documenti umani
Autore: Federico De Roberto
Collana: Classici sommersi
Editore: Bel-Ami Edizioni
Introduzione: Antonio Di Grado
Prefazione: Simona Camplone
Prezzo: € 10,00
Pubblicazione: gennaio 2009
ISBN: 978 - 88 - 96289 - 00 - 6
Dall’autore de I Viceré, una raccolta di racconti che descrivono in maniera raffinata e incredibilmente moderna le misteriose facce dell’animo umano, in un continuo alternarsi di vizi e pentimenti. Federico De Roberto ci accompagna, con il suo passo critico e severo, in un percorso tortuoso tra uomini pazzi di gelosia, equivoche missive e duelli d’onore, mettendo in mostra le sottili debolezze della sua generazione e regalandoci uno spaccato impietoso della rigorosa società di fine Ottocento.
I quattordici racconti che compongono l’antologia costituiscono una rara collezione di tecniche narrative che mescolano, con stile e disinvoltura, dialoghi dal ritmo incalzante a monologhi dal vigoroso impatto melodrammatico.
La straordinaria analisi psicologica dei personaggi lascerà stupiti di quante generazioni abbiano continuato a mantenere intatte certe prerogative “umane” anche dopo questa preziosa edizione del 1888.
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Nel numero di agosto:
Uno scenario unico, irreale e indimenticabile: Civita di Bagnoregio. • Quando i Papi avevano paura di morire troppo presto.
• Il bello della brutta copia: il ruolo della carta nello sviluppo culturale italiano nel medioevo. • Filippo Tommaso Marinetti, il profeta dell’avanguardia che inventò il futurismo.
• Dalla Terra alla Luna – Quarant’anni dopo.
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L’Associazione Culturale Gli Aleramici di Savona ha prodotto in collaborazione con l’Editore Hermatena il volume “Il Codice di Pietra”
Pagine 530 - Illustrazioni B/N - € 29,00
Capitoli e Autori:
Giacomo de Molay, di Domenico Lancianese. Miles Quondam, Miles Futurus: introduzione alla spiritualità cavalleresca, di Adolfo Morganti.
Il Codice d’onore del cavaliere, di Franco Bigatti. Natura e scopi dell’istituzione cavalleresca, di Auro Capone.
Templari, Ospitalieri e Teutonici: caratteri comuni e distinzioni, di Giuseppe Ligato. I graffiti templari segni di eresia, di Anna Giacomini.
I Templari e la Sindone, di Massimo Centini. La missione segreta dei Templari e la loro rivoluzione, di Domenico Lancianese.
Templari e Massoneria, di Luigi Pruneti. Bonifacio di Monferrato, l’esercito della quarta crociata, il regno di Tessalonica ed i rapporti con l’Ordine del Tempio, di Roberto Maestri. Mitologia templare, rischi e ambiguità, di Mario Arturo Iannaccone.
I Cavalieri del deserto: poesia, sufismo e fratellanza nel Medioevo arabo-islamico, di Ghassan Sayaf.
Spiritualità cavalleresca ebraica, di Franco Bigatti. Alla ricerca dei Cavalieri russi, un mistero medievale? di Aldo C. Maturano.
Al-Hashashun (gli Assassini) una setta segreta del Medioevo dalla Persia al Mediterraneo, di Ghassan Sayaf.
Domini et Milites: i combattenti professionali nell’Italia dei secoli XII-XIV, di Antonio G.G. Merendoni.
Il Cavaliere: uomo d’armi e di danza, di Maurizio Padovan. Alla ricerca del santo Graal: il Sacro Catino di San Lorenzo e i Graal, di
Marina Cavana / Daniele Calcagno. Presente e futuro del santo Graal: un’ipotesi metafisica e cosmologica, di Alberto Cesare Ambesi.
Visioni di un Medioevo perfetto: riviviscenze medioevali nell’arte, nell’architettura e nella letteratura del XIX secolo, di Giuseppe Dario Isopo.
