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Il Direttore della Sovrintendenza per le Antichità Israeliane (IAA), Dr. Ehud Galili, ci ha gentilmente spedito una copia di un commento ufficiale pubblicato il 26 aprile 2008 sul Geophisical Research Letters, in cui lui stesso ed altri suoi colleghi criticano le conclusioni raggiunte dai ricercatori dell'INGV di Pisa (Pareschi, Boschi, Favalli) circa le responsabilità dello tsunami dell'Etna come causa dell'abbandono dell'insediamento neolitico pre-ceramico di Atlit-Yam. Basandosi sui resti dei pozzi in pietra e sul loro contenuto, così come sull'analisi patologica degli scheletri rinvenuti nelle sepolture, escludono che vi siano segni del passaggio di un catastrofico tsunami, il quale probabilmente avvenne dopo che la cittadina fu sommersa dal mare: “...Instead, the data indicate that the village was abandoned ca. 8000 years B.P. due to the gradual post-glacial rise in sea level rise, similar to coastal Neolithic villages all over the world. The site was first covered by coastal sand dunes that protected it from abrasion by marine agents and then submerged by the rising sea. Due to the sea level rise, the subsequent PN villages in the region were built farther to the East [Galili et al., 1993].” . (...Al contrario i dati indicano che l'insediamento fu abbandonato all'incirca 8000 anni fa (6000 a. C.) a causa del graduale innalzamento post-glaciale del livello del mare, allo stesso modo degli insediamenti neolitici costieri in tutto il mondo. Il sito fu prima coperto dalle dune di sabbia costiera che lo protessero dall'erosione degli agenti marini e dopo fu sommerso dall'innalzamento del mare. A causa dell'innalzamento del livello del mare, i successivi insediamenti preneolitici della regione vennero costruiti più lontano verso Est – (cfr. Galili ed altri, 1993).
Citation: Galili, E., L. K. Horwitz, I. Hershkovitz, V. Eshed, A. Salamon, D. Zviely, M. Weinstein-Evron, and H. Greenfield (2008), Comment on ‘‘Holocene tsunamis from Mount Etna and the fate of Israeli Neolithic communities’’ by Maria Teresa Pareschi, Enzo Boschi, and Massimiliano Favalli, Geophys. Res. Lett., 35, L08311, doi:10.1029/2008GL033445.
In merito all'articolo su Castel del Monte, Enrico Pantalone ci ha fatto sapere quanto segue: "interessante nota di carattere documentale storico-politico a questo proposito, relativamente alla disputa sull’eredità di Roma tra la Casa di Svevia e l’Imperatore in Bisanzio, ecco ciò che disse e scrisse Federico Barbarossa ai diplomatici bizantini inviati da Manuele Comneno una volta giunti alla sua corte dopo la disfatta definitiva subita ad opera dei Turchi nella battaglia di Myriocephalon (1179) per chiedere dell’aiuto:
“gli imperatori tedeschi avevano ricevuto il loro potere dai gloriosi imperatori romani e dovevano non solo dominare l'Impero Romano. ma anche "il Regno Greco" (l'ut non il solum Romanum imperium nostro disponatur moderamine, verum etiam regnum grecie annuncio nutum nostrum regi et suppliscono nostro gubernari debeat imperio)”.
Era un vero e proprio diktat, non v’era più spazio per le discussioni, Manuele dovette accettare d’essere considerato solamente “Rex” al confronto di Federico “Imperator”, era la fine di Bisanzio, dell’Impero Bizantino, erede della grande civiltà di Roma rimaneva solamente il Sacro Romano Impero costruito dai franco-tedeschi con il sostegno del Papato Romano: il precedente Congresso di Venezia del 1177 sancì definitivamente l’alleanza europea tra le parti e getterà le basi per la crociata del 1204 che conquisterà Bisanzio, tutto il susseguirsi degli avvenimenti nei secoli successivi sino al 1453 sarà solamente una malinconica attesa della fine da parte dei greci." (Siti di Enrico Pantalone: Signainferre.it - Storia e società ).
Il dott. Aldo Piombino, geologo, ha inviato il seguente commento all'articolo sulle più recenti scoperte riguardanti l'Etna: "Sicuramente bisogna distinguere fra l'origine del magma etneo e i meccanismi che ne consentono la messa in posto. Magmi come quello etneo non si formano lungo i margini di zolla come Vesuvio, eolie, vulcani circiumpacifici e quelli dei caraibi, ma molto al di sotto, nel mantello terrestra a qualche centinaio di kilometri di profondità (come i vulcani hawaaiani, per esempio) e sono totalmente indipendenti dal regime tettonico superficiale.
Nessuno può negare che l'attività dell'Etna sia leggermente cambiata ma non dimentichiamo che anche in un passato non recentissimo l'attività esplosiva è stata notevole, come anche che all'inizio dell'attività il magma che ha costruito il grande vulcano a scudo di tipo hawaaiano era ben più fluido e ancora meno esplosivo di quello “medio” attuale.
Sulle variazioni nel chimismo dei magmi (che influenza enormemente il tipo di attività vulcanica!) ci possono essere due spiegazioni:
la prima che il magma durante la risalita potrebbe avere subito dei processi di differenziazione: nel liquido, non certo omogeneo, si possono essere parzialmente distinte una frazione ferromagnesiaca più pesante e una silicoalluminosa più leggera (ed è questa che ha un indice di esplosività più alto). Per cui il magma, meno ricco in minerali di ferro e magnesio è più esplosivo.