Fine di una giornata
di Sebastiano Addamo
versione teatrale di Massimiliano Perrotta.
La casa editrice La Cantinella ha appena pubblicato “Fine di una giornata” di Sebastiano Addamo, versione teatrale di Massimiliano Perrotta del bellissimo racconto dello scrittore siciliano.
Talvolta un cognome può diventare un destino. È quanto accade al protagonista di questo monologo drammatico, un piccolo uomo di provincia alle prese col disagio dell’identità.
Il breve monologo, scritto con la supervisione dell'autore a metà degli anni novanta, ha debuttato nel 2005.
Narratore, poeta, saggista, di Sebastiano Addamo (1925 – 2000) si ricordano: “Violetta” (1963), “Il giudizio della sera” (1974, ristampato nel 2008 da Bompiani), “Le abitudini e l’assenza” (1982), “Il giro della vite” (1983), “Le linee della mano” (1990), “Non si fa mai giorno” (1995).
Il libretto (24 pagine - 5 euro) appare nella collana “Il copione” diretta da Enzo Zappulla, una collana di testi del teatro siciliano che raccoglie opere di Nino Martoglio, Francesco Lanza, Giuseppe Bonaviri, Vincenzo Consolo.
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"...La caratteristica fondamentale della cucina, forse il suo specifico rispetto e ogni altro fenomeno culturale,
consiste nel fatto che essa occupa tutti i punti dell'intero segmento ai cui estremi stanno natura e
cultura assunte nei loro caratteri differenziali. La cucina tiene sempre strette in un modo indissolubile
natura e cultura; tanto al momento della produzione di cibi quanto nella fase del loro consumo..."
Dalla copertina del volume:
Profumi di Sicilia - il libro della cucina siciliana
di Coria Giuseppe
Editore Cavallotto - Catania
670 pagine
Un libro atipico, che raccoglie, classifica, illustra e descrive le ricette più autentiche e
genuine della cucina siciliana, traendone l’anima folklorica e rituale. Dagli asparagi all'arancia
ai cardi in pastella, dallo sgombro all'Archestrato ai calamari affogati, fino alle immancabili ricette
della pasta alla Norma e delle sarde a beccafico. Una guida completa alla
tradizione culinaria di Sicilia, per scoprire la realtà di un’isola attraverso il percorso dei
suoi sapori.
Disponibile presso le Librerie Cavallotto, in Viale Ionio 32 ed in Corso Sicilia 91 a Catania.
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“NORMA” del regista Boris Airapetian alla Mostra del Cinema dello Stretto. L’evento è stato curato dal critico cinematografico Franco La Magna.
Evento straordinario alla terza edizione della Mostra del Cinema dello Stretto (Messina 21-25 aprile). Giovedì 23 aprile, alle presenza del regista è stato proiettato il film “Norma” (2005) di Boris Airapetian, film-opera tratto dall’opera omonima di Vincenzo Bellini. “Scoperto” dal critico cinematografico e storico del cinema catanese Franco La Magna, che lo scorso anno ha presentato proprio durante la seconda edizione della Mostra il suo ultimo libro “Vi ravviso, o luoghi ameni. Vincenzo Bellini nel cinema e nella televisione” (Città del Sole edizioni, Reggio Calabria 2007), il film di Airapetian, già più volte portato in scena per l’opera di Stato armena, rievoca la tragica storia della bella sacerdotessa dei Druidi che cedendo alle lusinghe del proconsole Pollione, durante la conquista romana della Gallia, ne diviene l’amante tradendo i suoi doveri ed il suo popolo.
La “Norma” di Airapetian, pervasa di violenza e ascesi mistica, compendia i pregi maggiori nell’intenso uso dei primissimi piani spesso abbinati a furiosi elementi atmosferici psicologicamente usati, insieme al cromatismo, come pendant al subbuglio dei sentimenti dei protagonisti. Impeccabile l’esecuzione degli interpreti, Hasmik Papian (Norma), Gegam Grigorian (Pollione), Varduhi Khachatrian (Adalgisa), Mikhail Ovakimian (Oroveso), Alla Avetisian (Clotilde) e Varuzhan Martirosian (Flavio). Come ha dichirato Airapetian nel corso d’un’intervista: ''Il tema più importante di quest’opera è la lotta per la liberazione nazionale e gli elementi che concorrono alla creazione di un eroe o di un’eroina…Durante la prima serie di rappresentazioni (lo stesso Airapetian ha portato in scena una sua produzione di “Norma” per l’Opera di Stato armena, n.d.a.), non ho mai sognato di fare un film. Tuttavia mi sono presto reso conto che quest’idea mi ossessionava. Un lungometraggio è in grado di coinvolgere un pubblico più vasto che non ha occasione di vedere “Norma” in scena. Per questo motivo ho dovuto fare il produttore, sceneggiatore e regista di questo progetto. ”Norma” è un’opera magnifica, ma è allo stesso tempo molto statica…Il mio scopo era quello di rendere popolare questa forma d’arte raffinata attraverso il cinema, non di fare un film a scapito dell’opera. Nel conflitto naturale tra immagine e musica ho spesso privilegiato quest’ultima. Perciò ho deciso di conservare un’atmosfera teatrale utilizzando spade false per le scene di battaglia e dei costumi manifestamente teatrali. Volevo rendere questa Gallia mitica visibile e nel contempo tangibile, girando il mio film negli angoli dove più di 2000 anni fa si sono svolti gli avvenimenti storici simili a quelli che sono descritti nell’opera di Bellini. Una buona parte del film è stata girata nel “set naturale” – e una buona parte cantata in “tempo reale” (piuttosto che simulata da una colonna sonora preregistrata) – all’interno e nei dintorni dell’antico tempio di Garni, eretto dai romani per celebrare la loro conquista dell’Armenia. Inoltre, i cantanti d’opera hanno la tendenza a guardare spesso il direttore d’orchestra o in questo caso la camera, perciò abbiamo dovuto utilizzare molta pellicola prima di riuscire a far perdere loro quest’abitudine''.
Il regista Boris Alexandrovich Airapetian, nato ad Averan in Armenia, è stato segretario dell’Associazione del Cinema russo dal 1997 al 2002. Presidente e produttore generale di premi nazionali russi e delle regioni del Baltico, insegnante di cinematografia, ha vinto vari premi internazionali. Il film ed il regista sono stati presentati dallo stesso Franco La Magna, componente del Comitato organizzativo della Mostra ed autore dell’unica ricerca esistente al mondo sui rapporti tra la musica di Bellini e il cinema.
Medioevo in Sicilia
Rivista di Storia e Cultura Medievale
Nel secondo numero: Bianca Lancia -
Il castello di Brolo - Araldica al Castello di Brolo.