Ma ripendandoci è una spiegazione che mi convince poco e soprattutto non spiega l'aumento di alcuni gas, compreso il vapore acqueo.
Quindi sembra meglio pensare a un'altra sorgente che integra quella normale. Premettendo che non si può trattare di una sorgente di tipo orogenico semplicemente perchè non c'è sotto alla Sicilia occidentale una zolla in discesa (anche perchè se ci fosse non ci sarebbe l'Etna...), è possibile invece un altro fenomeno, ben documentato nei magmi toscani, ad esempio e cioè che il calore del magma in risalita fonda in parte le rocce crustali che attraversa. Anche in questo caso si avrà un aumento della frazione silicoalluminosa, più esplosiva. Quindi che il magma originale sia stato contaminato da rocce crustali.
Veniamo a un secondo punto: se l'origine del magma etneo non ha motivazioni tettoniche superficiali, ci deve pur essere invece una relazione fra queste e la sua messa in posto: una particolare situazione del campo di sforzi regionale potrebbe infatti permettere o impedire la risalita del magma.
Altrimenti sono difficilmente spiegabili (e vanno considerate delle pure coincidenze) le relazioni fra attività sismica e attività vulcanica.
Eppure sono presenti casi in cui le coincidenze temporali fra eruzioni e terremoti sono quantomeno “sospette”.
Pochi anni fa l'inverno e la primavera 2002/2003 sono stati contrassegnati da forti eruzioni dell'Etna e dello Stromboli e dalle sequenze sismiche del tirreno Meridionale e del versante orientale dell'Etna e dal terremoto di San Giuliano di Puglia. Alla fine ci fu un violento terremoto pure in Algeria Settentrionale.
Saranno state proprio delle pure coincidenze? Attualmente la risposta dovrebbe essere “sì”. Ma sarà quella giusta?
Notiamo anche che l'attuale eruzione etnea (sicuramente di tono minore) sia stata preceduta da alcune scosse. Come Ignazio si ricorda bene, all'incirca una settimana prima dell'inizio dell'eruzione gli scrissi dicendogli che secondo me l'Etna si stava svegliando. Ma in questo caso i piccoli (qualcuno mica tanto) terremoti erano sicuramente locali e innescati dalla risalita del magma. Quindi stavolta non c'è almeno per adesso associazione fra eruzione e tettonica (è un momento abbastanza tranquillo sismicamente parlando)". Sito del dott. Piombino: Scienze e dintorni
In merito all'articolo sulle legioni romane in Yemen, il Prof. Domenico Carro, studioso di storia navale di Roma antica ci ha fatto pervenire alcune interessanti osservazioni: "Sulla spedizione di Elio Gallo sono anch'io del parere che
essa sia stata complessivamente molto utile. D'altronde essa venne
seguita, molti anni dopo dalla spedizione di Gaio Cesare (il maggiore dei due
figli di Agrippa che vennero adottati da Augusto), che dovette
conseguire anch'essa dei risultati molto utili, ma di cui le poche fonti
storiche pervenuteci non ci dicono nulla di preciso.
Sotto il profilo navale, la scelta di Elio Gallo di dotarsi di una
flotta da guerra oltre che delle navi onerarie non è affatto sbagliata,
anche se Strabone la critica (peraltro in modo abbastanza superficiale).
Infatti, anche se gli Arabi non disponevano di una vera e propria flotta
militare, vi erano lungo le loro coste molte tribù di predoni che
praticavano attivamente la pirateria marittima e che avrebbero costituito
un serio pericolo se i Romani si fossero avvicinati con le sole navi
onerarie. Inoltre, qualora le difficoltà della navigazione in mar Rosso
non avessero indotto Elio Gallo ad effettuare la seconda parte del
percorso per via terrestre (lasciando verosimilmente alle navi il ruolo di
supporto logistico), sarebbe sicuramente stato molto più efficace
giungere in Arabia Felice solo con una flotta da guerra anziché con le sole
navi disarmate." Sito del Prof. Carro: www.RomaEterna.org
Circa l'articolo su "una Cinecittà sotto l'Etna...", Il Prof. Sebastiano Gesù, uno dei migliori esperti di storia del cinema siciliano
e catanese in particolare, ci ha recentemente segnalato che, contrariamente a quanto riportato dalle fonti
da noi consultate, "Musco non ha mai girato 'Il divo', film forse mai esistito; e,
anche se ambientato a Catania, non è stato girato nemmeno un fotogramma a Catania di 'Cabiria'
di Pastrone." Per ulteriori informazioni si rimanda alle pubblicazioni dell'autore (tra le quali
il bellissimo volume riccamente illustrato "La Sicilia e il cinema", curato insieme a Nino Genovese
per l'Editore Maimone).
In merito al nostro articolo su "Giovannni Verga fotografo", ci è stata fatta pervenire, a cura
della redazione del sito www.infoVizzini.it, la
segnalazione che già da qualche tempo a Vizzini nella «Casa della memoria e delle arti» sono
esposte, tra le altre cose, le foto del Verga ed alcune delle sue strumentazioni fotografiche.
Per ulteriori informazioni si rimanda al sito stesso.