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Stefania Bonifacio L'Inquisizione: il Museo Storico della pena e della tortura di Brolo (Me)
DVD in allegato al numero 1 della rivista "Medioevo in Sicilia"
a cura dell'Associazione "L'Elefantino" (e-mail: elefantino_ms@libero.it)
Storia in Rete di novembre-dicembre parte dall’attualità delle maldicenze della stampa straniera sul comportamento dei nostri militari in missione all’estero, per analizzare la lunga storia del vizio di sparlare dell’Italia. Dal Risorgimento ad oggi, storia, sociologia ed antropologia di una calunnia lunga cinque secoli. E tutt’oggi ben viva, come un libro di uno storico britannico ben mostra, dando un’immagine falsa e caricaturale dell’Italia durante la Grande Guerra, che Storia in Rete smaschera. Quindi, Storia in Rete va a colloquio con Franco Cardini e presenta una storia della Provincia, l’istituzione italiana più contestata e ai fatti più longeva e dura a morire. Quindi Storia in Rete anticipa un capitolo da un nuovo libro che analizza il mito e la realtà dietro al cosiddetto “armadio della vergogna”. Quanto di vero e quanto è solo esagerazione mediatica? E mentre continua la storia dell’avventura dell’Italia nello Spazio, a cura di Storia in Rete e dell’Agenzia Spaziale Italiana, con un balzo indietro torniamo al Tardo Impero, e al mito dei Martiri Tebei, i legionari cristiani che diedero origine ai culti dei Santi nelle Alpi. Medioevo, quindi, coi Cavalieri Teutonici e la loro Spinta Verso Oriente nel XIII secolo. Storia in Rete passa quindi al Risorgimento, con l’entrata trionfale e incruenta di Garibaldi a Napoli grazie all’ex ministro borbonico Liborio Romano. Una analisi giuridica, quindi, per confrontare Repubblica Sociale e Regno d’Italia, due Stati che si contendevano un’unica nazione. Infine, storia e immagini nell’affascinante mostra “Inganni ad Arte”: il Trompe l’oeil dall’Antichità ad oggi.
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Marisa Uberti, Giulio Coluzzi
I luoghi delle Triplici Cinte in Italia. Alla ricerca di un simbolo sacro o di un gioco senza tempo ?
Eremon Edizioni.
Prefazione del dr. Roberto Volterri
ISBN: 978 - 88 - 89713 - 11 - 2
Pag. 336
Foto b/n e inserto colore
Prezzo: euro 19,00
Dopo tanti anni di ricerca divulgata via web, la webmaster del sito www. Due Passi Nel Mistero .com si cimenta con la carta stampata e lo fa insieme ad un amico e collaboratore di vecchia data, Giulio Coluzzi, webmaster del sito www. Angolo Hermes .com. Il tema che sono andati ad investigare riguarda la Triplice Cinta, come dice il titolo, che ha in sè un interrogativo: un gioco antico o un simbolo sacro? Attraverso un excursus dalla preistoria ai nostri giorni, passando attraverso il medioevo e ai Templari (che con ogni probabilità lo incisero nella cella di prigionia del castello di Chinon), i due autori forniscono con questo saggio un compendio di quanto fino ad oggi si conosce in merito a questo ubiquitario graffito, accompagnato da un nutrito censimento teso ad analizzarlo nel contesto in cui è stato ritrovato: presente su rocce rupestri, su gradini di cattedrali o pozzi, sui parapetti dei chiostri, sull'uscio di abitazioni, su pavimentazioni stradali, in grotte segrete su pareti verticali, all'interno di chiese e campanili e...sul retro di molte scacchiere moderne. Il lavoro prodotto si presta così ad essere anche una valida guida per scoprire e andare a visitare i luoghi della Triplice Cinta in Italia. Una Ricerca che non finisce all'ultima pagina del saggio, tutt'altro: nuovi esemplari vengono continuamente alla luce, trovati dagli autori medesimi o segnalati da persone dotate di quell'indispensabile spirito di osservazione. Questo libro potrebbe riaccendere anche nel lettore più pigro quella predisposizione alla ricerca che dovrebbe essere in ciascuno di noi. Basta solo guardarsi attorno.
Dove trovarlo e come ordinarlo: la distribuzione, che partirà il mese di novembre 2008, sarà garantita in diverse librerie italiane. Qualora non doveste trovarlo, è ordinabile via internet tramite il sito della Casa Editrice Eremon, email: redazione @ eremon edizioni.it Iscrivendosi alla loro newsletter, si otterrà uno sconto del 10 % sul prezzo di copertina ed altre agevolazioni.
Per tutte le informazioni, è possibile naturalmente contattare i rispettivi autori del libro:
webmaster @ due passi nel mistero .com -
info @ angolo hermes .com
Saranno graditi commenti, critiche, pareri costruttivi e ogni ulteriore segnalazione di nuove Triplici Cinte! Buona scoperta!
Nel numero di Dicembre: • Una tonnara per museo: nuova vita per lo stabilimento Florio a Favignana • Alla ricerca della perduta Camico, mitica roccaforte di Kokalos, re dei Sicani • Un paesaggio alpino nel parco dei Nebrodi • I cimeli della famiglia Florio al Museo Mogam • La Sicilia del cinema, da Bagheria a Favignana tra Giuseppe Tornatore e Maria Grazia Cucinotta • Le ville della campagna modicana, set dei telefilm del Commissario Montalbano • I capolavori del Museo di Palazzo Bellomo a Siracusa, da poco riaperto al pubblico • Eventi, rassegne, mostre di qualità per il tempo libero.
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Al vertice della classifica dei documentari più premiati in Italia nel 2008, “Dallo zolfo al carbone”, opera prima a livello internazionale del giovane regista Luca Vullo, dopo aver raggiunto la fase conclusiva di otto tra i festival cinematografici nazionali più importanti, arriva in finale alla XV edizione della prestigiosa Rassegna del Documentario “Premio Libero Bizzarri” e al Festival Borderlands Terre di Confine.
“Dallo zolfo al carbone”, patto Italo-Belga, 1946: l’iniziativa assunta dal primo Presidente della Repubblica Italiana, Luigi Einaudi, fu allora ritenuta di notevole vantaggio e prestigio, in quanto, da un lato forniva a molti italiani la certezza di un lavoro e dall’altro garantiva al Paese una fonte energetica sicura per l’avvio di un processo industriale che riuscisse a sollevare l’economia nazionale.
Di fatto nella cornice cinematografica tracciata da Luca Vullo, sfilano i volti di alcuni degli ultimi testimoni di quella terribile e sconosciuta vicenda che segnò un pezzo della storia del nostro Paese. Un ritratto storico-sociale che ci porta a ri-vivere le principali tappe che condussero milioni di giovani siciliani alla schiavitù: mancanza di lavoro, problema dell’emigrazione, sfruttamento, assenza di sicurezza sul lavoro, l’integrazione e perdita d’identità.
Primo nella classifica dei documentari più premiati d’Italia, “Dallo zolfo al carbone” è vincitore dei tre primi premi: Autori Emergenti “Silver Flower” al Flower Film Festival di Spello (PG) Luglio 2008; “Uomini: cronache e memorie” della V edizione del Collecchio Video Film Festival (PR) Agosto 2008 e “Miglior documentario” all’EtnofilmFest (PD) Settembre 2008.
Vincitore del secondo premio al concorso “Roberto Gavioli” di Brescia, con Gian Piero Brunetta come presidente di giuria, e Menzione Speciale “Lunghi Respiri” al Festival Respiri-Ti di Como, adesso per l’emergente regista-narratore è la volta della XV Rassegna del Documentario “Premio Libero Bizzarri” di San Benedetto del Tronto, che si terrà dal 10 al 18 ottobre 2008 e al Festival Borderlands Terre di Confine di Bolzano, dal 17 al 25 ottobre 2008.
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Se è vero che i catanesi non amano molto i musei “d'epoca” presenti nella propria città – come dimostrano la dimora catanese di Verga o il Castello Ursino, normalmente disertati, ad eccezione forse di qualche scolaresca trascinata “a forza” dai docenti - il Museo del Cinema di Catania meriterebbe al contrario proprio per la sua modernità e originalità di essere costantemente invaso dai visitatori, anche da persone a digiuno di cultura cinematografica, o più semplicemente a digiuno di cultura. Innanzitutto perchè è uno dei due soli e unici Musei del Cinema presenti in Italia (l'altro è a Torino).
In secondo luogo, perchè il suo linguaggio, pur non mancando di fascino e di interesse, è semplice e di immediata comprensione lungo tutto il suo itinerario.
Anche se infatti non manca - com'è giusto in ogni museo che si rispetti - una ricca collezione di cimeli tecnologici di tutte le epoche, propone al visitatore, ad esempio, anche una nutrita carrellata di spezzoni di film celebri, sia italiani che stranieri, proiettati a ciclo continuo in ogni angolo del suo ambiente - grande o piccolo, in verticale o in orizzontale.
Ubicato all'interno del Centro Culturale-Fieristico “Le Ciminiere” di Viale Africa, il Museo è stato progettato dall'architetto italo-svizzero Francois Confino – il medesimo progettista del Museo Nazionale del Cinema di Torino – ed inaugurato il 16 Maggio 2003.
Le visite sono strutturate secondo un percorso guidato. Si entra in una prima sala ricca di strumenti di proiezione cinematografica di tutte le epoche e dimensioni (dal 1915 al 1964), per prendere concretamente contatto con la dimensione innanzitutto tecnologica del cinema, come sottolineato – al piano superiore - anche da una installazione animata dello scultore francese Patrice Ferrace. Nel medesimo piano, lungo un corridoio una serie di pannelli con le date bene in evidenza illustrano cronologicamente la storia degli eventi figurativi e tecnici che dalla preistoria e dalle ombre cinesi portarono all'invenzione dei Fratelli Lumiere ed alla loro prima proiezione pubblica, il 28 dicembre 1895 a Parigi. Da quella data i pannelli proseguono, sempre nel medesimo corridoio, per illustrare le successive tappe miliari che hanno caratterizzato l'evoluzione del cinema nel XX secolo: i primi trucchi, l'introduzione del sonoro, l'avvento del colore, l'ausilio del computer, ecc.
Nella Galleria dei Ritratti, una serie di schermi al plasma riproducono le immagini – a grandezza naturale – di registi, attori e critici cinematografici, quali ad esempio Vincenzo Mollica, Lina Wertmuller, i Fratelli Taviani, che a turno si “animano” e parlano dei film girati in Sicilia, ed in particolare a Catania. Colpisce, in particolare, il ricordo di Claudia Cardinale circa la sua interpretazione nel film “Il Gattopardo”, del regista Luchino Visconti, e del suo rapporto sul set con l'attore Burt Lancaster.
Dalla Galleria dei Ritratti si accede poi ad una piccola sala di proiezione, con comodi divani, dove un Lando Buzzanca con tanto di tazzina di caffè in mano presenta un piccolo campionario, accompagnato da uno “zapping” di spezzoni di film celebri, dei temi più classici rappresentati nella storia del cinema: il dramma, la commedia, l'avventura, l'azione, e naturalmente, immancabile, l'amore. Alla fine, il medesimo Buzzanca, ci invita a proseguire la visita nella Casa del Cinema: dalla sala di proiezione si accede infatti a diversi ambienti domestici – il cortile, la cucina, il bar, la camera da letto, ecc. ad ogni angolo dei quali vengono proposti, su schermi di ogni dimensione, e posti anche, per esempio, sui piatti o sul letto, altri spezzoni di film celebri attinenti agli ambienti medesimi. L'ultimo di questi ambienti - che conclude la visita al Museo – cioè il garage, con la riproduzione di una berlina trasformata in proiettore a ciclo continuo, riproduce su di un grande schermo, scene di inseguimenti automobilistici, della serie 007 o I Blues Brothers.
Il Museo del Cinema è aperto alle visite con i seguenti orari:
Mercoledì, Venerdì, Sabato e Domenica, la mattina dalle 9,30 alle 12,30 (secondo tre gruppi di visite guidate il cui ultimo ingresso è alle 11,30).
Martedì e Giovedì, mattina e pomeriggio, dalle 9,30 alle 17,00 (ultimo ingresso della mattinata: 11,30; ultimo ingresso pomeridiano: 16,00).
Lunedì chiuso.
Informazioni e prenotazioni: tel.: 095-4011928; 095-4012630
Web:
www.provincia.ct.it/Il_Territorio/La_Rete_Museale/Museo_del_Cinema/informazioni.asp